Gli hashtag di ottobre

#thatautumnmagic

Questo è uno degli hashtag più piccoli e belli che abbia mai visto. Conta solo 680 post ma sono tutti pura poesia. A dimostrazione del fatto che i grandi numeri non definiscono il valore delle cose, questo hashtag è frutto della creatività di un’instagramer dal profilo poco celebre ma colmo di bellezza, Maddy Lawson, il cui nickname, particolarmente adatto all’atmosfera dei suoi scatti, è @a_slow_adventure.

 

Non ho trovato molte notizie su quest’amante della natura, del cibo e dell’artigianato locale che vive nel cuore della Gran Bretagna, se non la sua bacheca Pinterest, che comunque è già un gran piacere per gli occhi.

L’hashtag #thatautumnmagic, ovviamente, è un rifugio rilassante fatto di cieli grigiolini, foglie secche e infusi fumanti del quale faticherete a fare a meno.

 

#a_sill_life

Anche questa volta non riesco a uscire dal Regno Unito, ma vi porto in Galles, a casa di un’instagramer che vive nel meraviglioso parco naturale di Snowdonia, che ospita, tra le altre cose, la montagna più alta d’Inghilterra (1085 tenerissimi metri d’altezza). Kayte Ferris @simpleandseason è una blogger e una “marketing mentor” il cui profilo Instagram è un’istigazione irresistibile a mollare tutto per un rustico chalet sulle Alpi (che, comunque, superano i 2000 metri e d’inverno c’è pure la neve) dotato di caminetto e di connessione ultraveloce.

 

Ma veniamo all’hashtag, che è perfetto per sbirciare l’autunno attraverso i vetri di casa, perchè #a_sill_life significa “vita da davanzale“. Di finestre si era già parlato nel post sugli hashtag di maggio, e secondo me restano uno dei migliori set fotografici che tutti, a casa, abbiamo a disposizione.

Si può giocare sul mutamento del panorama in base al clima (ah, quanto amerete le giornate grigie, per non parlare delle goccioline di pioggia sui vetri!) e sugli effetti di luce creativi e d’atmosfera che si possono ottenere scattando controluce.

 

#myhappynews

Questo è un hashtag particolare, perchè non dura tutto il mese, anzi, prende vita in un solo, meraviglioso giorno.

Quel giorno è mercoledì 18 ottobre e l’iniziativa è un’idea della meravigliosa Sara Cartelli di @the_eat_culture. Per ventiquattro ore (ma non sarebbe meglio per sempre?) ci impegneremo a resistere all’impulso di condividere sui social news tragiche (spesso di dubbia attendibilità) e tetre lamentazioni e daremo spazio solo alle buone notizie.

Io amo i sognatori e credo che il web dovrebbe essere luogo di positività, amicizia e rispetto, per questo non posso che abbracciare quest’idea che ha la bellezza folle e grandiosa dell’utopia.

Per un giorno, quindi, largo alla solidarietà, ai traguardi umanitari e personali, ai piatti ben riusciti, ai piccoli gesti ecologici, ai buoni voti sui quaderni, alla soddisfazione di posare il cucchiaio/la penna/l’uncinetto e di rimirare il proprio lavoro ben fatto.

Vi confesso che quest’iniziativa mi emoziona particolarmente anche perchè il mio papà, che era ottimo un professore oltre che un gran sognatore, aveva organizzato anni fa con una classe una cosa molto simile.

🇮🇹LA FELICITÀ È UNA COSA SEMPLICE. Come lo scorso anno ottobre è felicità! Questo mese abbiamo deciso di non creare un hashtag dedicato, ma di utilizzarne uno molto conosciuto qui su Instagram che raccoglie centinaia di immagini ogni giorno. La sua ideatrice è Marta Pavia, una fotografa torinese di estrema sensibilità e talento conosciuta come @zuccaviolina. Se volete raccontarci cos'è per voi la felicità vi invitiamo ad utilizzare il suo hashtag, ovvero #feliceadesso. P.s. Anche quest'anno torna la giornata della felicità. A brevissimo vi daremo tutti i dettagli. Buon mese della felicità a tutti! • • 🇬🇧🇺🇸HAPPINESS IS A SIMPLE THING. Welcome october, welcome new blog subject! This month we will discuss about happiness. What does happiness means to you? Tell us using the hashtag #happinessisasimplething. Happy month of happiness to all of you!

A post shared by Sara Cartelli (@the_eat_culture) on

Sara inoltre, con mia estrema gratitudine, ha invitato le persone che seguono il suo blog a usare per tutto ottobre il mio (e vostro) tag #feliceadesso, per protrarre il tema della felicità per tutto il resto del mese. Che dire? Non potrei essere più felice di così!

Che ne dite degli hashtag di ottobre? Siete già preda del fascino dell’autunno? Avete già in mente qualche buona notizia da spandere nel web? Come sempre scrivetemi qui o su instagram ❤️

 

Gli hashtag di settembre

Li sentite i brividi sulla schiena? Io sì, è l’inizio dell’anno lavorativo, un momento pieno di aspettative, tazze di camomilla e piccole paure. Sono andata a caccia di hashtag carichi di ispirazione e positività per cercare di rendere questo momento di passaggio il più possibile dolce e creativo.

#homeisacupoftea

Partiamo dalle cose serie, quelle che sanno di buono, e di casa. Questo hashtag è stato coniato da @meandorla, instagramer inglese che, non ne faccio mistero, amo alla follia. L’hashtag è ispirato a una bellissima graphic novel della disegnatrice americana Candace Rose Rardon. Candace racconta di aver cambiato casa molte volte e di aver scoperto ad ogni tappa persone, idee, atmosfere, e gusti di tè diversi, fino ad approdare al luogo, materiale e interiore allo stesso tempo, che finalmente ha potuto chiamare casa.candace rose rardon illustrazione tè

Innanzitutto leggete questo racconto, perchè fa bene all’anima, e poi sfogliate il feed, altrettanto meraviglioso, del tag #homeisacupoftea:

 

Lo so, vi siete già alzati per andare a riempire il bollitore. Aspetto le vostre foto di tazze e tazzine a braccia aperte!

#allyoucantexture

Ed eccoci alla creatività pura, con questo bellissimo hasthag di @unacarlotta. Ho avuto la fortuna di conoscere Carlotta di persona e vi posso assicurare che sprizza energia da tutti i pori. È una interior designer che sforna una quantità sconcertante di idee geniali (vogliamo parlare di questa cosa?) e ha un profilo Instagram molto carino, che ha recentemente avuto una svolta #pastellosa:

 

Ma veniamo al suo hashtag #allyoucantexture. Si tratta di andare a caccia, intorno a noi, di schemi e pattern, naturali e artificiali, e di immortalarli in una foto. È un bellissimo esercizio di creatività che allena l’occhio alla ricerca del ritmo e delle corrispondenze di colori e forme.

Carlotta ha aperto un profilo dedicato su cui ripropone le foto che le hanno rubato il cuore:

 

Per tutto il mese di settembre, quindi, attivate il texture-radar e scattate come se non ci fosse un domani!

#verderitorno

Questo è un hashtag che mi emoziona perchè ne sono, in qualche modo, diretta responsabile. È nato dalla collaborazione tra @igerstorino, community torinese di Igersitalia di cui mi occupo, insieme ad altri, da un paio d’anni, e @viridea_official. Chi non conoscesse Viridea (molto male!) sappia che si tratta di un grande vivaio a misura d’uomo, con giardinetti per rilassarsi e una quantità esorbitante di piante e oggetti la cui attrattiva metterebbe a dura prova anche il portafoglio del visitatore più stoico.

L’idea dell’hashtag è quella di vincere la nostalgia delle vacanze (chi non ne ha?) esercitandoci a guardare, osservare e fotografare il verde che ci circonda, anche in casa o in città.

 

I profili @igerstorino e @viridea_official riproporranno sui propri profili le foto più emozionanti e originali!

Ma non è finita qui, perchè il 23 settembre, per chi vorrà partecipare, ci sarà un workshop gratuito di styling e scatto al Viridea Garden Center di Collegno, sempre a tema #verderitorno. Ci sarò anch’io, insieme agli altri local manager piemontesi,  e insieme avremo la possibilità di sperimentare con fiori, carte colorate, forbicine e candele per comporre degli stupendi e colorati flatlay.

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la locandina meravigliosa è realizzata da @luccico

Che dire? Ci sono solo venti posti, io non sto nella pelle e spero davvero di vedervi tutti. Ci si assicura un posto registrandosi a questo link.

[edit: i posti sono già tutti occupati, e non potete immaginare quanta gratitudine provi per questo! 💗 Se volete partecipare registratevi comunque al link qui sopra e mettetevi in lista d’attesa, se qualcuno rinuncia sarete contattati!]

Per ora è tutto, ricordatevi sempre di usare anche il tag #feliceadesso così avrò modo di vedere e apprezzare i vostri scatti. ❤️

È il vostro turno, che ne di questi hasthag? Vi sembrano adatti ad accompagnarci dolcemente verso l’autunno? Ci sarete il 23 settembre a Torino? Come sempre fatemi sapere quello che pensate qui o su Instagram.

 

 

Gli hashtag di agosto

#terrerare / #beniculturali30

È il momento degli hashtag “da viaggio”, e questi mi piacciono da morire. Sono stati coniati da @beniculturali3.0, un profilo molto seguito nato nel 2014 dalla creatività di Matteo Candela, che si occupa di promozione dei beni culturali, e gestito da Nicoletta Cellitti, storica dell’arte e social media manager. Recentemente è approdato online anche il loro sito web. L’hashtag principale del profilo è #beniculturali30, che oggi conta 190k post. Quello che io preferisco, però, è il loro hashtag secondario, #terrerare (non ha un suono stupendo questa parola?) perchè è una community più a “misura d’uomo” che conta solo 9k post. L’attività principale del profilo sono i repost, che sono molto numerosi (quattro o cinque al giorno) e tutti di ottima qualità:

 

L’Italia è un paese meraviglioso, e questo si sa. Quello che forse non ci ricordiamo abbastanza spesso è che in ogni chiesa di provincia, in ogni piazzetta ombrosa, dietro l’angolo di ogni via c’è uno scorcio stupendo che non aspetta altro che essere fotografato.

Se state girando la nostra penisola battuta dal sole, rifugiandovi all’ombra sotto i cornicioni, o se siete rimasti solo voi nella città semideserta e vi sentite un po’ turisti a casa vostra, usate questo hashtag dal nome evocativo, scorretene la gallery per prendere ispirazione e poi scattate!

Qui vi lascio qualche foto dal feed di #terrerare:

 

 

#ofsimplethings

Quando ho scoperto questo hashtag di lifestyle stavo per mettermi a saltellare sul posto dalla gioia perchè è semplicemente perfetto per me. L’ha creato @humphreyandgrace, una delle mie amate fotografe inglesi di lifestyle. Qui qualche foto dal suo profilo, puro piacere per gli occhi e la mente.

 


È un hashtag non troppo popolato (30k post) e tutte le foto trasmettono un grande senso di serenità.

Perfetto per ritrovare in questa fine estate un’atmosfera rustica, minimal e raffinata che ci accompagnerà dolcemente verso il clima dei prossimi mesi (lo so che anche voi, in un posticino nascosto del vostro cuore, desiderate già l’autunno).

Ecco qualche foto da cui prendere spunto tratta dal feed di #ofsimplethings:

 

 

#storieinviaggio

Forse l’hashtag che amo di più di questo mese, coniato dalla bravissima Giulia Modena, anche nota come @jugiemme, è #storieinviaggio. Giulia si occupa di comunicazione web, è molto brava a scrivere, fare foto e cantare (questo non lo sapevate eh?). Qui vi lascio qualche foto tratta dal suo profilo Instagram, un luogo creativo e rilassante, che fa sentire a casa.

 


Non sono, almeno per ora, una gran viaggiatrice. Sono nata dotata di una dose incredibile di prudenza (che i miei genitori non hanno mai avuto) e con una netta tendenza a stare ferma, osservare molto, muovermi con lentezza. Dicono che a un anno pronunciavo frasi piuttosto complesse, ma non ne volevo sapere di camminare. Questa attitudine fa sì che io spesso arrivi in ritardo a un appuntamento perché mi sono fermata, ad esempio, a fotografare un fiore che ha rotto l’asfalto del marciapiede, o a parlare un l’anziano vicino di casa sulle scale.
Nonostante per me raggiungere la riviera di una qualsiasi regione italiana sia un’avventura già sufficientemente impegnativa questo hashtag mi piace molto, perché il viaggio come lo intende Giulianon è legato necessariamente allo spostarsi fisicamente, ma anche (e soprattutto!) al muoversi con la fantasia, con la creatività, al posare uno sguardo nuovo sul mondo che ci circonda (questo lo diceva anche Proust).

La sfida di questo mese è contribuire a questo hashtag con le vostre storie, che siano nate dal movimento di treni, piedi, pensieri, pagine di un libro.

Per finire in bellezza, ecco qualcuna tra le foto già presenti nel feed del tag:

 

Aggiungete sempre anche il tag #feliceadesso alle vostre foto per condividerle con la nostra piccola, stupenda community!

Che ne pensate di questi tag? Avete già il rullino pieno di foto di viaggi o siete ancora in trepidante attesa del vostro momento di relax? Fatemi sapere se vi sono piaciuti ❤️

Pastiglie Leone: nella fabbrica delle meraviglie

Una panacea per tutti i mali

Le pastiglie Leone (chi non le conoscesse visiti il loro sito, subito!) hanno centosessant’anni. Sarebbe a dire che hanno iniziato a esistere 42 anni prima della fondazione della Fiat, e quattro anni prima dell’unità d’Italia. Il fatto che si chiamino “pastiglie” la dice lunga sulla loro storia. A me viene in mente un mondo in cui i barbieri suonavano il violino, i parroci del paese tenevano l’anagrafe e i farmacisti, un po’ stregoni, un po’ erboristi, aggiungevano aromi e estratti naturali ad un miscuglio farinoso di zucchero, che chiamavano, appunto, pastiglia.

Facendo un salto in avanti, non poi così grande, mi viene in mente nonna Maria. Lei teneva sempre due cose nella borsa: una quantità innumerevole di sacchetti della spesa, accuratamente piegati a forma di triangolo, e delle caramelle (che spesso erano proprio pastiglie Leone).

“Ho un po’ di mal di gola” “aspetta che ti dò una pastiglia”, “Mamma mia, che mangiata!” “mangia una pastiglia che digerisci” ,”Che stanchezza!” “prendi una pastiglia che ti dà energia”.

Le piccole caramelle farinose marca Leone (a proposito, quanti torinesi tra voi si ricordano l’espressione “marca Leone” per dire “di qualità?”) per lei non erano un vizio o un dessert, ma un’irrinunciabile panacea contro pressione bassa, mal di gola, tosse, cattiva digestione, debolezza e molto altro. In casi estremi, quando la scorta era finita, mi somministrava direttamente un cucchiaino di zucchero con una spruzzata di limone, che a suo dire aveva un effetto del tutto paragonabile a quello delle suddette caramelle.

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Le “lacrime d’amore” sono caramelle delicatissime che all’interno hanno una gocciolina liquida di rosolio. Sono delicatissime e solo una persona all’interno dell’azienda conosce il gesto accurato per impacchettarle senza romperle.

Pastiglie Leone è donna

Nonna Maria, negli anni ’30, era una giovane donna intraprendente. La mattina lavorava come impiegata alla Caffarel (Torino, città dolcissima!) e la sera metteva di nascosto il rossetto, sulle scale, e correva a ballare il valzer con quello che sarebbe diventato l’uomo della sua vita.

Negli stessi anni una giovane imprenditrice, Giselda Balla Monero, decideva che la rivendita di dolciumi “Vittoria”, che aveva fondato insieme al fratello, non le bastava più, e rilevava la confetteria Leone. Potete ascoltare un commovente audio-racconto di questa parte della storia su Soundcloud.

Giselda Balla e Innocenzo Monero
Giselda Balla Monero, detta “la leonessa”, era una donna magra e distinta. Sembra che sull’atto di acquisto dell’azienda Leone, vicino alla firma, ci sia il segno di una sua lacrima di commozione.

Figlia di una donna che, altrettanto coraggiosamente, si era avventurata da sola nell’imprenditoria tessile, Giselda era soprannominata dai suoi dipendenti, non a caso, “la leonessa”.

Negli anni in cui mia nonna lasciava il lavoro e si dedicava al proposito, tanto ragionevole allora quanto ambizioso e folle oggi, di mettere su famiglia, Giselda guidava la Leone attraverso i decenni della guerra, il boom economico e gli anni ’60, fino a giungere agli anni ’80, nei quali, con fatica e a malincuore, lasciava una parte del controllo nelle mani del figlio, Guido Monero.

Se volete sapere come quest’azienda, con profonde radici nel passato, è diventata l’eccellenza in qualità dei prodotti, comunicazione e innovazione che è oggi, trovate tutto spiegato molto bene in questo articolo, mentre io cerco di rendervi le emozioni e le sensazioni, tutt’altro che oggettive e razionali, che ho provato visitando l’azienda poco più di due settimane fa. Inizia qui un elenco delle cose che mi hanno stupita di più.

Il profumo

Se non l’avete provato non potete immaginarlo, ma entrare nel loro stabilimento dai colori pastello, che ora si trova a Collegno, è un’esperienza profumatissima. L’odore di zucchero permea ogni cosa, la reception, lo spaccio, gli uffici, i bagni (giuro!) e naturalmente gli immensi locali dedicati alla produzione.

Sono pronta a giurare che perfino la figlia del proprietario, oggi responsabile marketing, Daniela Monero, profuma di caramelle.

Il cioccolato

Non ci sono gli Umpa Lumpa, ma potrebbero, visto che lo stabilimento Leone, come ho appreso con estrema sorpresa (e gioia!) produce anche cioccolato. E non sto parlando di cioccolato normale, ma di cose come il cioccolato al latte mou e il cioccolato grezzo alla pietra, nati direttamente dalla creatività estrosa del “signor Leone”.

 

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Questa non è una gif presa da internet, è quello che succede veramente al cioccolato dentro la fabbrica Leone!

Lui, Guido Monero, per capirlo, dovreste sentirlo parlare. Prima di tutto non c’è una frase in cui non riesca a infilare una decina di parole in dialetto piemontese, sulla comprensione delle quali sono stata molto avvantaggiata rispetto al resto della comitiva, che era composta per il 90% da blogger milanesi. E poi ha una cultura immensa su tutto ciò che riguarda il suo lavoro, non rimane mai a corto di aneddoti, etimologie, storie di famiglia, libri antichi da mostrare agli ospiti (dai quali ha tratto, tra l’altro, molte delle sue specialissime ricette).

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Guido Monero durante il nostro evento. Quei capelli ricci che spuntano a destra sono i miei!

Pastiglie Leone Zuccaviolina edition

Su questo, mi rendo conto, sono stata una privilegiata, perchè ho avuto la possibilità di creare da zero una pastiglia non in commercio (nello specifico, una pastiglia al cardamomo) impastando direttamente con le mie mani zucchero, aromi, gomma adragante e gomma arabica.

Per creare le pastiglie a mano si fanno tanti rotolini (che il signor Guido chiama “bigolin”) e si tagliano le pastiglie come tanti piccoli gnocchetti. Sono infinitamente felice del risultato.

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Dopo un paio di settimane dalla visita le mie personali pastiglie, essiccate e impacchettate, mi sono state spedite a casa insieme a un blocchetto di bellissime stampe in formato polaroid con le foto dell’evento, stampate da Cheerz.

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Bello! Come si visita?

Io ho avuto la fortuna e l’enorme privilegio di essere stata invitata, ma ho scoperto che l’ente torinese per il turismo organizza dei tour periodici nell’azienda. Trovate delle info sul blog di Turismo Torino.

Un’ultima nota, doverosa: l’immagine di copertina di questo post è un omaggio alle meravigliose pastiglie e allo stile minimal dell’hashtag #pastelloso, creato da Valina, che vi invito a usare semplicemente perchè è meraviglioso.

Gli hashtag di luglio (con tutorial Snapseed)

Siamo a luglio, quindi voglio immaginarvi mentre leggete il mio post sotto l’ombra fresca di un ombrellone, con la sabbia sotto i piedi e le dita appena unte di crema solare. O magari ciondolanti su un treno, con la vita raccolta in uno zaino sul portapacchi e la galleria del telefono straripante di nuovi ricordi. Siete pronti? Si parte!

 

#notmypanni

Non so a voi, ma a me i panni stesi ai balconi degli altri provocano un effetto psicologico molto complesso, e a tratti, me ne rendo conto, incomprensibile. Di solito inizio respirando a pieni polmoni il profumo di detersivo, poi immagino le mani che hanno steso quei pantaloni, la famiglia che ha indossato quelle canottiere, le persone che hanno dormito in quelle lenzuola. Mi si stringe la gola di nostalgia per una vita non mia, in cui qualcuno ha diviso il bucato per colore, l’ha steso lisciando con amore ogni piega, e forse teme che un colpo di vento vanifichi il lavoro fatto con tanta cura. Vorrei quasi citofonare e dire “signora, stia tranquilla, sono ancora lì” oppure “ottimo lavoro, non c’è nemmeno una macchia”. Forse un giorno lo farò, ma tornando a noi, ecco qualche foto tratta dal feed di #notmypanni:

Esiste un profilo collegato all’hashtag che saltuariamente fa repost di alcune foto. È gestito da due bravissimi instagramers italiani, cioè @gusions e @ilcavallopazzo. I repost ora sono fermi a maggio ma confido che l’estate porti nuova energia anche su questa pagina. Ecco qualche chicca tratta dal loro feed:

Piccola nota storica: nel 2001, l’allora presidente del consiglio (il cui nome non vi dirò, ma fa rima con una parola poco carina), prima di un G8 così tragico che non me la sento di parlarne (ma se non vi ricordate o eravate troppo giovani trovate tutto su Wikipedia) consigliò agli abitanti di Genova, città che ospitava il congresso, di togliere i panni stesi dai propri balconi, affinchè i grandi della terra, in arrivo nella città ligure, non venissero accolti da questa a suo avviso indegna e poco elegante manifestazione di italianità. Inutile dire che da allora amo il bucato esposto alle finestre con un’intensità ancora maggiore.

Con questo hashtag, per quanto mi riguarda, è amore da sempre. È ottimo per l’estate, perchè, complici il caldo e i weekend fuori porta, troverete #notmypanni pronti ad attendervi in ogni angolo.

#mymagicalmorning

L’estate è il momento migliore per celebrare la meraviglia del mondo che si risveglia, della luce che filtra attraverso le persiane, del sole che riscalda l’aria ancora fresca della notte. Questo hashtag molto piccolo (appena 1k post) ma ad alto concentrato di poesia è stato coniato dall’instagramer scandinava @elvirasstory, che ha un profilo dall’affascinante e indiscutibile eleganza nordica:

Qui sotto trovate qualche raffinatissima foto tratta dal feed di #mymagicalmorning:

Una delle sfide di questo sarà cercare un po’ di fascino nordico nella nostra colorata estate italiana. Io proverei a stanarlo nelle prime luci del mattino, nei bianchi luminosi degli abiti leggeri e nella delicatezza dei fiori appena raccolti.

#straightfacade

Letteralmente “facciata dritta”, questo hashtag ospita foto di paesaggi urbani in cui le linee presenti nell’immagine sono parallele ai bordi della foto.

Si tratta di un effetto molto armonico e piacevole per gli occhi, impossibile da ottenere senza fotoritocco. Quando fotografiamo un palazzo, infatti, ci troviamo sempre piuttosto in basso e l’obiettivo del telefono distorce inevitabilmente le linee, facendo apparire la base dell’edificio più larga rispetto alla cima.

Per aiutarvi a ottenere queste foto così armoniche e rilassanti ho preparato un brevissimo videotutorial (è il primo che realizzo, sono emozionata!) in cui ritocco uno scatto (non a caso, un #notmypanni) modificandone la prospettiva. Esiste un’app dedicata solo alla correzione prospettica, che si chiama SKRWT, ma in questo caso, trattandosi di una correzione non difficilissima, ho preferito usare Snapseed, che è un’app molto ben fatta, ricca di funzioni e di cui non potrei mai fare a meno. Fatemi sapere se vi è stato utile!

Nota: la musica del video è originale e composta dal mio stupendo compagno Dario ❤️

#straightfacade è decisamente un hashtag da viaggio. Se state andando alla scoperta di una capitale europea dalle architetture ardite, o esplorando uno di quei piccoli borghi medievali italiani, che paiono disegnati, o se non siete partiti, ma volete guardare la vostra città sotto una prospettiva nuova, questo è il tag che fa per voi.

Per ora è tutto. Viaggiate, sperimentate, divertitevi, e ricordatevi di usare sempre il tag #feliceadesso per condividere le foto con tutta la community. Naturalmente, se vi va, fatemi sapere che cosa ne pensate di questo post e del mio primo tutorial!

Gli hashtag di giugno

#seekinspirecreate

Qualche tempo fa, al workshop Dorothea, ho conosciuto la bravissima coach Gioia Gottini, che mi ha chiesto “ma tu davvero sei italiana? Dal tuo profilo Instagram non si direbbe”. Ci ho ragionato e ho capito che probabilmente questo è dovuto all’amore incondizionato che provo per le fotografe e le instagramers inglesi. L’hashtag #seekinspirecreate è stato lanciato dalla redazione di una rivista britannica, @91magazine. Ammetto che non l’ho mai letta, ma dal loro sito si capisce che riguarda creatività, arredamento e lifestyle. È una sorta di sorellina indipendente di Kinfolk (stupenda rivista di danese, come Flow, di cui forse vi parlerò più avanti qui sul blog) e di Cereal, pubblicata anche lei in UK. Eccole qua tutte insieme in bella mostra:

Questo hashtag, che letteralmente significa “cerca, ispira, crea” raccoglie scatti di quella bellezza rustica, semplice e rarefatta che le fotografe inglesi riescono a cogliere così bene.

Il mio consiglio è: perdetevi in questo hashtag. Allenate il vostro occhio a vedere le lame di luce che colpiscono gli oggetti, i rampicanti sui muri, i pattern rugosi delle superfici di legno, la bellezza dei fiorellini spontanei (poco più che erbacce!) gli oggetti rustici che quasi certamente vi circondano (se ne scovano nei cassetti di tutte le case, ve lo posso giurare!).

Quando li avete trovati, scattate e pubblicate usando il tag #seekinspirecreate:

 

#vivodiparticolari

Quando ero bambina, la mia ossessione erano le foto “da vicino”. Usavo una macchina fotografica semiautomatica (è lei!), naturalmente analogica, comprata dal mio papà, e avvicinavo l’obiettivo agli oggetti fino al limite massimo consentitomi dalla messa a fuoco, cercando di isolarli dallo sfondo. Abbiamo ancora, a casa, un certo numero di foto scattate da me a specchi d’acqua, sassolini, vetri rotti, letti di foglie e ogni volta che li guardo provo un’immensa gratitudine nei confronti dei miei genitori che mi lasciavano giocare e sperimentare, nonostante i rullini e le stampe all’epoca si pagassero (e non poco!). Questo è il mood del tag #vivodiparticolari, che mi piace e mi ispira moltissimo:

L’obiettivo della maggior parte dei telefoni è grandangolare, cioè fatto per abbracciare ambienti ampi e paesaggi, e non è particolarmente adatto a scattare foto da vicino. L’accortezza che vi consiglio di avere, quindi, è la stessa che mi ero imposta quando maneggiavo la Minolta analogica di papà: non avvicinatevi oltre il limite consentito dalla messa a fuoco e controllate che il soggetto non risulti troppo deformato.

Se siete tra i fortunati che iniziano a fare qualche viaggio estivo, ma anche se rimanete in città, vi invito, durante questo mese, ad andare a caccia di maniglie arruginite, sassolini, muri sbrecciati, targhe, numeri civici, foglie, fiori, e catturare tutto ciò che attira il vostro occhio.

 

#creativityinmybreakfast

Si era già parlato di colazioni nel post sugli hashtag di marzo, ma si sa, le foto di dolci, tazze di tè e caffè su Instagram non sono mai troppe. Vi propongo qui un altro meraviglioso contenitore che si propone di raccogliere gli scatti particolarmente creativi dedicati al momento più instagrammabile della giornata.

Questo hashtag è nato dalla creatività di @antonellasonnessa, una graphic designer con un buon occhio per le foto e un ottimo gusto per le colazioni. Qui qualche foto tratta dal suo profilo personale:

L’ hashtag #creativityinmybreakfast è italianissimo, ma a causa del suo nome in inglese è usato anche da ottime instagramers straniere ed è davvero una grande fonte di ispirazione:

Le foto di questo tag hanno un’atmosfera molto raffinata, quindi se volete guadagnarvi un repost sul profilo dedicato @creativityinmybreakfast cercate di allestire una tavola particolarmente originale ed elegante.

Come sempre vi invito ad aggiungere alle vostre foto il tag #feliceadesso, e prometto che cercherò di non perdermene nemmeno una. ❤️

Che ne dite di questi hashtag? Li conoscevate già? Vi ispirano? Lasciatemi un commento qui o su instagram, se vi va.

Imparare dai propri errori

Come qualcuno di voi forse saprà, oltre a lavorare nella produzione di contenuti per i social network insegno pianoforte ad alcuni bambini e ragazzi, di età compresa tra i cinque e i quindici anni. La cosa che ripeto loro più spesso è “non devi avere paura di fare errori, per due motivi: il primo è che sbagliare è inevitabile, e il secondo è che è di gran lunga il modo migliore per imparare“.

La funzione di Instagram per archiviare i post, rilasciata in questi giorni, mi ha fatta pensare. Per chi non l’avesse provata, questa nuova feature permette di nascondere un post dalla propria galleria, spostandolo in una sezione separata del profilo che è visibile solo all’autore. Può essere utile per liberarsi di tutti i post che non ci piacciono più o che hanno esaurito la loro utilità (penso, ad esempio, alla locandina che pubblicizza un contest o un’offerta) senza essere costretti a cancellarli del tutto. Molte instagramers illustri e di talento, al contrario, sostengono che i post che non apprezziamo più possono (devono!) essere cancellati senza pietà. Si è parlato anche di questo sabato scorso al workshop di Rita @myscottage, evento che ha smosso in me l’auto-analisi e l’introspezione come poche altre volte nella vita (se siete interessati trovate altre info sul suo sito).

Mi sono fatta un’idea di quello che penso scorrendo all’indietro la mia galleria, fino ai miei primissimi post, che sono stati pubblicati nel luglio del 2011. Indipendentemente dalla durata della propria permanenza su instagram, quasi tutti abbiamo avuto, all’inizio, una galleria discutibile,  piena di foto dai colori esagerati, buie e sfocate, di filtri usati in modo eccessivo e di antiestetiche cornici intorno alle foto. La mia, nel 2011, era così:

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Perdonatemi, ho imparato a fare le gif con canva.com e adesso non mi fermerà più nessuno :D

Questo viaggio nel passato della mia creatività mi ha fatto notare una cosa: il cambiamento è stato graduale. Le linee storte si sono piano piano raddrizzate, il bianco è diventato meno giallo, il mio modo di vedere la realtà ha iniziato a trasparire sempre di più nelle mie foto (se ci fate caso alcuni elementi, come la frutta, i portici, le strade verso l’orizzonte, le tazze ci sono in entrambi gli screenshot, che ho selezionato in modo totalmente casuale).

Quello che ho fatto è un esercizio che potremmo fare tutti (e ve lo consiglio!): tornare alle nostre prime foto, capire quali piccoli errori pregiudicavano l’armonia dello scatto nonostante il soggetto ci piacesse molto (nessuno fotografa qualcosa che non gli piace, giusto?). Ecco una piccola galleria degli orrori tratta dai miei primissimi post, con una spiegazione di cosa avevo sbagliato (e poi imparato!):

Mi ricordo il momento in cui ho scattato questa foto, ero felice, perchè si avvicinava il natale e una mia cara amica tedesca mi aveva appena insegnato a cucinare questi dolcetti alla cannella, che sono diventati una costante di tutti i miei natali successivi. Quali sono i problemi di questa foto?

  • è sfocata (e questo è l’errore meno perdonabile e meno riparabile di tutti, ahimè)
  • è stata scattata con la luce artificiale, e quindi è gialla e ha dei brutti riflessi.
  • la postproduzione non la valorizza. Se mi conosco bene, avevo usato un filtro azzurrino di Instagram, probabilmente Nashville, nel malriuscito tentativo di correggere la luce artificiale giallognola.

Cosa avrei dovuto fare? Una cosa sola: aspettare di avere migliori condizioni di luce e più tempo da dedicare alla disposizione di questi meravigliosi dolcetti sul tavolo, e poi scattare e ritoccare con calma (finire i biscotti in una notte, in fondo, sarebbe stato improbabile, no?). Questo è quello che quasi certamente ho fatto quando ho scattato, due anni dopo, quest’altra foto:

Per il secondo e ultimo esempio uso un post che mi fa moltissima tenerezza. Risale al 3 febbraio 2012, giorno in cui i miei seguaci hanno raggiunto il ragguardevole numero di 500, che per me era (ed è ancora!) un grande risultato.

#500 followers! Thank you! 💙💙💙

A post shared by Marta Pavia – #feliceadesso (@zuccaviolina) on

Qual è il principale problema di questo post?

  • Non è un contenuto adatto a Instagram. È uno screenshot (che tenerezza, però, il design dell’app di allora) che avevo tentato di adattare alla funzione di post di ringraziamento ritagliandolo e aggiungendo una scritta. Il risultato però non è particolarmente gradevole.
  • Non ha molto senso aggiungere il filtro a qualcosa che non è una foto. Se questo effetto seppia un po’ vintage ha senso su uno scatto perchè conferisce un aspetto analogico (diciamocelo, quanto era carino il filtro Earlybird con i suoi toni giallini e il bordo stondato? ❤️) non è particolarmente efficace su uno screenshot, perchè si limita a dare un aspetto “sporco” al bianco digitale dello sfondo.

So che sembra scontato, ma creare contenuti adatti ai nostri canali social, della giusta dimensione e che parlino la lingua del mezzo in cui si trovano è fondamentale perchè il messaggio venga accolto e compreso dagli altri.

Cosa avrei dovuto fare? Creare un contenuto ad hoc per ringraziare i miei followers. Avrebbe potuto essere una semplice scritta su sfondo colorato, realizzata con un’app tipo Phonto, oppure avrei potuto tentare di comunicare il concetto e tutta la mia gratitudine verso i miei amici online attraverso una foto, come ho fatto qui, cinque anni dopo (cinque? 😱  sembra ieri!).

Cosa penso dunque della possibilità di cancellare o archiviare i vecchi post? Si può fare, ma non è obbligatorio nè necessario.  Le foto “brutte” o “sbagliate” sono come gli errori di un bambino che impara a suonare il pianoforte: il punto non è farli sparire, ma usarli per trarne qualcosa di buono.

Che ne pensate? Come vi comportate con i post che non vi piacciono più? Avete provato a scorrere la vostra gallery alla ricerca degli errori passati? Sarei molto curiosa di conoscere la vostra opinione, scrivetemela qui sotto o su Instagram!

Gli hashtag di maggio

#naturally_imperfect

Questo tag è stato inventato da una donna affascinante, @owl_emma, che vive tra l’Inghilterra e Marrakesh. Il suo stile di vita si ispira al concetto giapponese del Wabi Sabi, ispirato alla dottrina buddista. Il Wabi Sabi è la bellezza imperfetta, impermanente e incompleta delle cose, la consapevolezza serena che tutto ciò che è autentico non è finito e non dura per sempre. Questo rende particolarmente belli gli oggetti asimmetrici, sui cui si vedono i segni dell’età, e i fenomeni naturali, pieni di una grazia imprevedibile ed effimera. Qui qualche foto dal profilo di Emma:

Questo tag è molto adatto a questa primavera che fatica ad avviarsi, ai fiori che iniziano a sfiorire, ed è una lezione importante per un’ instagramer ossessionata dalla perfezione simmetrica degli scatti come me.

Ecco qualche foto dal tag #naturally_imperfect:

#moodofmywindow

Creato da una bravissima instagramer di Oslo, @earlymorningheart, è dedicato alle finestre. Sono ammessi i panorami, gli oggetti appoggiati sui davanzali, le lame di luce che entrano dai vetri.

Janne, come si intende dal suo nickname, è una grande amante delle prime ore del mattino, nonchè delle colazioni alla finestra.

Color of the day, peach tones 🍂Good morning! #moodofmywindow

A post shared by Janne Bull Karlsen (@earlymorningheart) on

Perfetto per questa stagione in cui il tempo è incostante, le finestre sono testimoni di piogge torrenziali, di mattine luminose, di vasi che invadono i davanzali.

Ecco qualche foto dal feed #moodofmywindow:

#versidiversi

Bellissima iniziativa di @the_eat_culture, che è un profilo Instagram ma anche un sito dedicato a arte, cibo, design e altre cose stupende.

Per dirlo con le parole di Sara, “tutto può essere poesia, ascoltare la nostra canzone preferita, leggere un libro, mangiare, guardare con ammirazione, scrivere“. La vita stessa è un atto poetico.”

🇮🇹Questo video, come tradizione, sarebbe dovuto andare online ieri ma purtroppo problemi di connessione non me l'hanno permesso. Rimedio oggi, annunciando in leggerissimo ritardo il tema del mese di maggio… la poesia! ❤️ Il punto di partenza è questo: tutto può essere poesia, ascoltare la nostra canzone preferita, leggere un libro, mangiare, guardare con ammirazione, scrivere. La vita stessa è un atto poetico. Dunque dov'è la poesia? Se volete raccontarci dove trovate o qual è la vostra "poesia quotidiana" vi aspettiamo per confrontarci all'hashtag #versidiversi. Sempre se vi va. 😉 • • 🇬🇧🇺🇸This video, as a tradition, was supposed to go online yesterday but unfortunately the internet connection wouldn't let me. I remedied today announcing, in a very slight delay, the theme of May… poetry! ❤️ The starting point is: everything can be poetic, listen to our favorite song, read a book, eating, watching with admiration, writing. Life itself is a poetic act. So where is poetry? If you want to tell us where or what your "daily poetry" is, we look forward to meeting you at the hashtag #diverseverse.

A post shared by Sara Cartelli (@the_eat_culture) on

Questo hashtag, così bello che già solo il nome fa sorridere, vi servirà per condividere, durante il mese di maggio, tutto ciò che porta un pizzico di poesia nelle vostre vite.

È un hashtag piccolino, e voglio vederlo crescere insieme a voi! Qui qualche foto tra quelle già presenti nel tag:

Poesia, luce che entra dalle finestre, piccole imperfezioni come filosofia di vita, questi i temi del nostro maggio insieme su instagram. Ricordate di taggare sempre le vostre foto anche con #feliceadesso, così vedrò e riconoscerò i vostri scatti.

Che ne dite di questi hashtag? Vi piacciono questi temi? Avete suggerimenti per il prossimo mese? Lasciatemi un commento, se vi va.

Bot, pods e altri modi discutibili per sembrare famosi su Instagram

I modi illeciti e moralmente discutibili per guadagnare followers su Instagram sono un argomento molto dibattuto in questi giorni, specie dopo la chiusura, pochi giorni fa, di Instagress, uno dei servizi di bot più utilizzati.

Sono rimasta colpita, qualche settimana fa, anche da questo post di Rita, amabile custode del blog Myselfie cottage, che paragona sconsolata la lotta a questi sistemi alla proverbiale lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Quello che penso sull’argomento è riassunto in una parola del titolo: sembrare è diverso da essere. Prima di illustrarvi le mie conclusioni, però, vediamo quali sono queste tecniche, in cosa consistono, e quali sono le alternative valide per ottenere risultati simili.

Comprare i followers

Come funziona: Diversi siti vendono followers finti, che non sono altro che account fake creati da un software apposta per simulare un vero seguace. Questi account hanno un volto, e perfino un profilo vero con qualche foto, quindi Instagram ci mette un po’ di tempo ad accorgersi che non sono veri.

Pro: Una persona, per seguirti, deve aprire la tua galleria, e la prima cosa che salta all’occhio, insieme alle prime sei foto, è il numero di seguaci. Va da sè che un numero alto di followers dà la sensazione di un profilo di qualità, e spinge la persona in questione a seguirti.

Contro: Instagram dopo un po’ di tempo si accorge che i followers sono finti, e ogni tanto fa delle “retate” in cui li cancella tutti insieme. Inoltre, se i seguaci sono finti, il numero dei like e dei commenti sotto le foto sarà comunque piuttosto basso, e questo divario insospettirà i tuoi seguaci veri (che sono le persone davvero importanti per te). Ultimo problema, assolutamente non secondario, i followers finti sballeranno le statistiche del tuo account, e non riuscirai più a capire chi sono i tuoi veri seguaci, da dove vengono, che età hanno, a che ora sono connessi, tutti dati molto utili per interagire con loro.

Cosa puoi fare in alternativa: Avere pazienza. I seguaci aumenteranno se posterai foto belle, di qualità, e se racconterai delle storie interessanti che gli altri vogliono ascoltare.

Usare i bot

Come funziona: La parola “bot” viene da robot, e questo dà un indizio per capre come funzionano. Il modo migliore per farsi notare su Instagram, oltre a pubblicare delle foto gradevoli, è investire tempo e energie a interagire con gli altri. I siti che offrono (a pagamento) i bot, come Instagress, che recentemente è stato chiuso, prendono il controllo del tuo profilo e mettono like, commenti e follow al posto tuo, proprio come dei robot. Chi riceve queste attenzioni spesso ne è lusingato, e potrebbe decidere di ricambiarle, venendo però spesso “tradito”, perchè il bot, dopo qualche giorno, toglie il follow (questa è la ragione per cui spesso vediamo profili che ci seguono e smettono di seguirci in modo schizofrenico).

Pro: Il profilo di chi usa i bot spesso guadagna seguaci e like alle foto in breve tempo, e senza sforzo. Il bot sceglie i profili da “prendere di mira” in base alle tue indicazioni, quindi potresti guadagnare interazioni con persone che hanno interessi simili ai tuoi.

Contro: I contro, come spiega questo lungo articolo uscito il mese scorso, sono numerosissimi. Spesso i likes ricevuti “in cambio” alle attenzioni del bot sembrano provenire da account finti o abbandonati. Le statistiche di un profilo che ha usato bot contengono un numero di interazioni altissimo da paesi geograficamente molto lontani, il che fa immediatamente sospettare che i risultati siano falsati.

Cosa puoi fare in alternativa: Dedicare del tempo al tuo profilo e alla tua community. Spendere qualche minuto, magari subito dopo aver pubblicato la foto, a mettere like alle foto che davvero ti piacciono sul tuo feed o sui tuoi hashtag preferiti. Scrivere commenti, pertinenti e sinceri, sotto le foto che ti interessano sul serio.

Fare parte di un pod

Come funziona: Quando ho capito cosa sono gli Instagram pods grazie a questo articolo ho realizzato che almeno una paio di volte sono stata invitata a prendervi parte (ma, senza aver capito bene a cosa servisse, ho rifiutato). Si tratta di gruppi di 15-20 instagramers, che si ritrovano in chat private o su Whatsapp. Quando una persona pubblica una foto, avvisa prontamente gli altri membri del gruppo, che corrono a tributare un like e un commento. L’obbligo morale è di reagire immediatamente, nei primi minuti dopo la pubblicazione.

Pro: Le foto, da giugno 2016, non sono più proposte dalla nostra home page in ordine cronologico, ma sulla base delle interazioni, secondo un complicato e temutissimo algoritmo (potete approfondirne il funzionamento in questo articolo di We are Social). La cosa che sappiamo meglio dell’algoritmo è che i contenuti che prendono più commenti e likes nei minuti immediatamente successivi alla pubblicazione vengono mostrati di più e più a lungo ai nostri seguaci. L’Instagram pod nasce per fare in modo che questo accada ogni volta.

Contro: Essere a disposizione dei membri dell’instagram pod a qualsiasi ora del giorno è impegnativo in termini di tempo. Inoltre, i likes e i commenti dati da una persona che si sente obbligata a farlo saranno inevitabilmente meno onesti e sinceri. Somiglieranno ai saluti frettolosi che diamo per strada alle persone con cui non vogliamo parlare perchè abbiamo fretta.

Cosa puoi fare in alternativa: L’algoritmo può sembrare impossibile da aggirare, ma secondo me ci sono dei modi per coltivare comunque un rapporto sincero e positivo con i propri amici online. Il primo è investire tempo a seguire le persone che ci interessano davvero, quando abbiamo tempo per farlo. Se la storia di qualcuno ci appassiona veramente, prima o poi andremo a controllare il suo profilo per sapere come sta, anche se Instagram non ce lo propone nella home page. La seconda cosa è fare riferimento a piccole community raccolte intorno a un tag, come il “mio” #feliceadesso. Il feed degli hashtag, a eccezione dei primi sei post “più popolari”, è strettamente cronologico, e visitandolo potrete farvi un’idea della giornata di ciascuno dei vostri amici online e addirittura conoscerne di nuovi.

IMG_6280.PNG

Cosa ne penso io?

La mia posizione, tutto sommato, è molto semplice: i contro, per me superano i pro. Alla lista dei contro, inoltre, ne va aggiunto uno, che vale per tutti questi sistemi e probabilmente anche per quelli che verranno ideati in futuro: aumentare artificialmente i numeri fa solo “sembrare” famosi. Avere una fama artefatta, quindi non basata su stima sincera, storie interessanti, rapporti reali tra le persone, equivale per me a non averla affatto.

Se il vostro profilo Instagram vi serve per vendere un prodotto o un servizio, a maggior ragione, sarete d’accordo con me sul fatto che è meglio essere in contatto con un numero limitato di persone realmente interessate ai vostri prodotti, piuttosto che a un esercito di followers male assortiti.

Questo è tutto. Cosa ne pensate voi di bot, pods, e simili? Avete mai usato questi sistemi? Hanno funzionato? O se li avete evitati finora, qual è la ragione per cui lo avete fatto? Come sempre, se vi va, condividete la vostra esperienza con me.

Gli hashtag di aprile

Ed eccoci qua con la nostra tradizione mensile. Questi sono gli hashtag su cui vorrei sperimentare insieme a voi durante il mese di Aprile. Ricordate di aggiungere sempre anche il tag #feliceadesso per condividere le vostre foto con la nostra piccola e affezionata community.

#theslowdowncollective

Aprile, dolce dormire, dicono. Io vorrei davvero dedicare questo mese al riposo e alla rinascita primaverile, anche se sono consapevole che probabilmente saranno per me, come per molti di voi, trenta giorni intensi e pieni di lavoro.

Questo hashtag è stato coniato da @thegelfis, una donna davvero affascinante. Di lei so solo che ora vive a Chicago, ma prima ha vissuto in Brasile e in diverse altre parti del mondo, tra cui Londra, Madrid e Napoli (giuro!). È una fotografa bravissima e ha un blog di lifestyle che fa sognare. Qui alcuni dei suoi scatti:

Vi propongo questo hashtag perchè tutti dovremmo ricordarci di rallentare ogni tanto, di rosolarci al sole per qualche minuto, di fermarci a osservare i fiori sul balcone o la luce che filtra dalle finestre senza fare assolutamente nulla.

È un tag piccolino, con appena 8k post, quindi potete trovarci davvero delle chicche preziose e scoprire profili di persone piene di talento. Qui alcune foto dal feed #theslowdowncollective:

#floralfridaycompetition

La frenesia primaverile è appena cominciata, e in questo caso ci viene in aiuto @emilyquinton, instagramer londinese dallo stile inconfondibilmente British:

Questo hashtag serve per le vostre composizioni floreali, non quelle realizzate dal fioraio, naturalmente, ma quelle predisposte da voi appositamente per essere fotografate!

Se non ci avete mai provato, fatelo subito, perchè Emily ospita sul suo profilo le sue foto preferite, a patto che aggiungiate il tag #floralfridaycompetition e citiate il suo nickname in un commento. Ecco qui qualche bellissima foto da cui prendere spunto:

#pastelloso

Ecco il primo di due hashtag a cui tengo molto. Cerco di segnalarvi sempre almeno un instagramer italiano talentuoso ogni mese e non posso evitare di presentarvi @val_ina. Lei è una giornalista e una web writer, e il suo blog, che io adoro, parla di lifestyle, instagram e comunicazione sul web. Il suo profilo instagram, che ricorda le merviglie dello stile #candyminimal inventato da Matt Crump, è pieno di foto colorate e super creative:

Ha inventato alcuni mesi fa l’hashtag #pastelloso (io amo già solo il suffisso, che ricorda “petaloso”), che per ora, va detto, conta ancora pochissimi post (appena un centinaio).

Io sono completamente innamorata di questo stile fotografico e di questi colori pop e vorrei tanto veder crescere questo hashtag!

Valentina ha aperto anche un profilo dedicato, che potrete usare come fonte di ispirazione e dal quale potrete venire ripostati con i vostri coloratissimi scatti. Per ritoccare le vostre foto e renderle sufficientemente pastellose vi consiglio di provare l’app A Color Story, ha dei filtri luminosi e colorati (alcuni dei quali creati proprio dal sopracitato “guru” del pastello Matt Crump). Valentina ha già descritto sul suo blog l’app e i filtri candy minimal e mi piacerebbe molto realizzare anch’io un tutorial per voi (per questa e altre app) appena troverò il tempo! 😱

#springpowercup

Last but not least, un altro piccolissimo progetto italiano a cui voglio assolutamente dare spazio. Adoro questo hashtag (che al momento conta circa 200 post), tanto che vorrei averlo inventato io, mentre è tutta opera di @alessialucchini, giovane instagramer di talento e dal profilo elegante super fashion.

La #springpowercup è una magia facile da realizzare.

Per crearne una è sufficiente riempire una tazza d’acqua e lasciar galleggiare dolcemente, sulla sua superficie, boccioli o petali di fiori.

Dopo averle creato un’ambientazione perfetta, posizionandola su uno sfondo neutro (o magari decorato con oggetti o altri fiori) tutto quello che dovete fare è scattare. A me piace pensare che, facendolo, si possa esprimere un desiderio, come per le stelle cadenti, o che comunque che questo piccolo totem virtuale possa in qualche modo proteggere chi scatta (e chi visualizza, perchè no?).

IMG_5135.JPG

Ecco qualche altra foto dal feed #springpowercup:

Che ne dite, non vi viene voglia di precipitarvi alla ricerca di un mazzo di fiori e di preparare un set? 😍

Primavera, fiori, creatività e colori pastello, questi i temi su cui vi propongo di sperimentare insieme ad Aprile. Che ne pensate? Vi piacciono? Avete qualche dubbio su come scattare e ritoccare foto come queste? Lasciatemi i vostri commenti e io cercherò di aiutarvi!