Gli hashtag di giugno

#seekinspirecreate

Qualche tempo fa, al workshop Dorothea, ho conosciuto la bravissima coach Gioia Gottini, che mi ha chiesto “ma tu davvero sei italiana? Dal tuo profilo Instagram non si direbbe”. Ci ho ragionato e ho capito che probabilmente questo è dovuto all’amore incondizionato che provo per le fotografe e le instagramers inglesi. L’hashtag #seekinspirecreate è stato lanciato dalla redazione di una rivista britannica, @91magazine. Ammetto che non l’ho mai letta, ma dal loro sito si capisce che riguarda creatività, arredamento e lifestyle. È una sorta di sorellina indipendente di Kinfolk (stupenda rivista di danese, come Flow, di cui forse vi parlerò più avanti qui sul blog) e di Cereal, pubblicata anche lei in UK. Eccole qua tutte insieme in bella mostra:

Questo hashtag, che letteralmente significa “cerca, ispira, crea” raccoglie scatti di quella bellezza rustica, semplice e rarefatta che le fotografe inglesi riescono a cogliere così bene.

Il mio consiglio è: perdetevi in questo hashtag. Allenate il vostro occhio a vedere le lame di luce che colpiscono gli oggetti, i rampicanti sui muri, i pattern rugosi delle superfici di legno, la bellezza dei fiorellini spontanei (poco più che erbacce!) gli oggetti rustici che quasi certamente vi circondano (se ne scovano nei cassetti di tutte le case, ve lo posso giurare!).

Quando li avete trovati, scattate e pubblicate usando il tag #seekinspirecreate:

 

#vivodiparticolari

Quando ero bambina, la mia ossessione erano le foto “da vicino”. Usavo una macchina fotografica semiautomatica (è lei!), naturalmente analogica, comprata dal mio papà, e avvicinavo l’obiettivo agli oggetti fino al limite massimo consentitomi dalla messa a fuoco, cercando di isolarli dallo sfondo. Abbiamo ancora, a casa, un certo numero di foto scattate da me a specchi d’acqua, sassolini, vetri rotti, letti di foglie e ogni volta che li guardo provo un’immensa gratitudine nei confronti dei miei genitori che mi lasciavano giocare e sperimentare, nonostante i rullini e le stampe all’epoca si pagassero (e non poco!). Questo è il mood del tag #vivodiparticolari, che mi piace e mi ispira moltissimo:

L’obiettivo della maggior parte dei telefoni è grandangolare, cioè fatto per abbracciare ambienti ampi e paesaggi, e non è particolarmente adatto a scattare foto da vicino. L’accortezza che vi consiglio di avere, quindi, è la stessa che mi ero imposta quando maneggiavo la Minolta analogica di papà: non avvicinatevi oltre il limite consentito dalla messa a fuoco e controllate che il soggetto non risulti troppo deformato.

Se siete tra i fortunati che iniziano a fare qualche viaggio estivo, ma anche se rimanete in città, vi invito, durante questo mese, ad andare a caccia di maniglie arruginite, sassolini, muri sbrecciati, targhe, numeri civici, foglie, fiori, e catturare tutto ciò che attira il vostro occhio.

 

#creativityinmybreakfast

Si era già parlato di colazioni nel post sugli hashtag di marzo, ma si sa, le foto di dolci, tazze di tè e caffè su Instagram non sono mai troppe. Vi propongo qui un altro meraviglioso contenitore che si propone di raccogliere gli scatti particolarmente creativi dedicati al momento più instagrammabile della giornata.

Questo hashtag è nato dalla creatività di @antonellasonnessa, una graphic designer con un buon occhio per le foto e un ottimo gusto per le colazioni. Qui qualche foto tratta dal suo profilo personale:

L’ hashtag #creativityinmybreakfast è italianissimo, ma a causa del suo nome in inglese è usato anche da ottime instagramers straniere ed è davvero una grande fonte di ispirazione:

Le foto di questo tag hanno un’atmosfera molto raffinata, quindi se volete guadagnarvi un repost sul profilo dedicato @creativityinmybreakfast cercate di allestire una tavola particolarmente originale ed elegante.

Come sempre vi invito ad aggiungere alle vostre foto il tag #feliceadesso, e prometto che cercherò di non perdermene nemmeno una. ❤️

Che ne dite di questi hashtag? Li conoscevate già? Vi ispirano? Lasciatemi un commento qui o su instagram, se vi va.

Imparare dai propri errori

Come qualcuno di voi forse saprà, oltre a lavorare nella produzione di contenuti per i social network insegno pianoforte ad alcuni bambini e ragazzi, di età compresa tra i cinque e i quindici anni. La cosa che ripeto loro più spesso è “non devi avere paura di fare errori, per due motivi: il primo è che sbagliare è inevitabile, e il secondo è che è di gran lunga il modo migliore per imparare“.

La funzione di Instagram per archiviare i post, rilasciata in questi giorni, mi ha fatta pensare. Per chi non l’avesse provata, questa nuova feature permette di nascondere un post dalla propria galleria, spostandolo in una sezione separata del profilo che è visibile solo all’autore. Può essere utile per liberarsi di tutti i post che non ci piacciono più o che hanno esaurito la loro utilità (penso, ad esempio, alla locandina che pubblicizza un contest o un’offerta) senza essere costretti a cancellarli del tutto. Molte instagramers illustri e di talento, al contrario, sostengono che i post che non apprezziamo più possono (devono!) essere cancellati senza pietà. Si è parlato anche di questo sabato scorso al workshop di Rita @myscottage, evento che ha smosso in me l’auto-analisi e l’introspezione come poche altre volte nella vita (se siete interessati trovate altre info sul suo sito).

Mi sono fatta un’idea di quello che penso scorrendo all’indietro la mia galleria, fino ai miei primissimi post, che sono stati pubblicati nel luglio del 2011. Indipendentemente dalla durata della propria permanenza su instagram, quasi tutti abbiamo avuto, all’inizio, una galleria discutibile,  piena di foto dai colori esagerati, buie e sfocate, di filtri usati in modo eccessivo e di antiestetiche cornici intorno alle foto. La mia, nel 2011, era così:

animation.gif
Perdonatemi, ho imparato a fare le gif con canva.com e adesso non mi fermerà più nessuno :D

Questo viaggio nel passato della mia creatività mi ha fatto notare una cosa: il cambiamento è stato graduale. Le linee storte si sono piano piano raddrizzate, il bianco è diventato meno giallo, il mio modo di vedere la realtà ha iniziato a trasparire sempre di più nelle mie foto (se ci fate caso alcuni elementi, come la frutta, i portici, le strade verso l’orizzonte, le tazze ci sono in entrambi gli screenshot, che ho selezionato in modo totalmente casuale).

Quello che ho fatto è un esercizio che potremmo fare tutti (e ve lo consiglio!): tornare alle nostre prime foto, capire quali piccoli errori pregiudicavano l’armonia dello scatto nonostante il soggetto ci piacesse molto (nessuno fotografa qualcosa che non gli piace, giusto?). Ecco una piccola galleria degli orrori tratta dai miei primissimi post, con una spiegazione di cosa avevo sbagliato (e poi imparato!):

7 dicembre: un natale dolcissimo. Homemade zimtsterne. ⭐️ #ilcalendariodelclub2013 #ilclubdelnataleasettembre

A post shared by Marta Pavia – #feliceadesso (@zuccaviolina) on

Mi ricordo il momento in cui ho scattato questa foto, ero felice, perchè si avvicinava il natale e una mia cara amica tedesca mi aveva appena insegnato a cucinare questi dolcetti alla cannella, che sono diventati una costante di tutti i miei natali successivi. Quali sono i problemi di questa foto?

  • è sfocata (e questo è l’errore meno perdonabile e meno riparabile di tutti, ahimè)
  • è stata scattata con la luce artificiale, e quindi è gialla e ha dei brutti riflessi.
  • la postproduzione non la valorizza. Se mi conosco bene, avevo usato un filtro azzurrino di Instagram, probabilmente Nashville, nel malriuscito tentativo di correggere la luce artificiale giallognola.

Cosa avrei dovuto fare? Una cosa sola: aspettare di avere migliori condizioni di luce e più tempo da dedicare alla disposizione di questi meravigliosi dolcetti sul tavolo, e poi scattare e ritoccare con calma (finire i biscotti in una notte, in fondo, sarebbe stato improbabile, no?). Questo è quello che quasi certamente ho fatto quando ho scattato, due anni dopo, quest’altra foto:

22 dic: comporre. Un cielo stellato di Zimtsterne. ⭐️ Composing a white Zimtsterne sky. ⭐️#gioiedinatale #hellowinter

A post shared by Marta Pavia – #feliceadesso (@zuccaviolina) on

Per il secondo e ultimo esempio uso un post che mi fa moltissima tenerezza. Risale al 3 febbraio 2012, giorno in cui i miei seguaci hanno raggiunto il ragguardevole numero di 500, che per me era (ed è ancora!) un grande risultato.

#500 followers! Thank you! 💙💙💙

A post shared by Marta Pavia – #feliceadesso (@zuccaviolina) on

Qual è il principale problema di questo post?

  • Non è un contenuto adatto a Instagram. È uno screenshot (che tenerezza, però, il design dell’app di allora) che avevo tentato di adattare alla funzione di post di ringraziamento ritagliandolo e aggiungendo una scritta. Il risultato però non è particolarmente gradevole.
  • Non ha molto senso aggiungere il filtro a qualcosa che non è una foto. Se questo effetto seppia un po’ vintage ha senso su uno scatto perchè conferisce un aspetto analogico (diciamocelo, quanto era carino il filtro Earlybird con i suoi toni giallini e il bordo stondato? ❤️) non è particolarmente efficace su uno screenshot, perchè si limita a dare un aspetto “sporco” al bianco digitale dello sfondo.

So che sembra scontato, ma creare contenuti adatti ai nostri canali social, della giusta dimensione e che parlino la lingua del mezzo in cui si trovano è fondamentale perchè il messaggio venga accolto e compreso dagli altri.

Cosa avrei dovuto fare? Creare un contenuto ad hoc per ringraziare i miei followers. Avrebbe potuto essere una semplice scritta su sfondo colorato, realizzata con un’app tipo Phonto, oppure avrei potuto tentare di comunicare il concetto e tutta la mia gratitudine verso i miei amici online attraverso una foto, come ho fatto qui, cinque anni dopo (cinque? 😱  sembra ieri!).

Cosa penso dunque della possibilità di cancellare o archiviare i vecchi post? Si può fare, ma non è obbligatorio nè necessario.  Le foto “brutte” o “sbagliate” sono come gli errori di un bambino che impara a suonare il pianoforte: il punto non è farli sparire, ma usarli per trarne qualcosa di buono.

Che ne pensate? Come vi comportate con i post che non vi piacciono più? Avete provato a scorrere la vostra gallery alla ricerca degli errori passati? Sarei molto curiosa di conoscere la vostra opinione, scrivetemela qui sotto o su Instagram!

Gli hashtag di maggio

#naturally_imperfect

Questo tag è stato inventato da una donna affascinante, @owl_emma, che vive tra l’Inghilterra e Marrakesh. Il suo stile di vita si ispira al concetto giapponese del Wabi Sabi, ispirato alla dottrina buddista. Il Wabi Sabi è la bellezza imperfetta, impermanente e incompleta delle cose, la consapevolezza serena che tutto ciò che è autentico non è finito e non dura per sempre. Questo rende particolarmente belli gli oggetti asimmetrici, sui cui si vedono i segni dell’età, e i fenomeni naturali, pieni di una grazia imprevedibile ed effimera. Qui qualche foto dal profilo di Emma:

Questo tag è molto adatto a questa primavera che fatica ad avviarsi, ai fiori che iniziano a sfiorire, ed è una lezione importante per un’ instagramer ossessionata dalla perfezione simmetrica degli scatti come me.

Ecco qualche foto dal tag #naturally_imperfect:

#moodofmywindow

Creato da una bravissima instagramer di Oslo, @earlymorningheart, è dedicato alle finestre. Sono ammessi i panorami, gli oggetti appoggiati sui davanzali, le lame di luce che entrano dai vetri.

Janne, come si intende dal suo nickname, è una grande amante delle prime ore del mattino, nonchè delle colazioni alla finestra.

Color of the day, peach tones 🍂Good morning! #moodofmywindow

A post shared by Janne Bull Karlsen (@earlymorningheart) on

Perfetto per questa stagione in cui il tempo è incostante, le finestre sono testimoni di piogge torrenziali, di mattine luminose, di vasi che invadono i davanzali.

Ecco qualche foto dal feed #moodofmywindow:

#versidiversi

Bellissima iniziativa di @the_eat_culture, che è un profilo Instagram ma anche un sito dedicato a arte, cibo, design e altre cose stupende.

Per dirlo con le parole di Sara, “tutto può essere poesia, ascoltare la nostra canzone preferita, leggere un libro, mangiare, guardare con ammirazione, scrivere“. La vita stessa è un atto poetico.”

🇮🇹Questo video, come tradizione, sarebbe dovuto andare online ieri ma purtroppo problemi di connessione non me l'hanno permesso. Rimedio oggi, annunciando in leggerissimo ritardo il tema del mese di maggio… la poesia! ❤️ Il punto di partenza è questo: tutto può essere poesia, ascoltare la nostra canzone preferita, leggere un libro, mangiare, guardare con ammirazione, scrivere. La vita stessa è un atto poetico. Dunque dov'è la poesia? Se volete raccontarci dove trovate o qual è la vostra "poesia quotidiana" vi aspettiamo per confrontarci all'hashtag #versidiversi. Sempre se vi va. 😉 • • 🇬🇧🇺🇸This video, as a tradition, was supposed to go online yesterday but unfortunately the internet connection wouldn't let me. I remedied today announcing, in a very slight delay, the theme of May… poetry! ❤️ The starting point is: everything can be poetic, listen to our favorite song, read a book, eating, watching with admiration, writing. Life itself is a poetic act. So where is poetry? If you want to tell us where or what your "daily poetry" is, we look forward to meeting you at the hashtag #diverseverse.

A post shared by Sara Cartelli (@the_eat_culture) on

Questo hashtag, così bello che già solo il nome fa sorridere, vi servirà per condividere, durante il mese di maggio, tutto ciò che porta un pizzico di poesia nelle vostre vite.

È un hashtag piccolino, e voglio vederlo crescere insieme a voi! Qui qualche foto tra quelle già presenti nel tag:

Poesia, luce che entra dalle finestre, piccole imperfezioni come filosofia di vita, questi i temi del nostro maggio insieme su instagram. Ricordate di taggare sempre le vostre foto anche con #feliceadesso, così vedrò e riconoscerò i vostri scatti.

Che ne dite di questi hashtag? Vi piacciono questi temi? Avete suggerimenti per il prossimo mese? Lasciatemi un commento, se vi va.

Bot, pods e altri modi discutibili per sembrare famosi su Instagram

I modi illeciti e moralmente discutibili per guadagnare followers su Instagram sono un argomento molto dibattuto in questi giorni, specie dopo la chiusura, pochi giorni fa, di Instagress, uno dei servizi di bot più utilizzati.

Sono rimasta colpita, qualche settimana fa, anche da questo post di Rita, amabile custode del blog Myselfie cottage, che paragona sconsolata la lotta a questi sistemi alla proverbiale lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Quello che penso sull’argomento è riassunto in una parola del titolo: sembrare è diverso da essere. Prima di illustrarvi le mie conclusioni, però, vediamo quali sono queste tecniche, in cosa consistono, e quali sono le alternative valide per ottenere risultati simili.

Comprare i followers

Come funziona: Diversi siti vendono followers finti, che non sono altro che account fake creati da un software apposta per simulare un vero seguace. Questi account hanno un volto, e perfino un profilo vero con qualche foto, quindi Instagram ci mette un po’ di tempo ad accorgersi che non sono veri.

Pro: Una persona, per seguirti, deve aprire la tua galleria, e la prima cosa che salta all’occhio, insieme alle prime sei foto, è il numero di seguaci. Va da sè che un numero alto di followers dà la sensazione di un profilo di qualità, e spinge la persona in questione a seguirti.

Contro: Instagram dopo un po’ di tempo si accorge che i followers sono finti, e ogni tanto fa delle “retate” in cui li cancella tutti insieme. Inoltre, se i seguaci sono finti, il numero dei like e dei commenti sotto le foto sarà comunque piuttosto basso, e questo divario insospettirà i tuoi seguaci veri (che sono le persone davvero importanti per te). Ultimo problema, assolutamente non secondario, i followers finti sballeranno le statistiche del tuo account, e non riuscirai più a capire chi sono i tuoi veri seguaci, da dove vengono, che età hanno, a che ora sono connessi, tutti dati molto utili per interagire con loro.

Cosa puoi fare in alternativa: Avere pazienza. I seguaci aumenteranno se posterai foto belle, di qualità, e se racconterai delle storie interessanti che gli altri vogliono ascoltare.

Usare i bot

Come funziona: La parola “bot” viene da robot, e questo dà un indizio per capre come funzionano. Il modo migliore per farsi notare su Instagram, oltre a pubblicare delle foto gradevoli, è investire tempo e energie a interagire con gli altri. I siti che offrono (a pagamento) i bot, come Instagress, che recentemente è stato chiuso, prendono il controllo del tuo profilo e mettono like, commenti e follow al posto tuo, proprio come dei robot. Chi riceve queste attenzioni spesso ne è lusingato, e potrebbe decidere di ricambiarle, venendo però spesso “tradito”, perchè il bot, dopo qualche giorno, toglie il follow (questa è la ragione per cui spesso vediamo profili che ci seguono e smettono di seguirci in modo schizofrenico).

Pro: Il profilo di chi usa i bot spesso guadagna seguaci e like alle foto in breve tempo, e senza sforzo. Il bot sceglie i profili da “prendere di mira” in base alle tue indicazioni, quindi potresti guadagnare interazioni con persone che hanno interessi simili ai tuoi.

Contro: I contro, come spiega questo lungo articolo uscito il mese scorso, sono numerosissimi. Spesso i likes ricevuti “in cambio” alle attenzioni del bot sembrano provenire da account finti o abbandonati. Le statistiche di un profilo che ha usato bot contengono un numero di interazioni altissimo da paesi geograficamente molto lontani, il che fa immediatamente sospettare che i risultati siano falsati.

Cosa puoi fare in alternativa: Dedicare del tempo al tuo profilo e alla tua community. Spendere qualche minuto, magari subito dopo aver pubblicato la foto, a mettere like alle foto che davvero ti piacciono sul tuo feed o sui tuoi hashtag preferiti. Scrivere commenti, pertinenti e sinceri, sotto le foto che ti interessano sul serio.

Fare parte di un pod

Come funziona: Quando ho capito cosa sono gli Instagram pods grazie a questo articolo ho realizzato che almeno una paio di volte sono stata invitata a prendervi parte (ma, senza aver capito bene a cosa servisse, ho rifiutato). Si tratta di gruppi di 15-20 instagramers, che si ritrovano in chat private o su Whatsapp. Quando una persona pubblica una foto, avvisa prontamente gli altri membri del gruppo, che corrono a tributare un like e un commento. L’obbligo morale è di reagire immediatamente, nei primi minuti dopo la pubblicazione.

Pro: Le foto, da giugno 2016, non sono più proposte dalla nostra home page in ordine cronologico, ma sulla base delle interazioni, secondo un complicato e temutissimo algoritmo (potete approfondirne il funzionamento in questo articolo di We are Social). La cosa che sappiamo meglio dell’algoritmo è che i contenuti che prendono più commenti e likes nei minuti immediatamente successivi alla pubblicazione vengono mostrati di più e più a lungo ai nostri seguaci. L’Instagram pod nasce per fare in modo che questo accada ogni volta.

Contro: Essere a disposizione dei membri dell’instagram pod a qualsiasi ora del giorno è impegnativo in termini di tempo. Inoltre, i likes e i commenti dati da una persona che si sente obbligata a farlo saranno inevitabilmente meno onesti e sinceri. Somiglieranno ai saluti frettolosi che diamo per strada alle persone con cui non vogliamo parlare perchè abbiamo fretta.

Cosa puoi fare in alternativa: L’algoritmo può sembrare impossibile da aggirare, ma secondo me ci sono dei modi per coltivare comunque un rapporto sincero e positivo con i propri amici online. Il primo è investire tempo a seguire le persone che ci interessano davvero, quando abbiamo tempo per farlo. Se la storia di qualcuno ci appassiona veramente, prima o poi andremo a controllare il suo profilo per sapere come sta, anche se Instagram non ce lo propone nella home page. La seconda cosa è fare riferimento a piccole community raccolte intorno a un tag, come il “mio” #feliceadesso. Il feed degli hashtag, a eccezione dei primi sei post “più popolari”, è strettamente cronologico, e visitandolo potrete farvi un’idea della giornata di ciascuno dei vostri amici online e addirittura conoscerne di nuovi.

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Cosa ne penso io?

La mia posizione, tutto sommato, è molto semplice: i contro, per me superano i pro. Alla lista dei contro, inoltre, ne va aggiunto uno, che vale per tutti questi sistemi e probabilmente anche per quelli che verranno ideati in futuro: aumentare artificialmente i numeri fa solo “sembrare” famosi. Avere una fama artefatta, quindi non basata su stima sincera, storie interessanti, rapporti reali tra le persone, equivale per me a non averla affatto.

Se il vostro profilo Instagram vi serve per vendere un prodotto o un servizio, a maggior ragione, sarete d’accordo con me sul fatto che è meglio essere in contatto con un numero limitato di persone realmente interessate ai vostri prodotti, piuttosto che a un esercito di followers male assortiti.

Questo è tutto. Cosa ne pensate voi di bot, pods, e simili? Avete mai usato questi sistemi? Hanno funzionato? O se li avete evitati finora, qual è la ragione per cui lo avete fatto? Come sempre, se vi va, condividete la vostra esperienza con me.

Gli hashtag di aprile

Ed eccoci qua con la nostra tradizione mensile. Questi sono gli hashtag su cui vorrei sperimentare insieme a voi durante il mese di Aprile. Ricordate di aggiungere sempre anche il tag #feliceadesso per condividere le vostre foto con la nostra piccola e affezionata community.

#theslowdowncollective

Aprile, dolce dormire, dicono. Io vorrei davvero dedicare questo mese al riposo e alla rinascita primaverile, anche se sono consapevole che probabilmente saranno per me, come per molti di voi, trenta giorni intensi e pieni di lavoro.

Questo hashtag è stato coniato da @thegelfis, una donna davvero affascinante. Di lei so solo che ora vive a Chicago, ma prima ha vissuto in Brasile e in diverse altre parti del mondo, tra cui Londra, Madrid e Napoli (giuro!). È una fotografa bravissima e ha un blog di lifestyle che fa sognare. Qui alcuni dei suoi scatti:

Vi propongo questo hashtag perchè tutti dovremmo ricordarci di rallentare ogni tanto, di rosolarci al sole per qualche minuto, di fermarci a osservare i fiori sul balcone o la luce che filtra dalle finestre senza fare assolutamente nulla.

È un tag piccolino, con appena 8k post, quindi potete trovarci davvero delle chicche preziose e scoprire profili di persone piene di talento. Qui alcune foto dal feed #theslowdowncollective:

#floralfridaycompetition

La frenesia primaverile è appena cominciata, e in questo caso ci viene in aiuto @emilyquinton, instagramer londinese dallo stile inconfondibilmente British:

Questo hashtag serve per le vostre composizioni floreali, non quelle realizzate dal fioraio, naturalmente, ma quelle predisposte da voi appositamente per essere fotografate!

Se non ci avete mai provato, fatelo subito, perchè Emily ospita sul suo profilo le sue foto preferite, a patto che aggiungiate il tag #floralfridaycompetition e citiate il suo nickname in un commento. Ecco qui qualche bellissima foto da cui prendere spunto:

#pastelloso

Ecco il primo di due hashtag a cui tengo molto. Cerco di segnalarvi sempre almeno un instagramer italiano talentuoso ogni mese e non posso evitare di presentarvi @val_ina. Lei è una giornalista e una web writer, e il suo blog, che io adoro, parla di lifestyle, instagram e comunicazione sul web. Il suo profilo instagram, che ricorda le merviglie dello stile #candyminimal inventato da Matt Crump, è pieno di foto colorate e super creative:

Ha inventato alcuni mesi fa l’hashtag #pastelloso (io amo già solo il suffisso, che ricorda “petaloso”), che per ora, va detto, conta ancora pochissimi post (appena un centinaio).

Io sono completamente innamorata di questo stile fotografico e di questi colori pop e vorrei tanto veder crescere questo hashtag!

Valentina ha aperto anche un profilo dedicato, che potrete usare come fonte di ispirazione e dal quale potrete venire ripostati con i vostri coloratissimi scatti. Per ritoccare le vostre foto e renderle sufficientemente pastellose vi consiglio di provare l’app A Color Story, ha dei filtri luminosi e colorati (alcuni dei quali creati proprio dal sopracitato “guru” del pastello Matt Crump). Valentina ha già descritto sul suo blog l’app e i filtri candy minimal e mi piacerebbe molto realizzare anch’io un tutorial per voi (per questa e altre app) appena troverò il tempo! 😱

#springpowercup

Last but not least, un altro piccolissimo progetto italiano a cui voglio assolutamente dare spazio. Adoro questo hashtag (che al momento conta circa 200 post), tanto che vorrei averlo inventato io, mentre è tutta opera di @alessialucchini, giovane instagramer di talento e dal profilo elegante super fashion.

La #springpowercup è una magia facile da realizzare.

Per crearne una è sufficiente riempire una tazza d’acqua e lasciar galleggiare dolcemente, sulla sua superficie, boccioli o petali di fiori.

Dopo averle creato un’ambientazione perfetta, posizionandola su uno sfondo neutro (o magari decorato con oggetti o altri fiori) tutto quello che dovete fare è scattare. A me piace pensare che, facendolo, si possa esprimere un desiderio, come per le stelle cadenti, o che comunque che questo piccolo totem virtuale possa in qualche modo proteggere chi scatta (e chi visualizza, perchè no?).

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Ecco qualche altra foto dal feed #springpowercup:

Che ne dite, non vi viene voglia di precipitarvi alla ricerca di un mazzo di fiori e di preparare un set? 😍

Primavera, fiori, creatività e colori pastello, questi i temi su cui vi propongo di sperimentare insieme ad Aprile. Che ne pensate? Vi piacciono? Avete qualche dubbio su come scattare e ritoccare foto come queste? Lasciatemi i vostri commenti e io cercherò di aiutarvi!

Come dovremmo comportarci sui social (e un instameet in arrivo!)

Gentilezza

È una parola che ultimamente sento ricorrere spesso. Essere gentili in modo superficiale pare sia una specialità dei piemontesi come me (falsi e cortesi, dicono) e tutto sommato non sembra sia una disciplina in cui è difficile eccellere: tenere la porta a chi entra dietro di te, sorridere a una persona sconosciuta sul tram, indicare la strada giusta a un turista.
Esiste però un tipo di gentilezza più difficile da praticare: quella verso chi non ti piace, ha idee diverse da te, ti è ostile in modo più o meno esplicito o agisce in modo scorretto.
Lungi dall’essere così zen da impartire a qualcuno lezioni sull’argomento (consultate i maestri di yoga, Papa Francesco o Gianni Morandi per approfondire 😉) vi vorrei parlare di due iniziative che mi hanno colpita ultimamente su questo argomento (la seconda delle quali sono fiera di aver contribuito ad organizzare).
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Parole O_stili

Parole O_Stili è un progetto in cui mi sono riconosciuta molto. Forse qualcuno di voi già lo sa, ma io sono laureata in scienze linguistiche e le origini e i significati profondi delle parole mi appassionano ai limiti dell’ossessione (avevo anche un blog in proposito una volta, il cui abbandono rientra nella top ten dei miei sensi di colpa).
C’è stato un convegno a febbraio, a Trieste, al quale purtroppo non ho potuto partecipare (ma una parte si può rivedere qui), nel quale esperti in fatto di lingua e comunicazione (ma c’era anche Gianni Morandi, giuro!) hanno parlato di giornalismo, di politica ma anche e soprattutto di comunicazione sui social network.
Io sono fortunata, perchè i miei diecimila (ancora non ci credo!) contatti su Instagram sembrano essere persone rispettose ed educate, e mai, in tanti anni di utilizzo di questo social network sono stata oggetto di ondate di disprezzo e odio.
Ma queste cose succedono, e succedono quotidianamente. Basti pensare al caso di Bebe Vio o alle tante persone giovani (e anche meno giovani) vittime dei bulli online.
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Uno dei prodotti dell’iniziativa è questo manifesto in dieci punti: ogni singola parola di questo testo è vera, potente e profonda.

Noi cosa possiamo fare?

Possiamo innanzitutto aderire con una firma e condividere questa immagine sui social network. C’è anche una versione ottimizzata per essere usata come copertina di Facebook.
Io vi consiglio di leggerlo più volte, lasciarvelo scorrere dentro e segnalarlo alle persone che vi sono vicine.
Non è facile, lo so, non reagire alle provocazioni, evitare di imporre la nostra opinione anche se siamo fermamente convinti che sia quella giusta. Ma dobbiamo farlo. Ce lo chiede la nostra vita di appassionati instagramers (ma anche blogger, youtuber, ecc…), nella quale la distinzione tra reale e virtuale è così labile che sostanzialmente non esiste più. Forse si potrebbe risolvere tutto nella frase contenuta nel primo punto dell’elenco: dite o scrivete solo cose che direste anche di persona.

WorldWide Instameet a Torino

Questo, invece, è un prodotto dell’ingegno dei local manager di @igerstorino (dei quali sono orgogliosa di fare parte) e @igers_piemonte. Ogni anno la community, che fa capo direttamente a Instagram, riceve un tema su cui elaborare eventi e iniziative, che si svolgeranno tutte durante lo stesso weekend in tutto il mondo.

Quest’anno il tema è la gentilezza, che noi abbiamo interpretato anche come rispetto solidarietà e integrazione (manifestazioni, anche queste, di quella gentilezza “difficile” di cui si parlava sopra). Per questo vi accompagneremo alla scoperta di Porta Palazzo, il  quartiere multietnico più sorprendente di Torino, grazie alla generosità della Compagnia di San Paolo e con l’aiuto delle guide turistiche di Migrantour. Sul sito di Igersitalia potete leggere il programma completo.

Dove e quando?

L’instameet si svolgerà sabato 25 marzo dalle ore 10.30 e proseguirà fino a metà pomeriggio. Purtroppo con nostra grande sorpresa e gratitudine i posti disponibili sono già esauriti (abbiamo dovuto mettere un limite di 70 persone per non creare gruppi troppo grandi e perchè Deliveroo e Shopiemonte ci offriranno delle prelibatezze per il pranzo) ma potete provare comunque a registrarvi alla lista d’attesa su Eventbrite, così verrete avvisati con una mail appena si libererà un posto.

Non vedo l’ora di partecipare e conoscere chi ci sarà! Per tutti quelli che non hanno trovato posto: non disperate, organizzeremo presto altre iniziative per conoscerci e scoprire le bellezze del territorio di Torino e Piemonte!

L’importanza delle parole, l’amicizia, la solidarietà e l’integrazione. Concetti dal significato profondo, che ispirano e spaventano un po’. Che ne pensate? Conoscevate l’iniziativa Parole O_Stili? Siete d’accordo con il decalogo? Ci sarete all’instameet? Come sempre, ora la parola passa a voi. ❤️

Gli hashtag di marzo

Come promesso condivido con voi gli hashtag sui quali, se vorrete, ci eserciteremo insieme durante il mese di marzo. C’è tanta Italia, c’è la magia del mattino, c’è l’emozione dell’inizio della primavera, e c’è anche un piccolo contest organizzato da due crafter creative e talentuose. Siete pronti?

#lemiecolazionisuig

Questo hashtag esiste da tempo e ultimamente se ne prende cura una donna dall’animo gentile, Alessandra Avancini, detta @alebuba. Sul suo profilo potete trovare, in ordine sparso: piccole prelibatezze, scritte fatte a mano, bambini felici, make up e tanti spunti di creatività quotidiana. Alessandra, come avrete capito, è anche una grande amante delle colazioni, e da qualche tempo ha fondato un profilo dedicato al pasto più importante della giornata, che si chiama @lemiecolazionisuig.

Ogni mattina Alessandra pesca dall’omonimo hashtag tre scatti (coordinati tra loro, questo è il bello) con i quali dare il buongiorno ai suoi seguaci.

Ecco ad esempio un meraviglioso trittico a tema donuts che ha composto sul profilo:

Che aspettate? Mettete su il tè e il caffè e iniziate a scattare!

#caughtflowerhanded

Letteralmente “beccato con i fiori nel sacco“, questo hashtag è semplicemente un concentrato di poesia primaverile. Fondato da due instagramers inglesi, @rachelandhercoffee e @just_another_instamumsomiglia molto alla mia idea di primavera: emozionarsi per cose apparentemente insignificanti come qualche fogliolina verde in un vaso sul balcone (che, diciamo la verità, davamo ormai per morto) o la pelle d’oca sulle braccia quando indossiamo, per la prima volta dopo mesi, dei vestiti leggeri.

Esiste anche un profilo collegato, @caughtflowerhanded, che ospita scatti selezionati tra quelli presenti nel tag.

Compiti per voi: andate a caccia di fiorellini nelle aiuole, sui balconi, o nei vostri giardini (se siete tanto fortunati da averne uno ❤️) e date il vostro contributo a questa piccola community piena di poesia.

Mi raccomando, non cedete alla tentazione di aggiungere il tag a foto non attinenti (per le ragioni di cui parlavo in un post di qualche tempo fa), fate in modo che ci sia un fiore nella foto, anche uno solo e piccolissimo 🌸.

#spring4igers

A dispetto del nome, questo hashtag è assolutamente made in Italy. Il profilo @4igers, infatti, è stato fondato fondato dal blogger e instagramer @eziomrlifestyle e propone hashtag a tema per ogni stagione (esistono anche #summer4igers, #autumn4igers e #winter4igers).

Ezio, avvalendosi della collaborazione di altri amici instagramers, sceglie alcune foto da ospitare sul profilo @4igers. Al momento le ultime foto ripostate sono a tema invernale, ma confido che presto inizieranno a occuparsi anche di foto a tema primavera (in fondo, la primavera inizia ufficialmente il 21 marzo, giusto?).

Questa piccola community italiana (il tag conta “solo” 27k post) mi pare un ottimo luogo per rifarsi gli occhi con stupendi paesaggi della nostra penisola baciata dal sole primaverile e per conoscere persone nuove.

Ricordate di aggiungere sempre alle vostre foto anche il tag #feliceadesso, così io potrò riconoscere voi e i vostri scatti!

Special guest: #nascostanelmiofiore

Processed with VSCO with 5 preset

Questo è un vero e proprio contest, organizzato da @fiorigami e @lucyinthepapersky, e consiste nel realizzare un #facelessportrait, cioè un ritratto senza faccia, e pubblicarlo usando l’hashtag #nascostanelmiofiore.

Le due organizzatrici, due ragazze estremamente creative che sorprendentemente si chiamano entrambe Lucia (poi ditemi che non devo credere alle coincidenze!) recapiteranno a casa del vincitore del contest un meraviglioso mazzo di fiori di carta e una poesia scritta e illustrata a mano.

Affrettatevi, perchè la scadenza del contest #nascostanelmiofiore è, molto opportunamente, il 21 marzo, equinozio di primavera!

Che ne dite di questi hashtag? Vi hanno dato un po’ di ispirazione? Avete dei tag del cuore a tema primavera? Lasciatemi un commento, se vi va. :)

Cinque idee creative per utilizzare gli album di Instagram

Pochissimi giorni fa Instagram ha rilasciato una nuova funzione: ora è possibile pubblicare fino a dieci foto in un solo post, con una sola didascalia (e un’unica possibilità di ricevere like e commenti). Il prodotto è un piccolo album, navigabile scorrendo con il dito, simile a quelli che già era possibile creare sull’app Steller.

Come avviene sempre all’introduzione di qualche modifica sostanziale nei social network più usati, qualcuno ha disapprovato l’introduzione di questa nuova feature, mentre altri l’hanno da subito apprezzata e usata. Sono stata colpita fin da subito dagli usi creativo e intelligenti che ne hanno fatto alcuni instagramers, che vi propongo qui in una breve carrellata.

1. Fare un sondaggio

Il fotografo  @mattcrump propone una galleria di alcuni suoi scatti in stile #candyminimal, chiedendo ai followers di commentare con una lettera il post per votare il luogo da sogno, tra quelli ritratti, nel quale vorrebbero vivere per sempre.

 

2. Mostrare una foto prima e dopo l’editing

L’instagramer e designer @luccico in questo album, composto di sole due foto, mostra l’evoluzione di uno scatto da foto ordinaria a sorprendente e ironica illustrazione.

 

3. Condividere una ricetta

La food photographer torinese @valefatina (che è stata mia complice anche nell’organizzazione del workshop #fotointavola) usa la nuova funzione per condividere i passaggi di una golosissima ricetta, con tanto di spiegazione scritta finale.

Ma i desideri valgono anche quando le stelle le mangi? Queste sono irresistibili su tutti i pianeti con @parmigianoreggiano 🌟 ➡️ Scorri le foto a destra per vedere i passaggi e salvare la ricetta, è perfetta per l'aperitivo e poi let's weekend! • Fammi sapere se queste ricette fotografate ti piacciono così ne farò ancora ❤️ • #onthetable #homemadecookies #thingsorganizedneatly #gatherandcurate #embracingtheseasons #nothingisordinary_ #capturemoments #awekethesoul #simpleliving #seekthesimplicity #thatauthenticfeeling #cherishandrelish_december #tv_stilllife #tv_foodlovers #flatlayoftheday #flatlayfood #flatlayforever #stillswithstories #alittlebeautyeveryday #aslowmoment #food52gram #fromabove #cookielover #whatibakedtoday #instaricette #ricettefacili #myopenkitchen #fattoincasa

A post shared by Valentina Masullo (@valefatina) on

 

4. Presentare un prodotto in modo completo

Se avete un piccolo shop online vi consiglio di trarre ispirazione da @prettyinmad, che ha raccolto in un album diversi scatti di un foulard della sua nuova (stupenda! n.d.r.) collezione #prettyvinil_collection, per dare la possibilità ai clienti di vedere il prodotto da altre angolazioni.

 

5. Visualizzare diversi passaggi del fotoritocco

Dal canto mio, ho pensato di utilizzare questa nuova funzione per farvi vedere i diversi passaggi che compie una mia foto, dal momento dello scatto a quello della pubblicazione su Instagram.

Che ne dite? Vi piace questa nuova funzione o siete del partito “consevatore”? L’avete già usata o avete in programma di farlo a breve?

 

Gli hashtag: guida per principianti (con infografica)

Dopo essere partita in quarta con gli hashtag del mese mi sono resa conto di aver un pochino tralasciato le basi. Alcune persone mi hanno chiesto se ci sono delle regole o delle cose da sapere prima di iniziare a taggare le proprie foto, e questo post è dedicato a loro e a chiunque voglia rafforzare le proprie basi (o fare un ripasso).

Le regole sono poche e semplicissime (le trovate riassunte nell’infografica in fondo alla pagina) e in più c’è qualche curiosità sfiziosa che non vedo l’ora di condividere con voi.

Come sono “nati” gli hashtag?

Non sono sempre esistiti, anzi, sono un fenomeno piuttosto giovane. Pare che il twit in cui per la prima volta un utente ha proposto di usare il cancelletto per raggruppare i post per argomento risalga del 24 agosto 2007. Naturalmente allora gli hashtag non erano link, gli utenti del social network dovevano cercare la sequenza “cancelletto+parola chiave” nella stringa di ricerca per trovare i post che l’autore aveva intenzionalmente tematizzato in questo modo.

Twitter li ha trasformati in link nel 2009 e gli altri social network si sono accodati. Instagram, applicazione nata nel 2010, ha aggiunto gli hashtag cliccabili nel 2011, seguita più recentemente da Facebook.

C’è qualcosa che devo sapere?

L’uso degli hashtag è molto semplice e il funzionamento è intuitivo. Non sono altro che parole o frasi che si possono usare per tematizzare dei contenuti. Cliccandoci sopra si viene reindirizzati a un feed che contiene tutti i post (foto e video, nel caso di Instagram) sui quali è stato usato un certo hashtag. Per quanto riguarda Instagram, queste sono le cose da tenere a mente:

  • Le foto vengono visualizzate in ordine cronologico.

    Agli esordi di Instagram non era così, e una foto compariva nel feed di un hashtag nel momento in cui veniva taggata. Ora le foto vengono visualizzate in ordine di pubblicazione, per cui non è particolarmente utile aggiungere un tag a giorni di distanza dalla pubblicazione di una foto (a meno che quel tag non contenga un numero molto ridotto di post!).

  • Puoi mettere gli hashtag nel primo commento.

    C’è chi scrive gli hashtag direttamente nella didascalia della foto (magari usando dei puntini o dei segni di separazione) e chi li inserisce nel primo commento. Non c’è un modo migliore di un altro, dipende solo dalle abitudini di chi pubblica. Io preferisco metterli in un commento, per non distrarre troppo dalla didascalia, alla quale accosto solo qualche tag particolarmente rilevante (non più di uno o due). Per alcuni mesi Instagram ha visualizzato i suggerimenti degli hashtag più usati solo se questi venivano scritti all’interno della didascalia, quindi molti instagramers hanno iniziato a inserirli lì per questa ragione. Ora la funzione pare cambiata e i suggerimenti vengono visualizzati anche se i tag si digitano nei commenti.

  • Puoi taggare solo le tue foto.

    Probabilmente è scontato da dire, ma solo i tag aggiunti dall’autore della foto la fanno comparire nel feed dei post correlati. Aggiungere un tag a una foto pubblicata da qualcun altro non avrà nessun effetto, quindi se volete suggerire a un amico un certo hashtag dovete chiedergli esplicitamente di scriverlo in un commento a quel post.

  • Puoi usare solo lettere e numeri (ma adesso anche emoticon!)

    Gli hashtag non permettono l’uso di punteggiatura e caratteri speciali (che “rompono” il link), e questo può stare stretto a noi italiani, particolarmente appassionati di punteggiatura e con una lingua votata a frasi lunghe e complesse. Se state pensando di creare un vostro hashtag, dunque, siate semplici e concisi. Se non volete scrivere due parole attaccate (ma perchè no? pensate a #feliceadesso) potete provare a separarle con il trattino basso (underscore) ma questo renderà più difficile la digitazione. Alcuni usano la maiuscola per marcare il confine tra le parole (ad esempio #InstawalkCampidoglio) ma tenete conto che Instagram non considera maiuscole e minuscole, quindi se un utente scriverà #instawalkcampidoglio il tag funzionerà lo stesso (per fortuna!).
    Un piccolo accorgimento: da aprile 2015 Instagram permette di trasformare in tag anche le emoticon. Fate attenzione, dunque, a non inserire un’emoticon subito dopo un tag saltando lo spazio, altrimenti ne annullerete l’efficacia.

  • Sceglili con cura

    Di questo abbiamo già parlato nel primo post di questo blog. È bene scegliere tag con un numero non eccessivo di post (danno un’ottima risposta in termini di engagement, ad esempio, quelli sotto i 100k) e che non siano troppo generici (ad esempio no a #coffee). Se sei a caccia di hashtag piccoli e medi che ti regalino ispirazione e nuovi contatti segui i miei hashtag del mese qui sul blog.

  • Non spammare!

    Ultima regola, e forse la più importante: non usateli a sproposito! So che viene la tentazione di usare hashtag non correlati alla foto (lo faccio anch’io, per pigrizia, qualche volta 😱). Le ragioni dietro questa scelta, di solito, sono queste due: “più hashtag uso, più aumento la possibilità di prendere like, quindi perchè risparmiarli?” oppure “sono troppo pigra/o per inserirli in modo selettivo, quindi li copio e incollo sempre tutti insieme”. Per quanto riguarda il secondo punto, condividerò presto con voi un mio trucchetto per inserire molto velocemente hashtag suddivisi per argomento (stay tuned!).
    Riguardo all’engagement, invece, non è sempre vero: una foto di un paesaggio nel tag #flatlayforever, ad esempio,  c’entra come i proverbiali cavoli a merenda, e probabilmente gli utenti si limiteranno a ignorarla. Inoltre usare i tag a sproposito li fa “invecchiare” più in fretta (ne parlavamo in un altro post tempo fa) e quindi rischiano di essere “abbandonati” dagli utenti talentuosi e appassionati per i quali sono luoghi di scambio e punti di riferimento.

Vi lascio qui una piccola infografica che riassume quanto detto nel post e vi ringrazio per gli input che mi date. Se avete altre curiosità o se ci sono cose che vorreste leggere su queste pagine non esitate a darmi dei suggerimenti!

PICCOLA GUIDA AGLI HASHTAG (1).png

Voi come usate i vostri hashtag? Avete qualche trucco per inserirli velocemente? Inserite sempre hashtag correlati o a volte vi fate prendere dalla pigrizia? ;)

Cinque ottimi motivi per partecipare a un Instawalk

Alcuni di voi sapranno che sono local manager di @igerstorino, una community reale e virtuale che fa capo all’associazione Igersitalia. Quest’ultima fa a sua volta parte di un’associazione mondiale nata nel 2011 con l’obiettivo di promuovere la fotografia “mobile”, ovvero realizzata e condivisa con smartphone e tablet.
Uno degli obiettivi dell’associazione, che mi sta molto a cuore, è trasformare i legami virtuali nati su Instagram in rapporti reali. Un #instawalk è una passeggiata fotografica durante la quale avvengono alcune cose meravigliose:

1. Conosci un luogo della tua regione/città che probabilmente ignoravi.

O se lo conoscevi magari non avevi mai pensato di guardarlo attraverso il display della tua fotocamera.

2. Finalmente puoi dare ai nickname di Instagram una faccia.

Quante risate quando qualcuno mi indica e mi dice “aspetta, ma io ti conosco, tu sei Zuccaviolina!”.

3. Non ti vergogni a piazzarti in mezzo alla strada per fotografare un paesaggio.

Ehi, sei a un Instawalk, quindi sei autorizzato (anzi, incoraggiato) a scattare compulsivamente foto a qualsiasi cosa.

4. Hai un sacco di soggetti per i tuoi ritratti (che ti capiscono perfettamente).

Nessun instagramer si stupirà della tua richiesta quando gli dirai “vai laggiù e girati di spalle, grazie” oppure “potresti prendere in mano il bicchiere e restare perfettamente immobile mentre salgo sulla sedia per scattare una foto”?

5. Non guadagni followers ma amici.

Che diciamocelo, è la cosa più importante. ♥

Bello! Quando lo rifate?

Prestissimo! Il prossimo appuntamento è sabato 11 febbraio all’ #InstawalkCampidoglio!

A questa pagina trovate tutte le info! Non potete mancare ;)

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Precisazione assolutamente necessaria: la bellissima foto di copertina di questo post è stata scattata da @rodvaveloce