#gioiedinatale: un calendario dell’avvento su Instagram

Mia mamma ai primi dicembre mi ha sempre procurato due cose fondamentali: la porporina (oggi volgarmente chiamata “glitter”) e un calendario dell’avvento, di quelli con le finestre di cartone e un minuscolo cioccolatino per ogni giorno dal primo alla vigilia (più uno leggermente più grande per il giorno di Natale).

Ecco, io credo che stare online serva anche e soprattutto a condividere momenti di serenità, apparentemente insignificanti ma in verità preziosi, come ognuno di quei cioccolatini piccolissimi.

Come funziona?

Si pubblica una foto al giorno dall’1 al 25. Qui sotto trovate un elenco di temi (o meglio degli hashtag) da usare come spunto. La foto sarà il vostro dolcetto giornaliero, ma il vero regalo è la creatività, che ogni giorno donerete a voi stessi e allo stesso tempo dedicherete agli altri.

#gioiedinatale 2017_giusto.png

Perchè degli hashtag?

Gli hashtag, come spiegavo in uno dei primi post di questo blog, servono a raggruppare dei contenuti e sono utilissimi come fonte di ispirazione e come luogo di scambio di contatti e idee.

Per il contest di quest’anno ho scelto solo hashtag che avevo già consigliato nei miei post precedenti sugli hashtag del mese (più un paio di special guests), un po’ per regalarci un’altra occasione di vederli all’opera (sono tutti stupendi!) e un po’ perchè può essere un utile ripasso (ecco che esce fuori la prof che è in me).

Ogni giorno, sulle mie instagram stories, troverete una breve descrizione del tag del giorno, ma per essere sicura che abbiate tutte le informazioni necessarie per sfogare la vostra creatività li descrivo uno ad uno anche qui sotto, con i link agli articoli in cui se ne è parlato in origine.

Per le altre info sul funzionamento del contest saltate in fondo al post!

1. #felicedicembre
Hashtag coniato da @lagonzi per condividere ogni mese piccoli momenti di serenità. Il progetto continua per tutti i mesi dell’anno: #felicegennaio, #felicefebbraio, ecc…Se n’è parlato qui.

2. #homeisacupoftea
Hashtag creato da @meandorla a partire da una graphic novel di Candace Rose Rardon, che sostiene che c’è uno strettissimo rapporto tra il tè e il concetto di casa. Come darle torto? Se n’è parlato qui.

3. #allyoucantexture
Hashtag di @unacarlotta, blogger e interior designer. Serve per immortalare le texture e i pattern che ci circondano ogni giorno (una teglia di biscotti, la trama dei maglioni, una cassa di arance…). Se n’è parlato qui.

4. #storieinviaggio
Hashtag nato dalla creatività di @jugiemme. Riguarda il concetto di viaggio, anche in senso metaforico. Perfetto per immortalare l’inizio della settimana o per rispolverare gli scatti delle nostre avventure estive. Se n’è parlato qui.

5. #ofsimplethings
Hashtag creato dall’instagramer inglese @humphreyandgrace. Dedicato alla bellezza cose semplici: un rametto di pino, una foglia ricoperta di brina, la lana bianca di un maglione. Se n’è parlato qui.

6. #mymagicalmorning
Hashtag creato dall’instagramer scandinava @elvirasstory. Perfetto per cercare un po’ di fascino nordico e invernale nella luce del mattino che filtra dalla finestra o nel vapore che sale dalla nostra tazza di tè.
Se n’è parlato qui.

7. #vivodiparticolari
Hashtag coniato da @sandra_milillo per ricordarci di cercare la bellezza nei particolari che ci circondano. Vale tutto: maniglie, macchie di caffè sul tavolo, muri scrostati, biglietti d’amore, luci alle finestre, ecc…
Se n’è parlato qui.

8. #a_sill_life
Hashtag coniato da @simpleandseason che letteralmente vuol dire “vita da davanzale”. Il davanzale è un set fotografico perfetto per ritrarre piantine e tazze fumanti, ma anche libri, coperte, amici a due e quattro zampe…
Se n’è parlato qui.

9. #straightfacade
Letteralmente vuol dire “facciata dritta” e serve ad immortalare palazzi e altre bellezze architettoniche. Perfetto se state sfruttando il weekend lungo per un viaggetto o per fare i turisti nella vostra città. Se n’è parlato qui.

10. #seekinspirecreate
Lanciato dalla rivista inglese @91magazine è un hashtag dedicato alla scoperta e alla creatività in tutte le sue forme. Sì ai fiorellini invernali, ai giocattoli di legno, ai boschi di abeti e alle decorazioni natalizie. Se n’è parlato qui.

11. #creativityinmybreakfast
Hashtag nato dalla creatività di @antonellasonnessa e dedicato alle colazioni creative. Mi aspetto un tripudio di biscotti, mandarini, lucine, omini di pan di zenzero, tè di natale, torte, cioccolata calda con panna (invitatemi!)… Se n’è parlato qui.

12. #naturally_imperfect
Questo tag è stato coniato da @owl_emma ed è ispirato all’estetica giapponese del wabi sabi, che celebra la bellezza imperfetta ed effimera delle cose. Perfetto per elementi naturali come pigne e rametti o per le tazze (o le palline di natale!) vintage e un po’ sbeccate. Se n’è parlato qui.

13. #moodofmywindow
Hashtag coniato dall’instagramer norvegese @earlymorningheart, dedicato a finestre e davanzali di tutti i tipi. Utilissimo per ritrarre paesaggi invernali dietro a vetri appannati o illuminati a festa. Se n’è parlato qui.

14. #theslowdowncollective
Questo tag, inventato da @thegelfis, ci ricorda l’importanza di fermarci ad osservare la bellezza che ci circonda. L’inverno non è forse il momento ideale per rallentare il ritmo? Se n’è parlato qui.

15. #fridayfacelessportrait
Creato da @lapinblu, questo adorabile tag serve a raccogliere ritratti e autoritratti senza faccia. Si tratta di foto molto poetiche, che spesso colgono l’essenza della persona più di quanto non sembri possibile. Se n’è parlato qui.

16. #terrerare
Questo hashtag è stato creato da @beniculturali3.0 ed è perfetto per immortalare il luogo meraviglioso in cui vivete, o l’ultima meta dei vostri viaggi in Italia. Se n’è parlato qui.

17. #tv_neatly
Simile all’hashtag #thingsorganizedneatly, ma più a misura d’uomo, questo tag serve per raccogliere scatti di oggetti organizzati ordinatamente. Che ne dite di sperimentare questo stile con teglie di biscotti e decorazioni natalizie? Se n’è parlato qui.

18. #pastelloso
Nato dalla grande creatività di @val_ina, questo tag raccoglie meravigliosi scatti minimal dai colori pastello. Oggi vi invito a mettere da parte gli intensi rossi e dorati natalizi e dedicarvi a tinte chiare e colori tenui. Se n’è parlato qui.

19. #lemiecolazionisuig
Hashtag coniato da @alebuba, instagramer dall’animo gentile e molto amante delle colazioni. Voglio vedere caffè, latte, panettone e biscotti e tutto ciò che addolcisce il vostro buongiorno. Se n’è parlato qui.

20. #caughtflowerhanded
Letteralmente “beccato con i fiori nel sacco”, questo hashtag è nato dalle menti di @rachelandhercoffee e @just_another_instamum. Ancora una volta vi invito a tirare fuori pigne, abeti, vischio, bacche e rametti e dare sfogo alla vostra creatività. Se n’è parlato qui.

21. #bookishhygge
Questo hashtag è stato inventato da @abookishbaker, un’instagramer inglese molto appassionata di carta stampata. Raccoglie foto che uniscono i libri al concetto danese di “hygge”, che è la sensazione di sentirsi sereni e al sicuro nella propria quotidianità. Riuscite a immaginare qualcosa di più bello? Se n’è parlato qui.

22. #floralfridaycompetition
Frutto della raffinata creatività di @emilyquinton, questo hashtag riguarda composizioni floreali di ogni tipo. Pronti a sfoderare rami di abete e stelle di natale? Se n’è parlato qui.

23. #winter4igers
La community @4igers è stata fondata da @eziomrlifestyle e propone un hashtag a tema per ogni stagione. Pronti a invadere il feed con foto dalla perfetta atmosfera invernale? Se n’è parlato qui.

24. #fotointavola
Ecco la prima new entry di questo contest. Non ho mai citato sul blog questo bellissimo hashtag coniato da @valefatina, e non riesco a immaginare un momento migliore per farlo. Si parla di cibo, festa e tavole imbandite. Esiste qualcosa di più bello?

25. #mywhitechristmas
Seconda e ultima novità, questo tag è stato coniato da un negozio londinese, @thewhitecompany, che un anno fa ha lanciato questo hashtag dedicato a raffinatissime foto natalizie in total white. Mi è sembrato perfetto per chiudere in bellezza questa avventura.

Bello, come si partecipa?

Per partecipare è sufficiente ricondividere l’immagine con i temi su Instagram (anche solo per qualche giorno) invitando i propri amici ad unirsi.

Poi potete cominciare a condividere i vostri scatti usando il tag del giorno insieme al tag #gioiedinatale (quest’ultimo è importantissimo, perchè è quello che userò per scorrere la gallery e selezionare le potenziali foto vincitrici).

Non è obbligatorio pubblicare una foto tutti i giorni, ma provarci è una bella sfida con se stessi.

Non è necessario avere il profilo pubblico, ma se avete un profilo privato tutti i partecipanti che non sono vostri amici non potranno vedere le vostre foto (me compresa!).

Si possono usare anche foto scattate mesi prima, se sono adatte al tema del giorno, l’importante è non “barare” e usare solo foto proprie.

Se non avete iniziato il primo dicembre, perchè l’avete scoperto dopo, meglio tardi che mai! Siete assolutamente i benvenuti.

E cosa si vince?

Ogni sei giorni ripubblicherò un collage con le foto che più mi hanno emozionata e alla fine di tutto per qualcuno ci sarà un bellissimo premio offerto da @creativelampshades (per ora non posso dirvi di più, ma presto vi svelerò qualcosa).

Ma la cosa più bella, per me e spero anche per voi, sarà la gioia di condividere immagini, parole e storie aspettando insieme la notte più magica dell’anno.

Download

In questa cartella Dropbox trovate l’immagine da condividere su Instagram in versione quadrata (per il profilo) e in versione rettangolare (per le stories). :)

Se avete domande o osservazioni, come sempre, scrivetemi qui o su Instagram!

 

Gli hashtag di novembre

Ho iniziato questo mese nel migliore dei modi, cioè incontrando alcuni ragazzi della laurea magistrale dell’Università del gusto di Pollenzo (un luogo LETTERALMENTE incantato)  con cui ho parlato di storie, community e di raccontare il cibo su Instagram. Alcuni dei presenti dopo mi hanno scritto cose molto belle e ho avuto la sensazione stupenda di aver veramente, a dispetto di tutte le mie imperfezioni e insicurezze, trasmesso loro qualcosa. Ma veniamo alle parole magiche che ci ispireranno durante il mese di Novembre.

#slowautumndays

Quando qualcuno, qualche giorno fa, mi ha detto “ho visto delle foglie che tu avresti di certo fotografato” ho intuito che la mia passione per questa stagione non è decisamente passata inosservata. Non potevo, dunque, tenere per me questo meraviglioso hashtag autunnale ideato da @jenlittlebirdie, un’altra delle mie adorate instagramer inglesi.

C’è un altro posto al mondo, oltre lo Yorkshire, in cui si trova una luce azzurrina e rustica come questa? In cui non pare possibile avere altro desiderio che sorseggiare una tazza di tè avvolti in una soffice copertina di lana mohair?

L’hashtag conta solo 7k post ed è un puro concentrato di bellezza autunnale (no, non ci è finita per caso una foto di capodanno, è che gli inglesi il 5 novembre festeggiano la Bonfire Night accendendo fuocherelli vari e falò):

Riassumendo, ecco primo obiettivo del mese: non farsi più sfuggire neanche una foglia secca degna di essere fotografata!

#thisautumnlife

Lo so, lo so, sono ripetitiva. A mia discolpa posso dire che il mese prossimo l’autunno sarà finito e dovremo occuparci di cose molto serie (tipo il contest #gioiedinatale!) che richiederanno dosi massicce di stecche cannella e led lampeggianti .

Questo hashtag è frutto della creatività di @herinternest, instagramer e blogger norvegese dalla bellezza di una fata dei boschi e dalla straordinaria creatività:

Durante il mese di ottobre ha lanciato l’hashtag #thisautumnlife, che prevedeva di sviluppare uno spunto creativo ogni giorno per tutto il mese (un po’ come il nostro contest natalizio in arrivo a dicembre ❤️).

Ormai il challenge è concluso ma penso sarebbe bellissimo tenere in vita questo feed rilassante e ricco di ispirazione. Scorretelo e lasciate che il suo mood vi contagi.

#felicenovembre

Amo questo hashtag già solo per l’assonanza con il “mio” #feliceadesso, ma lasciate che vi racconti la sua storia. L’ha lanciato un anno fa Francesca Gonzales, anche nota come @lagonzi, una bravissima foodblogger che si occupa anche di comunicazione, eventi e social media. Il suo profilo Instagram fa decisamente venire fame:

L’hashtag #felicenovembre, come racconta in un suo post, l’ha lanciato un anno fa per cercare, attraverso la condivisione con gli altri, gli aspetti positivi di un mese considerato, a torto, grigio e noioso. Che dite, ci è riuscita?

La cosa bella è che l’idea, nata per il mese novembre, è continuata, e quindi esistono anche #felicedicembre, #felicegennaio, ecc… e tutti quanti rientrano sotto l’etichetta #felicemese.

Inutile che ve lo dica, è sempre il mese giusto per condividere la propria gioia, quindi alimentate con le vostre foto questo bellissimo progetto.

Come sempre vi ricordo di usare sempre anche il tag #feliceadesso, così le foto potranno essere viste da me e dalla nostra piccola grande community.

Per ora è tutto, che ne dite di questi hashtag? Li conoscevate? Avete altri tag autunnali del cuore? Come sempre aspetto i vostri commenti, qui o su Instagram.

 

Che cos’è #flowinitaliano e perchè dovreste aderire anche voi

  • Può una rivista vivere non solo su carta ma anche nella rete?
  • Può un giornale essere davvero fonte di ispirazione e creatività?
  • Può una community nata online raggiungere insieme un obiettivo concreto?

Sì, sì e sì. Le risposte a queste tre domande sono possibili grazie all’iniziativa #flowinitaliano, ideata da Anabella Veronesi, in arte @mywashitape.

La gioia di creare

Prima di spiegarvi bene in cosa consiste questo movimento, abbracciato ormai da numerosissime blogger e instagramer, faccio una doverosa premessa.

Io me lo ricordo, ad esempio, il giorno in cui ho scoperto il profilo instagram e il blog di Anabella. Non so se anche per voi è stato così, ma a me Instagram ha spalancato le porte di una creatività che non credevo di avere. Mi ricordo bene anche il momento in cui ho scoperto cos’è un washi tape, e mi sono ritrovata, pochi minuti dopo, a svaligiare gli shop online di tutto il globo. Così come mi ricordo le prima volte che ho provato, davanti a certe gallery di foto e a certe illustrazioni, un incanto nostalgico senza fine. E poi l’improvvisa esigenza di provare a fare lo stesso, di esprimere un sentimento con un’immagine, con un colore, con le parole scritte nella didascalia sotto una foto. Questa sensazione continuo a sentirla, sulla punta delle dita, quasi ogni giorno.

Sì, ma cos’è Flow?

Flow è una rivista nata in Olanda da un gruppo di creativi amanti della carta e delle cose belle. Esce in inglese e in tedesco otto volte l’anno e si può comprare online.

Sulla copertina di ogni numero campeggia il motto “celebriamo la creatività, l’imperfezione e i piccoli piaceri della vita”.

Io ho solo un numero, il 18, scelto per la copertina assolutamente irresistibile e comprato online insieme a un set di quattro stupendi quaderni illustrati a tema mindfulness. Dentro ci sono articoli su donne creative che hanno girato il mondo, poster da staccare, illustrazioni e foto stupende e addirittura un set di segnalibri.

flow_in_italiano_zuccaviolina.JPG

Perchè in italiano?

L’obiettivo dell’iniziativa è convincere, attraverso la collaborazione tra blogger e donne creative in rete, un editore nostrano (chi sia, per ora, è un segreto!) a stampare un’edizione italiana di Flow.

Qualcuno ha obiettato che la rivista è stupenda così com’è, e che gli i nostri connazionali, poco propensi a imparare le lingue e a sentirsi cittadini del mondo, farebbero bene a rassegnarsi a leggere magazine in idiomi diversi dal proprio. Qualcosa di vero c’è, e io sono convinta, infatti, che la vera ragione per cui vale la pena di credere in questo sogno sia un’altra. La spiega molto bene la promotrice dell’iniziativa, in un post di alcuni mesi fa scritto con il suo inconfondibile, meraviglioso stile italo-argentino (che peraltro dimostra quanto il mondo possa essere smisurato e piccolo allo stesso tempo).

La ragione, secondo me, è da ricercare in quello stimolo a creare che ho descritto sopra. Il fatto che oggi le idee possano viaggiare contemporaneamente su carta e online è una delle più grandi ricchezze del nostro tempo. Flow in italiano sarebbe un luogo dove valorizzare la creatività italiana nata in rete, dare voce alle piccole realtà artigianali, mostrare il talento nascosto di innumerevoli illustratrici e illustratori, fotografe e fotografi che adesso si esprimono solo attraverso il web.

Sarebbe un canale in più attraverso cui creare condivisione e spandere ispirazione.

Sono queste le ragioni per cui ho deciso di sponsorizzare questa iniziativa, che prende vita come una sorta di staffetta che si ripete ogni venerdì (che è il #flowmagazineday), e che coinvolge ogni volta un blogger e un artista diversi.

Io ho avuto la fortuna di essere stata accostata a un illustratore che mi piace molto, @hellohikimi, torinese come me, che ha realizzato questo bellissimo disegno per l’occasione.

hikimi_flow in italiano-print

Io come posso aderire?

Per partecipare alla staffetta condividi sui tuoi canali social questo post, oppure, se vuoi, scarica il bellissimo disegno di Roberto e la mia foto e ripubblicali su Instagram usando l’hashtag #flowmagazineday.

Puoi dare sfogo alla tua creatività anche usando, per i tuoi scatti,  il tag #flowinitaliano, che è anche una bellissima community di persone creative e affiatate. :)

Che ne pensate di questa iniziativa? Conoscevate Flow? Avete mai provato quella sensazione mista di stupore/nostalgia/creatività che descrivo nel post?

Gli hashtag di ottobre

#thatautumnmagic

Questo è uno degli hashtag più piccoli e belli che abbia mai visto. Conta solo 680 post ma sono tutti pura poesia. A dimostrazione del fatto che i grandi numeri non definiscono il valore delle cose, questo hashtag è frutto della creatività di un’instagramer dal profilo poco celebre ma colmo di bellezza, Maddy Lawson, il cui nickname, particolarmente adatto all’atmosfera dei suoi scatti, è @a_slow_adventure.

 

Non ho trovato molte notizie su quest’amante della natura, del cibo e dell’artigianato locale che vive nel cuore della Gran Bretagna, se non la sua bacheca Pinterest, che comunque è già un gran piacere per gli occhi.

L’hashtag #thatautumnmagic, ovviamente, è un rifugio rilassante fatto di cieli grigiolini, foglie secche e infusi fumanti del quale faticherete a fare a meno.

 

#a_sill_life

Anche questa volta non riesco a uscire dal Regno Unito, ma vi porto in Galles, a casa di un’instagramer che vive nel meraviglioso parco naturale di Snowdonia, che ospita, tra le altre cose, la montagna più alta d’Inghilterra (1085 tenerissimi metri d’altezza). Kayte Ferris @simpleandseason è una blogger e una “marketing mentor” il cui profilo Instagram è un’istigazione irresistibile a mollare tutto per un rustico chalet sulle Alpi (che, comunque, superano i 2000 metri e d’inverno c’è pure la neve) dotato di caminetto e di connessione ultraveloce.

 

Ma veniamo all’hashtag, che è perfetto per sbirciare l’autunno attraverso i vetri di casa, perchè #a_sill_life significa “vita da davanzale“. Di finestre si era già parlato nel post sugli hashtag di maggio, e secondo me restano uno dei migliori set fotografici che tutti, a casa, abbiamo a disposizione.

Si può giocare sul mutamento del panorama in base al clima (ah, quanto amerete le giornate grigie, per non parlare delle goccioline di pioggia sui vetri!) e sugli effetti di luce creativi e d’atmosfera che si possono ottenere scattando controluce.

 

#myhappynews

Questo è un hashtag particolare, perchè non dura tutto il mese, anzi, prende vita in un solo, meraviglioso giorno.

Quel giorno è mercoledì 18 ottobre e l’iniziativa è un’idea della meravigliosa Sara Cartelli di @the_eat_culture. Per ventiquattro ore (ma non sarebbe meglio per sempre?) ci impegneremo a resistere all’impulso di condividere sui social news tragiche (spesso di dubbia attendibilità) e tetre lamentazioni e daremo spazio solo alle buone notizie.

Io amo i sognatori e credo che il web dovrebbe essere luogo di positività, amicizia e rispetto, per questo non posso che abbracciare quest’idea che ha la bellezza folle e grandiosa dell’utopia.

Per un giorno, quindi, largo alla solidarietà, ai traguardi umanitari e personali, ai piatti ben riusciti, ai piccoli gesti ecologici, ai buoni voti sui quaderni, alla soddisfazione di posare il cucchiaio/la penna/l’uncinetto e di rimirare il proprio lavoro ben fatto.

Vi confesso che quest’iniziativa mi emoziona particolarmente anche perchè il mio papà, che era ottimo un professore oltre che un gran sognatore, aveva organizzato anni fa con una classe una cosa molto simile.

🇮🇹LA FELICITÀ È UNA COSA SEMPLICE. Come lo scorso anno ottobre è felicità! Questo mese abbiamo deciso di non creare un hashtag dedicato, ma di utilizzarne uno molto conosciuto qui su Instagram che raccoglie centinaia di immagini ogni giorno. La sua ideatrice è Marta Pavia, una fotografa torinese di estrema sensibilità e talento conosciuta come @zuccaviolina. Se volete raccontarci cos'è per voi la felicità vi invitiamo ad utilizzare il suo hashtag, ovvero #feliceadesso. P.s. Anche quest'anno torna la giornata della felicità. A brevissimo vi daremo tutti i dettagli. Buon mese della felicità a tutti! • • 🇬🇧🇺🇸HAPPINESS IS A SIMPLE THING. Welcome october, welcome new blog subject! This month we will discuss about happiness. What does happiness means to you? Tell us using the hashtag #happinessisasimplething. Happy month of happiness to all of you!

A post shared by Sara Cartelli (@the_eat_culture) on

Sara inoltre, con mia estrema gratitudine, ha invitato le persone che seguono il suo blog a usare per tutto ottobre il mio (e vostro) tag #feliceadesso, per protrarre il tema della felicità per tutto il resto del mese. Che dire? Non potrei essere più felice di così!

Che ne dite degli hashtag di ottobre? Siete già preda del fascino dell’autunno? Avete già in mente qualche buona notizia da spandere nel web? Come sempre scrivetemi qui o su instagram ❤️

 

Gli hashtag di settembre

Li sentite i brividi sulla schiena? Io sì, è l’inizio dell’anno lavorativo, un momento pieno di aspettative, tazze di camomilla e piccole paure. Sono andata a caccia di hashtag carichi di ispirazione e positività per cercare di rendere questo momento di passaggio il più possibile dolce e creativo.

#homeisacupoftea

Partiamo dalle cose serie, quelle che sanno di buono, e di casa. Questo hashtag è stato coniato da @meandorla, instagramer inglese che, non ne faccio mistero, amo alla follia. L’hashtag è ispirato a una bellissima graphic novel della disegnatrice americana Candace Rose Rardon. Candace racconta di aver cambiato casa molte volte e di aver scoperto ad ogni tappa persone, idee, atmosfere, e gusti di tè diversi, fino ad approdare al luogo, materiale e interiore allo stesso tempo, che finalmente ha potuto chiamare casa.candace rose rardon illustrazione tè

Innanzitutto leggete questo racconto, perchè fa bene all’anima, e poi sfogliate il feed, altrettanto meraviglioso, del tag #homeisacupoftea:

 

Lo so, vi siete già alzati per andare a riempire il bollitore. Aspetto le vostre foto di tazze e tazzine a braccia aperte!

#allyoucantexture

Ed eccoci alla creatività pura, con questo bellissimo hasthag di @unacarlotta. Ho avuto la fortuna di conoscere Carlotta di persona e vi posso assicurare che sprizza energia da tutti i pori. È una interior designer che sforna una quantità sconcertante di idee geniali (vogliamo parlare di questa cosa?) e ha un profilo Instagram molto carino, che ha recentemente avuto una svolta #pastellosa:

 

Ma veniamo al suo hashtag #allyoucantexture. Si tratta di andare a caccia, intorno a noi, di schemi e pattern, naturali e artificiali, e di immortalarli in una foto. È un bellissimo esercizio di creatività che allena l’occhio alla ricerca del ritmo e delle corrispondenze di colori e forme.

Carlotta ha aperto un profilo dedicato su cui ripropone le foto che le hanno rubato il cuore:

 

Per tutto il mese di settembre, quindi, attivate il texture-radar e scattate come se non ci fosse un domani!

#verderitorno

Questo è un hashtag che mi emoziona perchè ne sono, in qualche modo, diretta responsabile. È nato dalla collaborazione tra @igerstorino, community torinese di Igersitalia di cui mi occupo, insieme ad altri, da un paio d’anni, e @viridea_official. Chi non conoscesse Viridea (molto male!) sappia che si tratta di un grande vivaio a misura d’uomo, con giardinetti per rilassarsi e una quantità esorbitante di piante e oggetti la cui attrattiva metterebbe a dura prova anche il portafoglio del visitatore più stoico.

L’idea dell’hashtag è quella di vincere la nostalgia delle vacanze (chi non ne ha?) esercitandoci a guardare, osservare e fotografare il verde che ci circonda, anche in casa o in città.

 

I profili @igerstorino e @viridea_official riproporranno sui propri profili le foto più emozionanti e originali!

Ma non è finita qui, perchè il 23 settembre, per chi vorrà partecipare, ci sarà un workshop gratuito di styling e scatto al Viridea Garden Center di Collegno, sempre a tema #verderitorno. Ci sarò anch’io, insieme agli altri local manager piemontesi,  e insieme avremo la possibilità di sperimentare con fiori, carte colorate, forbicine e candele per comporre degli stupendi e colorati flatlay.

locandina_verderitorno_post.png
la locandina meravigliosa è realizzata da @luccico

Che dire? Ci sono solo venti posti, io non sto nella pelle e spero davvero di vedervi tutti. Ci si assicura un posto registrandosi a questo link.

[edit: i posti sono già tutti occupati, e non potete immaginare quanta gratitudine provi per questo! 💗 Se volete partecipare registratevi comunque al link qui sopra e mettetevi in lista d’attesa, se qualcuno rinuncia sarete contattati!]

Per ora è tutto, ricordatevi sempre di usare anche il tag #feliceadesso così avrò modo di vedere e apprezzare i vostri scatti. ❤️

È il vostro turno, che ne di questi hasthag? Vi sembrano adatti ad accompagnarci dolcemente verso l’autunno? Ci sarete il 23 settembre a Torino? Come sempre fatemi sapere quello che pensate qui o su Instagram.

 

 

Gli hashtag di agosto

#terrerare / #beniculturali30

È il momento degli hashtag “da viaggio”, e questi mi piacciono da morire. Sono stati coniati da @beniculturali3.0, un profilo molto seguito nato nel 2014 dalla creatività di Matteo Candela, che si occupa di promozione dei beni culturali, e gestito da Nicoletta Cellitti, storica dell’arte e social media manager. Recentemente è approdato online anche il loro sito web. L’hashtag principale del profilo è #beniculturali30, che oggi conta 190k post. Quello che io preferisco, però, è il loro hashtag secondario, #terrerare (non ha un suono stupendo questa parola?) perchè è una community più a “misura d’uomo” che conta solo 9k post. L’attività principale del profilo sono i repost, che sono molto numerosi (quattro o cinque al giorno) e tutti di ottima qualità:

 

L’Italia è un paese meraviglioso, e questo si sa. Quello che forse non ci ricordiamo abbastanza spesso è che in ogni chiesa di provincia, in ogni piazzetta ombrosa, dietro l’angolo di ogni via c’è uno scorcio stupendo che non aspetta altro che essere fotografato.

Se state girando la nostra penisola battuta dal sole, rifugiandovi all’ombra sotto i cornicioni, o se siete rimasti solo voi nella città semideserta e vi sentite un po’ turisti a casa vostra, usate questo hashtag dal nome evocativo, scorretene la gallery per prendere ispirazione e poi scattate!

Qui vi lascio qualche foto dal feed di #terrerare:

 

 

#ofsimplethings

Quando ho scoperto questo hashtag di lifestyle stavo per mettermi a saltellare sul posto dalla gioia perchè è semplicemente perfetto per me. L’ha creato @humphreyandgrace, una delle mie amate fotografe inglesi di lifestyle. Qui qualche foto dal suo profilo, puro piacere per gli occhi e la mente.

 


È un hashtag non troppo popolato (30k post) e tutte le foto trasmettono un grande senso di serenità.

Perfetto per ritrovare in questa fine estate un’atmosfera rustica, minimal e raffinata che ci accompagnerà dolcemente verso il clima dei prossimi mesi (lo so che anche voi, in un posticino nascosto del vostro cuore, desiderate già l’autunno).

Ecco qualche foto da cui prendere spunto tratta dal feed di #ofsimplethings:

 

 

#storieinviaggio

Forse l’hashtag che amo di più di questo mese, coniato dalla bravissima Giulia Modena, anche nota come @jugiemme, è #storieinviaggio. Giulia si occupa di comunicazione web, è molto brava a scrivere, fare foto e cantare (questo non lo sapevate eh?). Qui vi lascio qualche foto tratta dal suo profilo Instagram, un luogo creativo e rilassante, che fa sentire a casa.

 


Non sono, almeno per ora, una gran viaggiatrice. Sono nata dotata di una dose incredibile di prudenza (che i miei genitori non hanno mai avuto) e con una netta tendenza a stare ferma, osservare molto, muovermi con lentezza. Dicono che a un anno pronunciavo frasi piuttosto complesse, ma non ne volevo sapere di camminare. Questa attitudine fa sì che io spesso arrivi in ritardo a un appuntamento perché mi sono fermata, ad esempio, a fotografare un fiore che ha rotto l’asfalto del marciapiede, o a parlare un l’anziano vicino di casa sulle scale.
Nonostante per me raggiungere la riviera di una qualsiasi regione italiana sia un’avventura già sufficientemente impegnativa questo hashtag mi piace molto, perché il viaggio come lo intende Giulianon è legato necessariamente allo spostarsi fisicamente, ma anche (e soprattutto!) al muoversi con la fantasia, con la creatività, al posare uno sguardo nuovo sul mondo che ci circonda (questo lo diceva anche Proust).

La sfida di questo mese è contribuire a questo hashtag con le vostre storie, che siano nate dal movimento di treni, piedi, pensieri, pagine di un libro.

Per finire in bellezza, ecco qualcuna tra le foto già presenti nel feed del tag:

 

Aggiungete sempre anche il tag #feliceadesso alle vostre foto per condividerle con la nostra piccola, stupenda community!

Che ne pensate di questi tag? Avete già il rullino pieno di foto di viaggi o siete ancora in trepidante attesa del vostro momento di relax? Fatemi sapere se vi sono piaciuti ❤️

Pastiglie Leone: nella fabbrica delle meraviglie

Una panacea per tutti i mali

Le pastiglie Leone (chi non le conoscesse visiti il loro sito, subito!) hanno centosessant’anni. Sarebbe a dire che hanno iniziato a esistere 42 anni prima della fondazione della Fiat, e quattro anni prima dell’unità d’Italia. Il fatto che si chiamino “pastiglie” la dice lunga sulla loro storia. A me viene in mente un mondo in cui i barbieri suonavano il violino, i parroci del paese tenevano l’anagrafe e i farmacisti, un po’ stregoni, un po’ erboristi, aggiungevano aromi e estratti naturali ad un miscuglio farinoso di zucchero, che chiamavano, appunto, pastiglia.

Facendo un salto in avanti, non poi così grande, mi viene in mente nonna Maria. Lei teneva sempre due cose nella borsa: una quantità innumerevole di sacchetti della spesa, accuratamente piegati a forma di triangolo, e delle caramelle (che spesso erano proprio pastiglie Leone).

“Ho un po’ di mal di gola” “aspetta che ti dò una pastiglia”, “Mamma mia, che mangiata!” “mangia una pastiglia che digerisci” ,”Che stanchezza!” “prendi una pastiglia che ti dà energia”.

Le piccole caramelle farinose marca Leone (a proposito, quanti torinesi tra voi si ricordano l’espressione “marca Leone” per dire “di qualità?”) per lei non erano un vizio o un dessert, ma un’irrinunciabile panacea contro pressione bassa, mal di gola, tosse, cattiva digestione, debolezza e molto altro. In casi estremi, quando la scorta era finita, mi somministrava direttamente un cucchiaino di zucchero con una spruzzata di limone, che a suo dire aveva un effetto del tutto paragonabile a quello delle suddette caramelle.

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Le “lacrime d’amore” sono caramelle delicatissime che all’interno hanno una gocciolina liquida di rosolio. Sono delicatissime e solo una persona all’interno dell’azienda conosce il gesto accurato per impacchettarle senza romperle.

Pastiglie Leone è donna

Nonna Maria, negli anni ’30, era una giovane donna intraprendente. La mattina lavorava come impiegata alla Caffarel (Torino, città dolcissima!) e la sera metteva di nascosto il rossetto, sulle scale, e correva a ballare il valzer con quello che sarebbe diventato l’uomo della sua vita.

Negli stessi anni una giovane imprenditrice, Giselda Balla Monero, decideva che la rivendita di dolciumi “Vittoria”, che aveva fondato insieme al fratello, non le bastava più, e rilevava la confetteria Leone. Potete ascoltare un commovente audio-racconto di questa parte della storia su Soundcloud.

Giselda Balla e Innocenzo Monero
Giselda Balla Monero, detta “la leonessa”, era una donna magra e distinta. Sembra che sull’atto di acquisto dell’azienda Leone, vicino alla firma, ci sia il segno di una sua lacrima di commozione.

Figlia di una donna che, altrettanto coraggiosamente, si era avventurata da sola nell’imprenditoria tessile, Giselda era soprannominata dai suoi dipendenti, non a caso, “la leonessa”.

Negli anni in cui mia nonna lasciava il lavoro e si dedicava al proposito, tanto ragionevole allora quanto ambizioso e folle oggi, di mettere su famiglia, Giselda guidava la Leone attraverso i decenni della guerra, il boom economico e gli anni ’60, fino a giungere agli anni ’80, nei quali, con fatica e a malincuore, lasciava una parte del controllo nelle mani del figlio, Guido Monero.

Se volete sapere come quest’azienda, con profonde radici nel passato, è diventata l’eccellenza in qualità dei prodotti, comunicazione e innovazione che è oggi, trovate tutto spiegato molto bene in questo articolo, mentre io cerco di rendervi le emozioni e le sensazioni, tutt’altro che oggettive e razionali, che ho provato visitando l’azienda poco più di due settimane fa. Inizia qui un elenco delle cose che mi hanno stupita di più.

Il profumo

Se non l’avete provato non potete immaginarlo, ma entrare nel loro stabilimento dai colori pastello, che ora si trova a Collegno, è un’esperienza profumatissima. L’odore di zucchero permea ogni cosa, la reception, lo spaccio, gli uffici, i bagni (giuro!) e naturalmente gli immensi locali dedicati alla produzione.

Sono pronta a giurare che perfino la figlia del proprietario, oggi responsabile marketing, Daniela Monero, profuma di caramelle.

Il cioccolato

Non ci sono gli Umpa Lumpa, ma potrebbero, visto che lo stabilimento Leone, come ho appreso con estrema sorpresa (e gioia!) produce anche cioccolato. E non sto parlando di cioccolato normale, ma di cose come il cioccolato al latte mou e il cioccolato grezzo alla pietra, nati direttamente dalla creatività estrosa del “signor Leone”.

 

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Questa non è una gif presa da internet, è quello che succede veramente al cioccolato dentro la fabbrica Leone!

Lui, Guido Monero, per capirlo, dovreste sentirlo parlare. Prima di tutto non c’è una frase in cui non riesca a infilare una decina di parole in dialetto piemontese, sulla comprensione delle quali sono stata molto avvantaggiata rispetto al resto della comitiva, che era composta per il 90% da blogger milanesi. E poi ha una cultura immensa su tutto ciò che riguarda il suo lavoro, non rimane mai a corto di aneddoti, etimologie, storie di famiglia, libri antichi da mostrare agli ospiti (dai quali ha tratto, tra l’altro, molte delle sue specialissime ricette).

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Guido Monero durante il nostro evento. Quei capelli ricci che spuntano a destra sono i miei!

Pastiglie Leone Zuccaviolina edition

Su questo, mi rendo conto, sono stata una privilegiata, perchè ho avuto la possibilità di creare da zero una pastiglia non in commercio (nello specifico, una pastiglia al cardamomo) impastando direttamente con le mie mani zucchero, aromi, gomma adragante e gomma arabica.

Per creare le pastiglie a mano si fanno tanti rotolini (che il signor Guido chiama “bigolin”) e si tagliano le pastiglie come tanti piccoli gnocchetti. Sono infinitamente felice del risultato.

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Dopo un paio di settimane dalla visita le mie personali pastiglie, essiccate e impacchettate, mi sono state spedite a casa insieme a un blocchetto di bellissime stampe in formato polaroid con le foto dell’evento, stampate da Cheerz.

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Bello! Come si visita?

Io ho avuto la fortuna e l’enorme privilegio di essere stata invitata, ma ho scoperto che l’ente torinese per il turismo organizza dei tour periodici nell’azienda. Trovate delle info sul blog di Turismo Torino.

Un’ultima nota, doverosa: l’immagine di copertina di questo post è un omaggio alle meravigliose pastiglie e allo stile minimal dell’hashtag #pastelloso, creato da Valina, che vi invito a usare semplicemente perchè è meraviglioso.

Gli hashtag di luglio (con tutorial Snapseed)

Siamo a luglio, quindi voglio immaginarvi mentre leggete il mio post sotto l’ombra fresca di un ombrellone, con la sabbia sotto i piedi e le dita appena unte di crema solare. O magari ciondolanti su un treno, con la vita raccolta in uno zaino sul portapacchi e la galleria del telefono straripante di nuovi ricordi. Siete pronti? Si parte!

 

#notmypanni

Non so a voi, ma a me i panni stesi ai balconi degli altri provocano un effetto psicologico molto complesso, e a tratti, me ne rendo conto, incomprensibile. Di solito inizio respirando a pieni polmoni il profumo di detersivo, poi immagino le mani che hanno steso quei pantaloni, la famiglia che ha indossato quelle canottiere, le persone che hanno dormito in quelle lenzuola. Mi si stringe la gola di nostalgia per una vita non mia, in cui qualcuno ha diviso il bucato per colore, l’ha steso lisciando con amore ogni piega, e forse teme che un colpo di vento vanifichi il lavoro fatto con tanta cura. Vorrei quasi citofonare e dire “signora, stia tranquilla, sono ancora lì” oppure “ottimo lavoro, non c’è nemmeno una macchia”. Forse un giorno lo farò, ma tornando a noi, ecco qualche foto tratta dal feed di #notmypanni:

Esiste un profilo collegato all’hashtag che saltuariamente fa repost di alcune foto. È gestito da due bravissimi instagramers italiani, cioè @gusions e @ilcavallopazzo. I repost ora sono fermi a maggio ma confido che l’estate porti nuova energia anche su questa pagina. Ecco qualche chicca tratta dal loro feed:

Piccola nota storica: nel 2001, l’allora presidente del consiglio (il cui nome non vi dirò, ma fa rima con una parola poco carina), prima di un G8 così tragico che non me la sento di parlarne (ma se non vi ricordate o eravate troppo giovani trovate tutto su Wikipedia) consigliò agli abitanti di Genova, città che ospitava il congresso, di togliere i panni stesi dai propri balconi, affinchè i grandi della terra, in arrivo nella città ligure, non venissero accolti da questa a suo avviso indegna e poco elegante manifestazione di italianità. Inutile dire che da allora amo il bucato esposto alle finestre con un’intensità ancora maggiore.

Con questo hashtag, per quanto mi riguarda, è amore da sempre. È ottimo per l’estate, perchè, complici il caldo e i weekend fuori porta, troverete #notmypanni pronti ad attendervi in ogni angolo.

#mymagicalmorning

L’estate è il momento migliore per celebrare la meraviglia del mondo che si risveglia, della luce che filtra attraverso le persiane, del sole che riscalda l’aria ancora fresca della notte. Questo hashtag molto piccolo (appena 1k post) ma ad alto concentrato di poesia è stato coniato dall’instagramer scandinava @elvirasstory, che ha un profilo dall’affascinante e indiscutibile eleganza nordica:

Qui sotto trovate qualche raffinatissima foto tratta dal feed di #mymagicalmorning:

Una delle sfide di questo sarà cercare un po’ di fascino nordico nella nostra colorata estate italiana. Io proverei a stanarlo nelle prime luci del mattino, nei bianchi luminosi degli abiti leggeri e nella delicatezza dei fiori appena raccolti.

#straightfacade

Letteralmente “facciata dritta”, questo hashtag ospita foto di paesaggi urbani in cui le linee presenti nell’immagine sono parallele ai bordi della foto.

Si tratta di un effetto molto armonico e piacevole per gli occhi, impossibile da ottenere senza fotoritocco. Quando fotografiamo un palazzo, infatti, ci troviamo sempre piuttosto in basso e l’obiettivo del telefono distorce inevitabilmente le linee, facendo apparire la base dell’edificio più larga rispetto alla cima.

Per aiutarvi a ottenere queste foto così armoniche e rilassanti ho preparato un brevissimo videotutorial (è il primo che realizzo, sono emozionata!) in cui ritocco uno scatto (non a caso, un #notmypanni) modificandone la prospettiva. Esiste un’app dedicata solo alla correzione prospettica, che si chiama SKRWT, ma in questo caso, trattandosi di una correzione non difficilissima, ho preferito usare Snapseed, che è un’app molto ben fatta, ricca di funzioni e di cui non potrei mai fare a meno. Fatemi sapere se vi è stato utile!

Nota: la musica del video è originale e composta dal mio stupendo compagno Dario ❤️

#straightfacade è decisamente un hashtag da viaggio. Se state andando alla scoperta di una capitale europea dalle architetture ardite, o esplorando uno di quei piccoli borghi medievali italiani, che paiono disegnati, o se non siete partiti, ma volete guardare la vostra città sotto una prospettiva nuova, questo è il tag che fa per voi.

Per ora è tutto. Viaggiate, sperimentate, divertitevi, e ricordatevi di usare sempre il tag #feliceadesso per condividere le foto con tutta la community. Naturalmente, se vi va, fatemi sapere che cosa ne pensate di questo post e del mio primo tutorial!

Gli hashtag di giugno

#seekinspirecreate

Qualche tempo fa, al workshop Dorothea, ho conosciuto la bravissima coach Gioia Gottini, che mi ha chiesto “ma tu davvero sei italiana? Dal tuo profilo Instagram non si direbbe”. Ci ho ragionato e ho capito che probabilmente questo è dovuto all’amore incondizionato che provo per le fotografe e le instagramers inglesi. L’hashtag #seekinspirecreate è stato lanciato dalla redazione di una rivista britannica, @91magazine. Ammetto che non l’ho mai letta, ma dal loro sito si capisce che riguarda creatività, arredamento e lifestyle. È una sorta di sorellina indipendente di Kinfolk (stupenda rivista di danese, come Flow, di cui forse vi parlerò più avanti qui sul blog) e di Cereal, pubblicata anche lei in UK. Eccole qua tutte insieme in bella mostra:

Questo hashtag, che letteralmente significa “cerca, ispira, crea” raccoglie scatti di quella bellezza rustica, semplice e rarefatta che le fotografe inglesi riescono a cogliere così bene.

Il mio consiglio è: perdetevi in questo hashtag. Allenate il vostro occhio a vedere le lame di luce che colpiscono gli oggetti, i rampicanti sui muri, i pattern rugosi delle superfici di legno, la bellezza dei fiorellini spontanei (poco più che erbacce!) gli oggetti rustici che quasi certamente vi circondano (se ne scovano nei cassetti di tutte le case, ve lo posso giurare!).

Quando li avete trovati, scattate e pubblicate usando il tag #seekinspirecreate:

 

#vivodiparticolari

Quando ero bambina, la mia ossessione erano le foto “da vicino”. Usavo una macchina fotografica semiautomatica (è lei!), naturalmente analogica, comprata dal mio papà, e avvicinavo l’obiettivo agli oggetti fino al limite massimo consentitomi dalla messa a fuoco, cercando di isolarli dallo sfondo. Abbiamo ancora, a casa, un certo numero di foto scattate da me a specchi d’acqua, sassolini, vetri rotti, letti di foglie e ogni volta che li guardo provo un’immensa gratitudine nei confronti dei miei genitori che mi lasciavano giocare e sperimentare, nonostante i rullini e le stampe all’epoca si pagassero (e non poco!). Questo è il mood del tag #vivodiparticolari, che mi piace e mi ispira moltissimo:

L’obiettivo della maggior parte dei telefoni è grandangolare, cioè fatto per abbracciare ambienti ampi e paesaggi, e non è particolarmente adatto a scattare foto da vicino. L’accortezza che vi consiglio di avere, quindi, è la stessa che mi ero imposta quando maneggiavo la Minolta analogica di papà: non avvicinatevi oltre il limite consentito dalla messa a fuoco e controllate che il soggetto non risulti troppo deformato.

Se siete tra i fortunati che iniziano a fare qualche viaggio estivo, ma anche se rimanete in città, vi invito, durante questo mese, ad andare a caccia di maniglie arruginite, sassolini, muri sbrecciati, targhe, numeri civici, foglie, fiori, e catturare tutto ciò che attira il vostro occhio.

 

#creativityinmybreakfast

Si era già parlato di colazioni nel post sugli hashtag di marzo, ma si sa, le foto di dolci, tazze di tè e caffè su Instagram non sono mai troppe. Vi propongo qui un altro meraviglioso contenitore che si propone di raccogliere gli scatti particolarmente creativi dedicati al momento più instagrammabile della giornata.

Questo hashtag è nato dalla creatività di @antonellasonnessa, una graphic designer con un buon occhio per le foto e un ottimo gusto per le colazioni. Qui qualche foto tratta dal suo profilo personale:

L’ hashtag #creativityinmybreakfast è italianissimo, ma a causa del suo nome in inglese è usato anche da ottime instagramers straniere ed è davvero una grande fonte di ispirazione:

Le foto di questo tag hanno un’atmosfera molto raffinata, quindi se volete guadagnarvi un repost sul profilo dedicato @creativityinmybreakfast cercate di allestire una tavola particolarmente originale ed elegante.

Come sempre vi invito ad aggiungere alle vostre foto il tag #feliceadesso, e prometto che cercherò di non perdermene nemmeno una. ❤️

Che ne dite di questi hashtag? Li conoscevate già? Vi ispirano? Lasciatemi un commento qui o su instagram, se vi va.

Imparare dai propri errori

Come qualcuno di voi forse saprà, oltre a lavorare nella produzione di contenuti per i social network insegno pianoforte ad alcuni bambini e ragazzi, di età compresa tra i cinque e i quindici anni. La cosa che ripeto loro più spesso è “non devi avere paura di fare errori, per due motivi: il primo è che sbagliare è inevitabile, e il secondo è che è di gran lunga il modo migliore per imparare“.

La funzione di Instagram per archiviare i post, rilasciata in questi giorni, mi ha fatta pensare. Per chi non l’avesse provata, questa nuova feature permette di nascondere un post dalla propria galleria, spostandolo in una sezione separata del profilo che è visibile solo all’autore. Può essere utile per liberarsi di tutti i post che non ci piacciono più o che hanno esaurito la loro utilità (penso, ad esempio, alla locandina che pubblicizza un contest o un’offerta) senza essere costretti a cancellarli del tutto. Molte instagramers illustri e di talento, al contrario, sostengono che i post che non apprezziamo più possono (devono!) essere cancellati senza pietà. Si è parlato anche di questo sabato scorso al workshop di Rita @myscottage, evento che ha smosso in me l’auto-analisi e l’introspezione come poche altre volte nella vita (se siete interessati trovate altre info sul suo sito).

Mi sono fatta un’idea di quello che penso scorrendo all’indietro la mia galleria, fino ai miei primissimi post, che sono stati pubblicati nel luglio del 2011. Indipendentemente dalla durata della propria permanenza su instagram, quasi tutti abbiamo avuto, all’inizio, una galleria discutibile,  piena di foto dai colori esagerati, buie e sfocate, di filtri usati in modo eccessivo e di antiestetiche cornici intorno alle foto. La mia, nel 2011, era così:

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Perdonatemi, ho imparato a fare le gif con canva.com e adesso non mi fermerà più nessuno :D

Questo viaggio nel passato della mia creatività mi ha fatto notare una cosa: il cambiamento è stato graduale. Le linee storte si sono piano piano raddrizzate, il bianco è diventato meno giallo, il mio modo di vedere la realtà ha iniziato a trasparire sempre di più nelle mie foto (se ci fate caso alcuni elementi, come la frutta, i portici, le strade verso l’orizzonte, le tazze ci sono in entrambi gli screenshot, che ho selezionato in modo totalmente casuale).

Quello che ho fatto è un esercizio che potremmo fare tutti (e ve lo consiglio!): tornare alle nostre prime foto, capire quali piccoli errori pregiudicavano l’armonia dello scatto nonostante il soggetto ci piacesse molto (nessuno fotografa qualcosa che non gli piace, giusto?). Ecco una piccola galleria degli orrori tratta dai miei primissimi post, con una spiegazione di cosa avevo sbagliato (e poi imparato!):

Mi ricordo il momento in cui ho scattato questa foto, ero felice, perchè si avvicinava il natale e una mia cara amica tedesca mi aveva appena insegnato a cucinare questi dolcetti alla cannella, che sono diventati una costante di tutti i miei natali successivi. Quali sono i problemi di questa foto?

  • è sfocata (e questo è l’errore meno perdonabile e meno riparabile di tutti, ahimè)
  • è stata scattata con la luce artificiale, e quindi è gialla e ha dei brutti riflessi.
  • la postproduzione non la valorizza. Se mi conosco bene, avevo usato un filtro azzurrino di Instagram, probabilmente Nashville, nel malriuscito tentativo di correggere la luce artificiale giallognola.

Cosa avrei dovuto fare? Una cosa sola: aspettare di avere migliori condizioni di luce e più tempo da dedicare alla disposizione di questi meravigliosi dolcetti sul tavolo, e poi scattare e ritoccare con calma (finire i biscotti in una notte, in fondo, sarebbe stato improbabile, no?). Questo è quello che quasi certamente ho fatto quando ho scattato, due anni dopo, quest’altra foto:

Per il secondo e ultimo esempio uso un post che mi fa moltissima tenerezza. Risale al 3 febbraio 2012, giorno in cui i miei seguaci hanno raggiunto il ragguardevole numero di 500, che per me era (ed è ancora!) un grande risultato.

#500 followers! Thank you! 💙💙💙

A post shared by Marta Pavia – #feliceadesso (@zuccaviolina) on

Qual è il principale problema di questo post?

  • Non è un contenuto adatto a Instagram. È uno screenshot (che tenerezza, però, il design dell’app di allora) che avevo tentato di adattare alla funzione di post di ringraziamento ritagliandolo e aggiungendo una scritta. Il risultato però non è particolarmente gradevole.
  • Non ha molto senso aggiungere il filtro a qualcosa che non è una foto. Se questo effetto seppia un po’ vintage ha senso su uno scatto perchè conferisce un aspetto analogico (diciamocelo, quanto era carino il filtro Earlybird con i suoi toni giallini e il bordo stondato? ❤️) non è particolarmente efficace su uno screenshot, perchè si limita a dare un aspetto “sporco” al bianco digitale dello sfondo.

So che sembra scontato, ma creare contenuti adatti ai nostri canali social, della giusta dimensione e che parlino la lingua del mezzo in cui si trovano è fondamentale perchè il messaggio venga accolto e compreso dagli altri.

Cosa avrei dovuto fare? Creare un contenuto ad hoc per ringraziare i miei followers. Avrebbe potuto essere una semplice scritta su sfondo colorato, realizzata con un’app tipo Phonto, oppure avrei potuto tentare di comunicare il concetto e tutta la mia gratitudine verso i miei amici online attraverso una foto, come ho fatto qui, cinque anni dopo (cinque? 😱  sembra ieri!).

Cosa penso dunque della possibilità di cancellare o archiviare i vecchi post? Si può fare, ma non è obbligatorio nè necessario.  Le foto “brutte” o “sbagliate” sono come gli errori di un bambino che impara a suonare il pianoforte: il punto non è farli sparire, ma usarli per trarne qualcosa di buono.

Che ne pensate? Come vi comportate con i post che non vi piacciono più? Avete provato a scorrere la vostra gallery alla ricerca degli errori passati? Sarei molto curiosa di conoscere la vostra opinione, scrivetemela qui sotto o su Instagram!