Imparare dai propri errori

Come qualcuno di voi forse saprà, oltre a lavorare nella produzione di contenuti per i social network insegno pianoforte ad alcuni bambini e ragazzi, di età compresa tra i cinque e i quindici anni. La cosa che ripeto loro più spesso è “non devi avere paura di fare errori, per due motivi: il primo è che sbagliare è inevitabile, e il secondo è che è di gran lunga il modo migliore per imparare“.

La funzione di Instagram per archiviare i post, rilasciata in questi giorni, mi ha fatta pensare. Per chi non l’avesse provata, questa nuova feature permette di nascondere un post dalla propria galleria, spostandolo in una sezione separata del profilo che è visibile solo all’autore. Può essere utile per liberarsi di tutti i post che non ci piacciono più o che hanno esaurito la loro utilità (penso, ad esempio, alla locandina che pubblicizza un contest o un’offerta) senza essere costretti a cancellarli del tutto. Molte instagramers illustri e di talento, al contrario, sostengono che i post che non apprezziamo più possono (devono!) essere cancellati senza pietà. Si è parlato anche di questo sabato scorso al workshop di Rita @myscottage, evento che ha smosso in me l’auto-analisi e l’introspezione come poche altre volte nella vita (se siete interessati trovate altre info sul suo sito).

Mi sono fatta un’idea di quello che penso scorrendo all’indietro la mia galleria, fino ai miei primissimi post, che sono stati pubblicati nel luglio del 2011. Indipendentemente dalla durata della propria permanenza su instagram, quasi tutti abbiamo avuto, all’inizio, una galleria discutibile,  piena di foto dai colori esagerati, buie e sfocate, di filtri usati in modo eccessivo e di antiestetiche cornici intorno alle foto. La mia, nel 2011, era così:

animation.gif
Perdonatemi, ho imparato a fare le gif con canva.com e adesso non mi fermerà più nessuno :D

Questo viaggio nel passato della mia creatività mi ha fatto notare una cosa: il cambiamento è stato graduale. Le linee storte si sono piano piano raddrizzate, il bianco è diventato meno giallo, il mio modo di vedere la realtà ha iniziato a trasparire sempre di più nelle mie foto (se ci fate caso alcuni elementi, come la frutta, i portici, le strade verso l’orizzonte, le tazze ci sono in entrambi gli screenshot, che ho selezionato in modo totalmente casuale).

Quello che ho fatto è un esercizio che potremmo fare tutti (e ve lo consiglio!): tornare alle nostre prime foto, capire quali piccoli errori pregiudicavano l’armonia dello scatto nonostante il soggetto ci piacesse molto (nessuno fotografa qualcosa che non gli piace, giusto?). Ecco una piccola galleria degli orrori tratta dai miei primissimi post, con una spiegazione di cosa avevo sbagliato (e poi imparato!):

Mi ricordo il momento in cui ho scattato questa foto, ero felice, perchè si avvicinava il natale e una mia cara amica tedesca mi aveva appena insegnato a cucinare questi dolcetti alla cannella, che sono diventati una costante di tutti i miei natali successivi. Quali sono i problemi di questa foto?

  • è sfocata (e questo è l’errore meno perdonabile e meno riparabile di tutti, ahimè)
  • è stata scattata con la luce artificiale, e quindi è gialla e ha dei brutti riflessi.
  • la postproduzione non la valorizza. Se mi conosco bene, avevo usato un filtro azzurrino di Instagram, probabilmente Nashville, nel malriuscito tentativo di correggere la luce artificiale giallognola.

Cosa avrei dovuto fare? Una cosa sola: aspettare di avere migliori condizioni di luce e più tempo da dedicare alla disposizione di questi meravigliosi dolcetti sul tavolo, e poi scattare e ritoccare con calma (finire i biscotti in una notte, in fondo, sarebbe stato improbabile, no?). Questo è quello che quasi certamente ho fatto quando ho scattato, due anni dopo, quest’altra foto:

Per il secondo e ultimo esempio uso un post che mi fa moltissima tenerezza. Risale al 3 febbraio 2012, giorno in cui i miei seguaci hanno raggiunto il ragguardevole numero di 500, che per me era (ed è ancora!) un grande risultato.

#500 followers! Thank you! 💙💙💙

A post shared by Marta Pavia – #feliceadesso (@zuccaviolina) on

Qual è il principale problema di questo post?

  • Non è un contenuto adatto a Instagram. È uno screenshot (che tenerezza, però, il design dell’app di allora) che avevo tentato di adattare alla funzione di post di ringraziamento ritagliandolo e aggiungendo una scritta. Il risultato però non è particolarmente gradevole.
  • Non ha molto senso aggiungere il filtro a qualcosa che non è una foto. Se questo effetto seppia un po’ vintage ha senso su uno scatto perchè conferisce un aspetto analogico (diciamocelo, quanto era carino il filtro Earlybird con i suoi toni giallini e il bordo stondato? ❤️) non è particolarmente efficace su uno screenshot, perchè si limita a dare un aspetto “sporco” al bianco digitale dello sfondo.

So che sembra scontato, ma creare contenuti adatti ai nostri canali social, della giusta dimensione e che parlino la lingua del mezzo in cui si trovano è fondamentale perchè il messaggio venga accolto e compreso dagli altri.

Cosa avrei dovuto fare? Creare un contenuto ad hoc per ringraziare i miei followers. Avrebbe potuto essere una semplice scritta su sfondo colorato, realizzata con un’app tipo Phonto, oppure avrei potuto tentare di comunicare il concetto e tutta la mia gratitudine verso i miei amici online attraverso una foto, come ho fatto qui, cinque anni dopo (cinque? 😱  sembra ieri!).

Cosa penso dunque della possibilità di cancellare o archiviare i vecchi post? Si può fare, ma non è obbligatorio nè necessario.  Le foto “brutte” o “sbagliate” sono come gli errori di un bambino che impara a suonare il pianoforte: il punto non è farli sparire, ma usarli per trarne qualcosa di buono.

Che ne pensate? Come vi comportate con i post che non vi piacciono più? Avete provato a scorrere la vostra gallery alla ricerca degli errori passati? Sarei molto curiosa di conoscere la vostra opinione, scrivetemela qui sotto o su Instagram!

Gli hashtag di maggio

#naturally_imperfect

Questo tag è stato inventato da una donna affascinante, @owl_emma, che vive tra l’Inghilterra e Marrakesh. Il suo stile di vita si ispira al concetto giapponese del Wabi Sabi, ispirato alla dottrina buddista. Il Wabi Sabi è la bellezza imperfetta, impermanente e incompleta delle cose, la consapevolezza serena che tutto ciò che è autentico non è finito e non dura per sempre. Questo rende particolarmente belli gli oggetti asimmetrici, sui cui si vedono i segni dell’età, e i fenomeni naturali, pieni di una grazia imprevedibile ed effimera. Qui qualche foto dal profilo di Emma:

Questo tag è molto adatto a questa primavera che fatica ad avviarsi, ai fiori che iniziano a sfiorire, ed è una lezione importante per un’ instagramer ossessionata dalla perfezione simmetrica degli scatti come me.

Ecco qualche foto dal tag #naturally_imperfect:

#moodofmywindow

Creato da una bravissima instagramer di Oslo, @earlymorningheart, è dedicato alle finestre. Sono ammessi i panorami, gli oggetti appoggiati sui davanzali, le lame di luce che entrano dai vetri.

Janne, come si intende dal suo nickname, è una grande amante delle prime ore del mattino, nonchè delle colazioni alla finestra.

Color of the day, peach tones 🍂Good morning! #moodofmywindow

A post shared by Janne Bull Karlsen (@earlymorningheart) on

Perfetto per questa stagione in cui il tempo è incostante, le finestre sono testimoni di piogge torrenziali, di mattine luminose, di vasi che invadono i davanzali.

Ecco qualche foto dal feed #moodofmywindow:

#versidiversi

Bellissima iniziativa di @the_eat_culture, che è un profilo Instagram ma anche un sito dedicato a arte, cibo, design e altre cose stupende.

Per dirlo con le parole di Sara, “tutto può essere poesia, ascoltare la nostra canzone preferita, leggere un libro, mangiare, guardare con ammirazione, scrivere“. La vita stessa è un atto poetico.”

🇮🇹Questo video, come tradizione, sarebbe dovuto andare online ieri ma purtroppo problemi di connessione non me l'hanno permesso. Rimedio oggi, annunciando in leggerissimo ritardo il tema del mese di maggio… la poesia! ❤️ Il punto di partenza è questo: tutto può essere poesia, ascoltare la nostra canzone preferita, leggere un libro, mangiare, guardare con ammirazione, scrivere. La vita stessa è un atto poetico. Dunque dov'è la poesia? Se volete raccontarci dove trovate o qual è la vostra "poesia quotidiana" vi aspettiamo per confrontarci all'hashtag #versidiversi. Sempre se vi va. 😉 • • 🇬🇧🇺🇸This video, as a tradition, was supposed to go online yesterday but unfortunately the internet connection wouldn't let me. I remedied today announcing, in a very slight delay, the theme of May… poetry! ❤️ The starting point is: everything can be poetic, listen to our favorite song, read a book, eating, watching with admiration, writing. Life itself is a poetic act. So where is poetry? If you want to tell us where or what your "daily poetry" is, we look forward to meeting you at the hashtag #diverseverse.

A post shared by Sara Cartelli (@the_eat_culture) on

Questo hashtag, così bello che già solo il nome fa sorridere, vi servirà per condividere, durante il mese di maggio, tutto ciò che porta un pizzico di poesia nelle vostre vite.

È un hashtag piccolino, e voglio vederlo crescere insieme a voi! Qui qualche foto tra quelle già presenti nel tag:

Poesia, luce che entra dalle finestre, piccole imperfezioni come filosofia di vita, questi i temi del nostro maggio insieme su instagram. Ricordate di taggare sempre le vostre foto anche con #feliceadesso, così vedrò e riconoscerò i vostri scatti.

Che ne dite di questi hashtag? Vi piacciono questi temi? Avete suggerimenti per il prossimo mese? Lasciatemi un commento, se vi va.