Che cos’è #flowinitaliano e perchè dovreste aderire anche voi

  • Può una rivista vivere non solo su carta ma anche nella rete?
  • Può un giornale essere davvero fonte di ispirazione e creatività?
  • Può una community nata online raggiungere insieme un obiettivo concreto?

Sì, sì e sì. Le risposte a queste tre domande sono possibili grazie all’iniziativa #flowinitaliano, ideata da Anabella Veronesi, in arte @mywashitape.

La gioia di creare

Prima di spiegarvi bene in cosa consiste questo movimento, abbracciato ormai da numerosissime blogger e instagramer, faccio una doverosa premessa.

Io me lo ricordo, ad esempio, il giorno in cui ho scoperto il profilo instagram e il blog di Anabella. Non so se anche per voi è stato così, ma a me Instagram ha spalancato le porte di una creatività che non credevo di avere. Mi ricordo bene anche il momento in cui ho scoperto cos’è un washi tape, e mi sono ritrovata, pochi minuti dopo, a svaligiare gli shop online di tutto il globo. Così come mi ricordo le prima volte che ho provato, davanti a certe gallery di foto e a certe illustrazioni, un incanto nostalgico senza fine. E poi l’improvvisa esigenza di provare a fare lo stesso, di esprimere un sentimento con un’immagine, con un colore, con le parole scritte nella didascalia sotto una foto. Questa sensazione continuo a sentirla, sulla punta delle dita, quasi ogni giorno.

Sì, ma cos’è Flow?

Flow è una rivista nata in Olanda da un gruppo di creativi amanti della carta e delle cose belle. Esce in inglese e in tedesco otto volte l’anno e si può comprare online.

Sulla copertina di ogni numero campeggia il motto “celebriamo la creatività, l’imperfezione e i piccoli piaceri della vita”.

Io ho solo un numero, il 18, scelto per la copertina assolutamente irresistibile e comprato online insieme a un set di quattro stupendi quaderni illustrati a tema mindfulness. Dentro ci sono articoli su donne creative che hanno girato il mondo, poster da staccare, illustrazioni e foto stupende e addirittura un set di segnalibri.

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Perchè in italiano?

L’obiettivo dell’iniziativa è convincere, attraverso la collaborazione tra blogger e donne creative in rete, un editore nostrano (chi sia, per ora, è un segreto!) a stampare un’edizione italiana di Flow.

Qualcuno ha obiettato che la rivista è stupenda così com’è, e che gli i nostri connazionali, poco propensi a imparare le lingue e a sentirsi cittadini del mondo, farebbero bene a rassegnarsi a leggere magazine in idiomi diversi dal proprio. Qualcosa di vero c’è, e io sono convinta, infatti, che la vera ragione per cui vale la pena di credere in questo sogno sia un’altra. La spiega molto bene la promotrice dell’iniziativa, in un post di alcuni mesi fa scritto con il suo inconfondibile, meraviglioso stile italo-argentino (che peraltro dimostra quanto il mondo possa essere smisurato e piccolo allo stesso tempo).

La ragione, secondo me, è da ricercare in quello stimolo a creare che ho descritto sopra. Il fatto che oggi le idee possano viaggiare contemporaneamente su carta e online è una delle più grandi ricchezze del nostro tempo. Flow in italiano sarebbe un luogo dove valorizzare la creatività italiana nata in rete, dare voce alle piccole realtà artigianali, mostrare il talento nascosto di innumerevoli illustratrici e illustratori, fotografe e fotografi che adesso si esprimono solo attraverso il web.

Sarebbe un canale in più attraverso cui creare condivisione e spandere ispirazione.

Sono queste le ragioni per cui ho deciso di sponsorizzare questa iniziativa, che prende vita come una sorta di staffetta che si ripete ogni venerdì (che è il #flowmagazineday), e che coinvolge ogni volta un blogger e un artista diversi.

Io ho avuto la fortuna di essere stata accostata a un illustratore che mi piace molto, @hellohikimi, torinese come me, che ha realizzato questo bellissimo disegno per l’occasione.

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Io come posso aderire?

Per partecipare alla staffetta condividi sui tuoi canali social questo post, oppure, se vuoi, scarica il bellissimo disegno di Roberto e la mia foto e ripubblicali su Instagram usando l’hashtag #flowmagazineday.

Puoi dare sfogo alla tua creatività anche usando, per i tuoi scatti,  il tag #flowinitaliano, che è anche una bellissima community di persone creative e affiatate. :)

Che ne pensate di questa iniziativa? Conoscevate Flow? Avete mai provato quella sensazione mista di stupore/nostalgia/creatività che descrivo nel post?

Imparare dai propri errori

Come qualcuno di voi forse saprà, oltre a lavorare nella produzione di contenuti per i social network insegno pianoforte ad alcuni bambini e ragazzi, di età compresa tra i cinque e i quindici anni. La cosa che ripeto loro più spesso è “non devi avere paura di fare errori, per due motivi: il primo è che sbagliare è inevitabile, e il secondo è che è di gran lunga il modo migliore per imparare“.

La funzione di Instagram per archiviare i post, rilasciata in questi giorni, mi ha fatta pensare. Per chi non l’avesse provata, questa nuova feature permette di nascondere un post dalla propria galleria, spostandolo in una sezione separata del profilo che è visibile solo all’autore. Può essere utile per liberarsi di tutti i post che non ci piacciono più o che hanno esaurito la loro utilità (penso, ad esempio, alla locandina che pubblicizza un contest o un’offerta) senza essere costretti a cancellarli del tutto. Molte instagramers illustri e di talento, al contrario, sostengono che i post che non apprezziamo più possono (devono!) essere cancellati senza pietà. Si è parlato anche di questo sabato scorso al workshop di Rita @myscottage, evento che ha smosso in me l’auto-analisi e l’introspezione come poche altre volte nella vita (se siete interessati trovate altre info sul suo sito).

Mi sono fatta un’idea di quello che penso scorrendo all’indietro la mia galleria, fino ai miei primissimi post, che sono stati pubblicati nel luglio del 2011. Indipendentemente dalla durata della propria permanenza su instagram, quasi tutti abbiamo avuto, all’inizio, una galleria discutibile,  piena di foto dai colori esagerati, buie e sfocate, di filtri usati in modo eccessivo e di antiestetiche cornici intorno alle foto. La mia, nel 2011, era così:

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Perdonatemi, ho imparato a fare le gif con canva.com e adesso non mi fermerà più nessuno :D

Questo viaggio nel passato della mia creatività mi ha fatto notare una cosa: il cambiamento è stato graduale. Le linee storte si sono piano piano raddrizzate, il bianco è diventato meno giallo, il mio modo di vedere la realtà ha iniziato a trasparire sempre di più nelle mie foto (se ci fate caso alcuni elementi, come la frutta, i portici, le strade verso l’orizzonte, le tazze ci sono in entrambi gli screenshot, che ho selezionato in modo totalmente casuale).

Quello che ho fatto è un esercizio che potremmo fare tutti (e ve lo consiglio!): tornare alle nostre prime foto, capire quali piccoli errori pregiudicavano l’armonia dello scatto nonostante il soggetto ci piacesse molto (nessuno fotografa qualcosa che non gli piace, giusto?). Ecco una piccola galleria degli orrori tratta dai miei primissimi post, con una spiegazione di cosa avevo sbagliato (e poi imparato!):

Mi ricordo il momento in cui ho scattato questa foto, ero felice, perchè si avvicinava il natale e una mia cara amica tedesca mi aveva appena insegnato a cucinare questi dolcetti alla cannella, che sono diventati una costante di tutti i miei natali successivi. Quali sono i problemi di questa foto?

  • è sfocata (e questo è l’errore meno perdonabile e meno riparabile di tutti, ahimè)
  • è stata scattata con la luce artificiale, e quindi è gialla e ha dei brutti riflessi.
  • la postproduzione non la valorizza. Se mi conosco bene, avevo usato un filtro azzurrino di Instagram, probabilmente Nashville, nel malriuscito tentativo di correggere la luce artificiale giallognola.

Cosa avrei dovuto fare? Una cosa sola: aspettare di avere migliori condizioni di luce e più tempo da dedicare alla disposizione di questi meravigliosi dolcetti sul tavolo, e poi scattare e ritoccare con calma (finire i biscotti in una notte, in fondo, sarebbe stato improbabile, no?). Questo è quello che quasi certamente ho fatto quando ho scattato, due anni dopo, quest’altra foto:

Per il secondo e ultimo esempio uso un post che mi fa moltissima tenerezza. Risale al 3 febbraio 2012, giorno in cui i miei seguaci hanno raggiunto il ragguardevole numero di 500, che per me era (ed è ancora!) un grande risultato.

#500 followers! Thank you! 💙💙💙

A post shared by Marta Pavia – #feliceadesso (@zuccaviolina) on

Qual è il principale problema di questo post?

  • Non è un contenuto adatto a Instagram. È uno screenshot (che tenerezza, però, il design dell’app di allora) che avevo tentato di adattare alla funzione di post di ringraziamento ritagliandolo e aggiungendo una scritta. Il risultato però non è particolarmente gradevole.
  • Non ha molto senso aggiungere il filtro a qualcosa che non è una foto. Se questo effetto seppia un po’ vintage ha senso su uno scatto perchè conferisce un aspetto analogico (diciamocelo, quanto era carino il filtro Earlybird con i suoi toni giallini e il bordo stondato? ❤️) non è particolarmente efficace su uno screenshot, perchè si limita a dare un aspetto “sporco” al bianco digitale dello sfondo.

So che sembra scontato, ma creare contenuti adatti ai nostri canali social, della giusta dimensione e che parlino la lingua del mezzo in cui si trovano è fondamentale perchè il messaggio venga accolto e compreso dagli altri.

Cosa avrei dovuto fare? Creare un contenuto ad hoc per ringraziare i miei followers. Avrebbe potuto essere una semplice scritta su sfondo colorato, realizzata con un’app tipo Phonto, oppure avrei potuto tentare di comunicare il concetto e tutta la mia gratitudine verso i miei amici online attraverso una foto, come ho fatto qui, cinque anni dopo (cinque? 😱  sembra ieri!).

Cosa penso dunque della possibilità di cancellare o archiviare i vecchi post? Si può fare, ma non è obbligatorio nè necessario.  Le foto “brutte” o “sbagliate” sono come gli errori di un bambino che impara a suonare il pianoforte: il punto non è farli sparire, ma usarli per trarne qualcosa di buono.

Che ne pensate? Come vi comportate con i post che non vi piacciono più? Avete provato a scorrere la vostra gallery alla ricerca degli errori passati? Sarei molto curiosa di conoscere la vostra opinione, scrivetemela qui sotto o su Instagram!

Bot, pods e altri modi discutibili per sembrare famosi su Instagram

I modi illeciti e moralmente discutibili per guadagnare followers su Instagram sono un argomento molto dibattuto in questi giorni, specie dopo la chiusura, pochi giorni fa, di Instagress, uno dei servizi di bot più utilizzati.

Sono rimasta colpita, qualche settimana fa, anche da questo post di Rita, amabile custode del blog Myselfie cottage, che paragona sconsolata la lotta a questi sistemi alla proverbiale lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Quello che penso sull’argomento è riassunto in una parola del titolo: sembrare è diverso da essere. Prima di illustrarvi le mie conclusioni, però, vediamo quali sono queste tecniche, in cosa consistono, e quali sono le alternative valide per ottenere risultati simili.

Comprare i followers

Come funziona: Diversi siti vendono followers finti, che non sono altro che account fake creati da un software apposta per simulare un vero seguace. Questi account hanno un volto, e perfino un profilo vero con qualche foto, quindi Instagram ci mette un po’ di tempo ad accorgersi che non sono veri.

Pro: Una persona, per seguirti, deve aprire la tua galleria, e la prima cosa che salta all’occhio, insieme alle prime sei foto, è il numero di seguaci. Va da sè che un numero alto di followers dà la sensazione di un profilo di qualità, e spinge la persona in questione a seguirti.

Contro: Instagram dopo un po’ di tempo si accorge che i followers sono finti, e ogni tanto fa delle “retate” in cui li cancella tutti insieme. Inoltre, se i seguaci sono finti, il numero dei like e dei commenti sotto le foto sarà comunque piuttosto basso, e questo divario insospettirà i tuoi seguaci veri (che sono le persone davvero importanti per te). Ultimo problema, assolutamente non secondario, i followers finti sballeranno le statistiche del tuo account, e non riuscirai più a capire chi sono i tuoi veri seguaci, da dove vengono, che età hanno, a che ora sono connessi, tutti dati molto utili per interagire con loro.

Cosa puoi fare in alternativa: Avere pazienza. I seguaci aumenteranno se posterai foto belle, di qualità, e se racconterai delle storie interessanti che gli altri vogliono ascoltare.

Usare i bot

Come funziona: La parola “bot” viene da robot, e questo dà un indizio per capre come funzionano. Il modo migliore per farsi notare su Instagram, oltre a pubblicare delle foto gradevoli, è investire tempo e energie a interagire con gli altri. I siti che offrono (a pagamento) i bot, come Instagress, che recentemente è stato chiuso, prendono il controllo del tuo profilo e mettono like, commenti e follow al posto tuo, proprio come dei robot. Chi riceve queste attenzioni spesso ne è lusingato, e potrebbe decidere di ricambiarle, venendo però spesso “tradito”, perchè il bot, dopo qualche giorno, toglie il follow (questa è la ragione per cui spesso vediamo profili che ci seguono e smettono di seguirci in modo schizofrenico).

Pro: Il profilo di chi usa i bot spesso guadagna seguaci e like alle foto in breve tempo, e senza sforzo. Il bot sceglie i profili da “prendere di mira” in base alle tue indicazioni, quindi potresti guadagnare interazioni con persone che hanno interessi simili ai tuoi.

Contro: I contro, come spiega questo lungo articolo uscito il mese scorso, sono numerosissimi. Spesso i likes ricevuti “in cambio” alle attenzioni del bot sembrano provenire da account finti o abbandonati. Le statistiche di un profilo che ha usato bot contengono un numero di interazioni altissimo da paesi geograficamente molto lontani, il che fa immediatamente sospettare che i risultati siano falsati.

Cosa puoi fare in alternativa: Dedicare del tempo al tuo profilo e alla tua community. Spendere qualche minuto, magari subito dopo aver pubblicato la foto, a mettere like alle foto che davvero ti piacciono sul tuo feed o sui tuoi hashtag preferiti. Scrivere commenti, pertinenti e sinceri, sotto le foto che ti interessano sul serio.

Fare parte di un pod

Come funziona: Quando ho capito cosa sono gli Instagram pods grazie a questo articolo ho realizzato che almeno una paio di volte sono stata invitata a prendervi parte (ma, senza aver capito bene a cosa servisse, ho rifiutato). Si tratta di gruppi di 15-20 instagramers, che si ritrovano in chat private o su Whatsapp. Quando una persona pubblica una foto, avvisa prontamente gli altri membri del gruppo, che corrono a tributare un like e un commento. L’obbligo morale è di reagire immediatamente, nei primi minuti dopo la pubblicazione.

Pro: Le foto, da giugno 2016, non sono più proposte dalla nostra home page in ordine cronologico, ma sulla base delle interazioni, secondo un complicato e temutissimo algoritmo (potete approfondirne il funzionamento in questo articolo di We are Social). La cosa che sappiamo meglio dell’algoritmo è che i contenuti che prendono più commenti e likes nei minuti immediatamente successivi alla pubblicazione vengono mostrati di più e più a lungo ai nostri seguaci. L’Instagram pod nasce per fare in modo che questo accada ogni volta.

Contro: Essere a disposizione dei membri dell’instagram pod a qualsiasi ora del giorno è impegnativo in termini di tempo. Inoltre, i likes e i commenti dati da una persona che si sente obbligata a farlo saranno inevitabilmente meno onesti e sinceri. Somiglieranno ai saluti frettolosi che diamo per strada alle persone con cui non vogliamo parlare perchè abbiamo fretta.

Cosa puoi fare in alternativa: L’algoritmo può sembrare impossibile da aggirare, ma secondo me ci sono dei modi per coltivare comunque un rapporto sincero e positivo con i propri amici online. Il primo è investire tempo a seguire le persone che ci interessano davvero, quando abbiamo tempo per farlo. Se la storia di qualcuno ci appassiona veramente, prima o poi andremo a controllare il suo profilo per sapere come sta, anche se Instagram non ce lo propone nella home page. La seconda cosa è fare riferimento a piccole community raccolte intorno a un tag, come il “mio” #feliceadesso. Il feed degli hashtag, a eccezione dei primi sei post “più popolari”, è strettamente cronologico, e visitandolo potrete farvi un’idea della giornata di ciascuno dei vostri amici online e addirittura conoscerne di nuovi.

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Cosa ne penso io?

La mia posizione, tutto sommato, è molto semplice: i contro, per me superano i pro. Alla lista dei contro, inoltre, ne va aggiunto uno, che vale per tutti questi sistemi e probabilmente anche per quelli che verranno ideati in futuro: aumentare artificialmente i numeri fa solo “sembrare” famosi. Avere una fama artefatta, quindi non basata su stima sincera, storie interessanti, rapporti reali tra le persone, equivale per me a non averla affatto.

Se il vostro profilo Instagram vi serve per vendere un prodotto o un servizio, a maggior ragione, sarete d’accordo con me sul fatto che è meglio essere in contatto con un numero limitato di persone realmente interessate ai vostri prodotti, piuttosto che a un esercito di followers male assortiti.

Questo è tutto. Cosa ne pensate voi di bot, pods, e simili? Avete mai usato questi sistemi? Hanno funzionato? O se li avete evitati finora, qual è la ragione per cui lo avete fatto? Come sempre, se vi va, condividete la vostra esperienza con me.

Come dovremmo comportarci sui social (e un instameet in arrivo!)

Gentilezza

È una parola che ultimamente sento ricorrere spesso. Essere gentili in modo superficiale pare sia una specialità dei piemontesi come me (falsi e cortesi, dicono) e tutto sommato non sembra sia una disciplina in cui è difficile eccellere: tenere la porta a chi entra dietro di te, sorridere a una persona sconosciuta sul tram, indicare la strada giusta a un turista.
Esiste però un tipo di gentilezza più difficile da praticare: quella verso chi non ti piace, ha idee diverse da te, ti è ostile in modo più o meno esplicito o agisce in modo scorretto.
Lungi dall’essere così zen da impartire a qualcuno lezioni sull’argomento (consultate i maestri di yoga, Papa Francesco o Gianni Morandi per approfondire 😉) vi vorrei parlare di due iniziative che mi hanno colpita ultimamente su questo argomento (la seconda delle quali sono fiera di aver contribuito ad organizzare).
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Parole O_stili

Parole O_Stili è un progetto in cui mi sono riconosciuta molto. Forse qualcuno di voi già lo sa, ma io sono laureata in scienze linguistiche e le origini e i significati profondi delle parole mi appassionano ai limiti dell’ossessione (avevo anche un blog in proposito una volta, il cui abbandono rientra nella top ten dei miei sensi di colpa).
C’è stato un convegno a febbraio, a Trieste, al quale purtroppo non ho potuto partecipare (ma una parte si può rivedere qui), nel quale esperti in fatto di lingua e comunicazione (ma c’era anche Gianni Morandi, giuro!) hanno parlato di giornalismo, di politica ma anche e soprattutto di comunicazione sui social network.
Io sono fortunata, perchè i miei diecimila (ancora non ci credo!) contatti su Instagram sembrano essere persone rispettose ed educate, e mai, in tanti anni di utilizzo di questo social network sono stata oggetto di ondate di disprezzo e odio.
Ma queste cose succedono, e succedono quotidianamente. Basti pensare al caso di Bebe Vio o alle tante persone giovani (e anche meno giovani) vittime dei bulli online.
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Uno dei prodotti dell’iniziativa è questo manifesto in dieci punti: ogni singola parola di questo testo è vera, potente e profonda.

Noi cosa possiamo fare?

Possiamo innanzitutto aderire con una firma e condividere questa immagine sui social network. C’è anche una versione ottimizzata per essere usata come copertina di Facebook.
Io vi consiglio di leggerlo più volte, lasciarvelo scorrere dentro e segnalarlo alle persone che vi sono vicine.
Non è facile, lo so, non reagire alle provocazioni, evitare di imporre la nostra opinione anche se siamo fermamente convinti che sia quella giusta. Ma dobbiamo farlo. Ce lo chiede la nostra vita di appassionati instagramers (ma anche blogger, youtuber, ecc…), nella quale la distinzione tra reale e virtuale è così labile che sostanzialmente non esiste più. Forse si potrebbe risolvere tutto nella frase contenuta nel primo punto dell’elenco: dite o scrivete solo cose che direste anche di persona.

WorldWide Instameet a Torino

Questo, invece, è un prodotto dell’ingegno dei local manager di @igerstorino (dei quali sono orgogliosa di fare parte) e @igers_piemonte. Ogni anno la community, che fa capo direttamente a Instagram, riceve un tema su cui elaborare eventi e iniziative, che si svolgeranno tutte durante lo stesso weekend in tutto il mondo.

Quest’anno il tema è la gentilezza, che noi abbiamo interpretato anche come rispetto solidarietà e integrazione (manifestazioni, anche queste, di quella gentilezza “difficile” di cui si parlava sopra). Per questo vi accompagneremo alla scoperta di Porta Palazzo, il  quartiere multietnico più sorprendente di Torino, grazie alla generosità della Compagnia di San Paolo e con l’aiuto delle guide turistiche di Migrantour. Sul sito di Igersitalia potete leggere il programma completo.

Dove e quando?

L’instameet si svolgerà sabato 25 marzo dalle ore 10.30 e proseguirà fino a metà pomeriggio. Purtroppo con nostra grande sorpresa e gratitudine i posti disponibili sono già esauriti (abbiamo dovuto mettere un limite di 70 persone per non creare gruppi troppo grandi e perchè Deliveroo e Shopiemonte ci offriranno delle prelibatezze per il pranzo) ma potete provare comunque a registrarvi alla lista d’attesa su Eventbrite, così verrete avvisati con una mail appena si libererà un posto.

Non vedo l’ora di partecipare e conoscere chi ci sarà! Per tutti quelli che non hanno trovato posto: non disperate, organizzeremo presto altre iniziative per conoscerci e scoprire le bellezze del territorio di Torino e Piemonte!

L’importanza delle parole, l’amicizia, la solidarietà e l’integrazione. Concetti dal significato profondo, che ispirano e spaventano un po’. Che ne pensate? Conoscevate l’iniziativa Parole O_Stili? Siete d’accordo con il decalogo? Ci sarete all’instameet? Come sempre, ora la parola passa a voi. ❤️

Cinque idee creative per utilizzare gli album di Instagram

Pochissimi giorni fa Instagram ha rilasciato una nuova funzione: ora è possibile pubblicare fino a dieci foto in un solo post, con una sola didascalia (e un’unica possibilità di ricevere like e commenti). Il prodotto è un piccolo album, navigabile scorrendo con il dito, simile a quelli che già era possibile creare sull’app Steller.

Come avviene sempre all’introduzione di qualche modifica sostanziale nei social network più usati, qualcuno ha disapprovato l’introduzione di questa nuova feature, mentre altri l’hanno da subito apprezzata e usata. Sono stata colpita fin da subito dagli usi creativo e intelligenti che ne hanno fatto alcuni instagramers, che vi propongo qui in una breve carrellata.

1. Fare un sondaggio

Il fotografo  @mattcrump propone una galleria di alcuni suoi scatti in stile #candyminimal, chiedendo ai followers di commentare con una lettera il post per votare il luogo da sogno, tra quelli ritratti, nel quale vorrebbero vivere per sempre.

 

2. Mostrare una foto prima e dopo l’editing

L’instagramer e designer @luccico in questo album, composto di sole due foto, mostra l’evoluzione di uno scatto da foto ordinaria a sorprendente e ironica illustrazione.

 

3. Condividere una ricetta

La food photographer torinese @valefatina (che è stata mia complice anche nell’organizzazione del workshop #fotointavola) usa la nuova funzione per condividere i passaggi di una golosissima ricetta, con tanto di spiegazione scritta finale.

Ma i desideri valgono anche quando le stelle le mangi? Queste sono irresistibili su tutti i pianeti con @parmigianoreggiano 🌟 ➡️ Scorri le foto a destra per vedere i passaggi e salvare la ricetta, è perfetta per l'aperitivo e poi let's weekend! • Fammi sapere se queste ricette fotografate ti piacciono così ne farò ancora ❤️ • #onthetable #homemadecookies #thingsorganizedneatly #gatherandcurate #embracingtheseasons #nothingisordinary_ #capturemoments #awekethesoul #simpleliving #seekthesimplicity #thatauthenticfeeling #cherishandrelish_december #tv_stilllife #tv_foodlovers #flatlayoftheday #flatlayfood #flatlayforever #stillswithstories #alittlebeautyeveryday #aslowmoment #food52gram #fromabove #cookielover #whatibakedtoday #instaricette #ricettefacili #myopenkitchen #fattoincasa

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4. Presentare un prodotto in modo completo

Se avete un piccolo shop online vi consiglio di trarre ispirazione da @prettyinmad, che ha raccolto in un album diversi scatti di un foulard della sua nuova (stupenda! n.d.r.) collezione #prettyvinil_collection, per dare la possibilità ai clienti di vedere il prodotto da altre angolazioni.

 

5. Visualizzare diversi passaggi del fotoritocco

Dal canto mio, ho pensato di utilizzare questa nuova funzione per farvi vedere i diversi passaggi che compie una mia foto, dal momento dello scatto a quello della pubblicazione su Instagram.

Che ne dite? Vi piace questa nuova funzione o siete del partito “consevatore”? L’avete già usata o avete in programma di farlo a breve?

 

Gli hashtag: guida per principianti (con infografica)

Dopo essere partita in quarta con gli hashtag del mese mi sono resa conto di aver un pochino tralasciato le basi. Alcune persone mi hanno chiesto se ci sono delle regole o delle cose da sapere prima di iniziare a taggare le proprie foto, e questo post è dedicato a loro e a chiunque voglia rafforzare le proprie basi (o fare un ripasso).

Le regole sono poche e semplicissime (le trovate riassunte nell’infografica in fondo alla pagina) e in più c’è qualche curiosità sfiziosa che non vedo l’ora di condividere con voi.

Come sono “nati” gli hashtag?

Non sono sempre esistiti, anzi, sono un fenomeno piuttosto giovane. Pare che il twit in cui per la prima volta un utente ha proposto di usare il cancelletto per raggruppare i post per argomento risalga del 24 agosto 2007. Naturalmente allora gli hashtag non erano link, gli utenti del social network dovevano cercare la sequenza “cancelletto+parola chiave” nella stringa di ricerca per trovare i post che l’autore aveva intenzionalmente tematizzato in questo modo.

Twitter li ha trasformati in link nel 2009 e gli altri social network si sono accodati. Instagram, applicazione nata nel 2010, ha aggiunto gli hashtag cliccabili nel 2011, seguita più recentemente da Facebook.

C’è qualcosa che devo sapere?

L’uso degli hashtag è molto semplice e il funzionamento è intuitivo. Non sono altro che parole o frasi che si possono usare per tematizzare dei contenuti. Cliccandoci sopra si viene reindirizzati a un feed che contiene tutti i post (foto e video, nel caso di Instagram) sui quali è stato usato un certo hashtag. Per quanto riguarda Instagram, queste sono le cose da tenere a mente:

  • Le foto vengono visualizzate in ordine cronologico.

    Agli esordi di Instagram non era così, e una foto compariva nel feed di un hashtag nel momento in cui veniva taggata. Ora le foto vengono visualizzate in ordine di pubblicazione, per cui non è particolarmente utile aggiungere un tag a giorni di distanza dalla pubblicazione di una foto (a meno che quel tag non contenga un numero molto ridotto di post!).

  • Puoi mettere gli hashtag nel primo commento.

    C’è chi scrive gli hashtag direttamente nella didascalia della foto (magari usando dei puntini o dei segni di separazione) e chi li inserisce nel primo commento. Non c’è un modo migliore di un altro, dipende solo dalle abitudini di chi pubblica. Io preferisco metterli in un commento, per non distrarre troppo dalla didascalia, alla quale accosto solo qualche tag particolarmente rilevante (non più di uno o due). Per alcuni mesi Instagram ha visualizzato i suggerimenti degli hashtag più usati solo se questi venivano scritti all’interno della didascalia, quindi molti instagramers hanno iniziato a inserirli lì per questa ragione. Ora la funzione pare cambiata e i suggerimenti vengono visualizzati anche se i tag si digitano nei commenti.

  • Puoi taggare solo le tue foto.

    Probabilmente è scontato da dire, ma solo i tag aggiunti dall’autore della foto la fanno comparire nel feed dei post correlati. Aggiungere un tag a una foto pubblicata da qualcun altro non avrà nessun effetto, quindi se volete suggerire a un amico un certo hashtag dovete chiedergli esplicitamente di scriverlo in un commento a quel post.

  • Puoi usare solo lettere e numeri (ma adesso anche emoticon!)

    Gli hashtag non permettono l’uso di punteggiatura e caratteri speciali (che “rompono” il link), e questo può stare stretto a noi italiani, particolarmente appassionati di punteggiatura e con una lingua votata a frasi lunghe e complesse. Se state pensando di creare un vostro hashtag, dunque, siate semplici e concisi. Se non volete scrivere due parole attaccate (ma perchè no? pensate a #feliceadesso) potete provare a separarle con il trattino basso (underscore) ma questo renderà più difficile la digitazione. Alcuni usano la maiuscola per marcare il confine tra le parole (ad esempio #InstawalkCampidoglio) ma tenete conto che Instagram non considera maiuscole e minuscole, quindi se un utente scriverà #instawalkcampidoglio il tag funzionerà lo stesso (per fortuna!).
    Un piccolo accorgimento: da aprile 2015 Instagram permette di trasformare in tag anche le emoticon. Fate attenzione, dunque, a non inserire un’emoticon subito dopo un tag saltando lo spazio, altrimenti ne annullerete l’efficacia.

  • Sceglili con cura

    Di questo abbiamo già parlato nel primo post di questo blog. È bene scegliere tag con un numero non eccessivo di post (danno un’ottima risposta in termini di engagement, ad esempio, quelli sotto i 100k) e che non siano troppo generici (ad esempio no a #coffee). Se sei a caccia di hashtag piccoli e medi che ti regalino ispirazione e nuovi contatti segui i miei hashtag del mese qui sul blog.

  • Non spammare!

    Ultima regola, e forse la più importante: non usateli a sproposito! So che viene la tentazione di usare hashtag non correlati alla foto (lo faccio anch’io, per pigrizia, qualche volta 😱). Le ragioni dietro questa scelta, di solito, sono queste due: “più hashtag uso, più aumento la possibilità di prendere like, quindi perchè risparmiarli?” oppure “sono troppo pigra/o per inserirli in modo selettivo, quindi li copio e incollo sempre tutti insieme”. Per quanto riguarda il secondo punto, condividerò presto con voi un mio trucchetto per inserire molto velocemente hashtag suddivisi per argomento (stay tuned!).
    Riguardo all’engagement, invece, non è sempre vero: una foto di un paesaggio nel tag #flatlayforever, ad esempio,  c’entra come i proverbiali cavoli a merenda, e probabilmente gli utenti si limiteranno a ignorarla. Inoltre usare i tag a sproposito li fa “invecchiare” più in fretta (ne parlavamo in un altro post tempo fa) e quindi rischiano di essere “abbandonati” dagli utenti talentuosi e appassionati per i quali sono luoghi di scambio e punti di riferimento.

Vi lascio qui una piccola infografica che riassume quanto detto nel post e vi ringrazio per gli input che mi date. Se avete altre curiosità o se ci sono cose che vorreste leggere su queste pagine non esitate a darmi dei suggerimenti!

PICCOLA GUIDA AGLI HASHTAG (1).png

Voi come usate i vostri hashtag? Avete qualche trucco per inserirli velocemente? Inserite sempre hashtag correlati o a volte vi fate prendere dalla pigrizia? ;)

Come scelgo i miei hashtag per Instagram (e una proposta per voi)

Appena mi sarò ripresa dallo stupore di aver aperto un blog (l’ho fatto davvero?) e di stare scrivendo il mio primo post (lo state leggendo sul serio?) proverò a rispondere a alcune domande che mi vengono fatte abbastanza spesso a proposito degli hashtag.

A cosa servono gli hashtag su Instagram?

Io li trovo utili soprattutto per queste tre ragioni:

  • Usare gli hashtag sulle proprie foto le rende visibili a più persone. Questo però avviene solo se sono scelti con cura. Non vi consiglio di usare hashtag troppo generici come #coffee o troppo abusati come #photooftheday, le cui gallerie contano rispettivamente 61 e 382 milioni di post. Questo perchè la vostra foto sarebbe condannata entro pochi secondi alla fine del proverbiale ago disperso nel pagliaio.
  • Cliccando sopra gli hashtag si aprono gallerie di foto, alcune delle quali davvero molto belle, da cui prendere ispirazione. Sono fermamente convinta che il modo migliore per imparare a fare delle belle foto sia guardare quelle degli altri e capire perchè ci piacciono.
  • Un hashtag può diventare una community, cioè un gruppo di persone con cui scambiare like, commenti ma soprattutto idee e emozioni. È il caso della community che si è raccolta intorno al mio (ma soprattutto vostro!) tag #feliceadesso, nel quale vengono postate ogni giorno decine di bellissime foto, tra cui queste:

Come scelgo i miei hashtag?

Ogni minuto vengono creati centinaia, probabilmente migliaia di  nuovi hashtag. Come trovare quelli giusti per voi?

  • Un buon modo è seguire Instagramers, blogger e fotografi appassionati su tutti i loro canali social e “rubare” loro le magiche paroline precedute dal cancelletto.
  • Un secondo sistema, efficace ma un po’ dispendioso in termini di tempo, è fare hashtag surfing, cioè scorrere gli hashtag che accompagnano le foto che vi piacciono, cliccare su uno, aprire un’altra foto che vi piace, seguire un altro hashtag, e così via fino a perdere pericolosamente la cognizione del tempo (ne so qualcosa). ;)
    Instagram adesso propone anche, per gli hashtag particolarmente usati, una lista di hashtag correlati, che vi possono aiutare in questa esplorazione.

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Un hashtag non è (quasi mai) per sempre

Quasi sempre accade che quando gli hashtag diventano molto popolari vengono invasi di spam, cioè di post non correlati al tema dell’hashtag, o peggio, immagini che pubblicizzano siti poco raccomandabili o moralmente discutibili. ;)

Per questo la ricerca degli hashtag belli e portatori di ispirazione deve essere continua e non finire mai.

Una proposta: gli hashtag del mese

Sono una donna (e un’instagramer) fortunata, perchè sono circondata di una bellissima comunità di persone che interagiscono molto tra loro, e che (con mio grande stupore) si fidano di me ♥. Per questo ho deciso che proporrò ogni mese alcuni hashtag che mi sembrano adatti alla stagione e al momento dell’anno, sui quali sperimenteremo insieme, accompagnandoli al tag #feliceadesso per tenerci in contatto tra noi.

Che ne dite? Nei prossimi giorni pubblicherò il post sugli hashtag di febbraio, quindi stay tuned!

Voi come scegliete i vostri hashtag? Quali sono i vostri preferiti? Se vi va lasciate un commento per raccontarmi le vostre esperienze e i vostri dubbi.