Quella volta che ho chiesto a Instagram di smettere di seguirmi

Ho una storia da raccontarvi: una storia strana, che comincia bene e finisce bene, ma in mezzo è successo qualcosa che mi ha fatta pensare moltissimo al mio lavoro e al modo in cui tutti noi ci rapportiamo con questi meravigliosi, complicati e anarchici strumenti che sono i social network.

Il repost

Tutto è cominciato quando un mese fa il profilo ufficiale di @instagram ha ripostato una mia foto. Era un sabato qualsiasi, stavo prendendo una tisana con il mio compagno e la mia mamma e SBAM: sono stata travolta da decine, centinaia di notifiche. Se volete vedere la mia faccia qualche secondo dopo la rivelazione l’ho immortalata in una story in evidenza. Nel post qui sotto racconto più o meno com’è andata, compreso il fatto che un dipendente di Instagram, qualche giorno prima, mi avesse avvisata, ma io non ci avessi creduto:

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E così una settimana fa è successo: Instagram mi ha repostata. Questa foto, che avevo pubblicato il 15 maggio sul mio profilo, è stata condivisa da @instagram in persona il 6 ottobre, per festeggiare l’ottavo compleanno dell’app. 🍫 È stato un po’ come quella volta che ho vinto un uovo di Pasqua gigante alla lotteria del negozio sotto casa. “Guarda che l’hai vinto tu, sul serio! Pesa cinque chili!” mi ha dovuto ripetere più volte la panettiera, con voce giuliva, mentre mi porgeva il sacchetto del pane. Il fatto è che, come con l’uovo di Pasqua, non ci ho creduto subito. C’era stato, qualche giorno prima, un commento che mi avvisava delle intenzioni di Instagram (lo trovate ancora sotto il post di maggio) ma io non mi ero fidata! “Figuriamoci se su un miliardo di utenti ripubblicano proprio me! Anzi questo tizio vorrà la mia mail per hackerarmi il profilo” ho pensato, orgogliosa di questo mio inedito moto di astuzia. Così, sabato scorso, quando ho visto arrivare una quantità inaudita di notifiche, non ho capito subito. Ho iniziato a intuire qualcosa dopo un messaggio vocale di @val_ina: “apri Instagraaaam, sei su Instagraaaam!”. Cosa? In che senso? Insomma per farla breve prima sono stata incredula, poi felice e orgogliosa come se avessi ricevuto una laurea ad honorem (non credo che esista una parola per esprimere la sensazione che si prova davanti alla notifica “@instagram ha iniziato a seguirti su Instagram”). ❤️ La conseguenza è che sono approdate a questo profilo qualcosa come settemila persone nuove (e ne stanno ancora arrivando!) e sono divisa tra la responsabilità di raccontare la mie storia a così tanta gente e la tentazione di perdermi a osservare le loro vite in tutti gli angoli più remoti della terra. Ma la cosa che mi ha stupita di più è stato l’abbraccio virtuale che ho ricevuto da tutti voi. Sono commossa all’idea che qualcuno abbia a cuore i miei successi quanto (o forse ancor più di) me. Siete stupendi, e riscaldate l’anima almeno quanto quei cinque chili di cioccolato. 🙏🏻 #feliceadesso #myinstagramlogo

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Ovvio che sono stata enormemente felice di aver ricevuto questo riconoscimento, che sta all’instagramer più o meno come una laurea ad honorem sta ad un accademico, e mi ha fatto ancora più piacere l’abbraccio virtuale in cui tutti voi mi avete stretta dopo averlo saputo.

I nuovi follower

Naturalmente dopo il repost sono stata raggiunta da centinaia, anzi migliaia di persone nuove da tutto il mondo. Il profilo stesso di Instagram, con mia immensa soddisfazione, è entrato a far parte dei miei seguaci.

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Ho avuto un po’ di ansia al pensiero che così tante persone entrassero a far parte della mia community, e che la maggior parte di esse non parlasse l’italiano (mi devo decidere a imparare l’inglese prima o poi), e le ho messe a tacere preparando una piccola story di presentazione in inglese (piena di strafalcioni, lo so).

Ma quando smettono?

Il fatto è che la valanga di nuovi follower, che avevo previsto si sarebbe esaurita nel giro di qualche giorno, non smetteva di travolgere il mio profilo. Dopo circa una settimana avevo raggiunto la ragguardevole cifra di 31.000 follower, circa 10.000 in più di quelli che avevo al momento del repost. Anche per una persona come me, decisamente poco avvezza ai numeri (come affermo, ironia della sorte, proprio nel post originario che instagram ha riproposto) una tale cifra iniziava ad essere vagamente sospetta.

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Questo screenshot è tratto da un sito utilissimo che si chiama Ninjalitics, che vi permette di visualizzare le statistiche pubbliche di qualsiasi profilo Instagram, vostro o di altri (saldo tra followers persi/guadagnati ogni giorno, tasso di engagement, post recenti con le migliori prestazioni). Come potete vedere dopo il repost la crescita è stata esponenziale e quasi incontrollata.

Devo iniziare a preoccuparmi?

Con il passare delle settimane la situazione non accennava a cambiare. “Ti seguono persone nuove, qual è il problema?” mi diceva qualcuno. Il fatto è che i profili di questi nuovi seguaci mi impensierivano un po’: alcuni erano totalmente privi di foto, altri cambiavano drasticamente numero di followers/followings nel giro di pochi minuti, e il 90% proveniva da paesi asiatici nei quali mi sembrava impossibile potesse esistere un tale genuino trasporto verso il profilo di una qualsiasi “instagram-coach” italiana, che conduce le sue giornate fotografando foglie secche, gatti e tasti di pianoforte.

A un certo punto ho maturato una tragica e inconfutabile consapevolezza: erano finti. Almeno una buona percentuale delle persone che iniziavano a seguirmi (a ondate di circa 400-500 al giorno) era composta da profili falsi, hackerati, o appartenenti a persone che stavano facendo uso di bot o di software poco raccomandabili per tentare di aumentare artificialmente la propria popolarità.

Ok, ho l’ansia

Non sono una persona che brilla per razionalità e sangue freddo, ma credo che al mio posto chiunque avrebbe cominciato a preoccuparsi un po’. Non solo il fenomeno non accennava a diminuire, ma io iniziavo a perdermi notifiche importanti, perchè la mia schermata home era costantemente piena di avvisi sui nuovi profili arrivati, tra i quali tutto il resto si perdeva come una goccia nel mare.

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Inoltre, la mia percentuale di seguaci italiani, cioè tutte le persone che verosimilmente avevano iniziato a seguirmi con cognizione di causa e per sincero affetto verso il mio lavoro, iniziava ad assottigliarsi sempre di più, passando da un dignitosissimo 83% a un preoccupante 52%, come potete vedere da questi screenshot delle mie statistiche.nazionalita_follower.png

Cosa posso farci?

Naturalmente a questo punto ho iniziato a domandarmi come affrontare la questione. Ho scritto all’assistenza di Facebook e di Instagram, ricevendo una risposta negativa dalla prima, e nessuna risposta dalla seconda. Allora ho chiesto aiuto a Marika di @breakfast_and_coffee_, che aveva avuto un problema simile al mio (le erano stati recapitati ottomila follower finti, probabilmente da qualcuno che aveva coscientemente deciso di farle un dispetto). È stata molto comprensiva e mi ha dato due consigli utilissimi: il primo era quello di provare a cambiare l’username per far perdere il link ai bot (strategia che con lei ha funzionato, e che le ha permesso di eliminare manualmente, con infinita pazienza, tutti i seguaci fittizi). Il secondo era quello di consultare i ragazzi di Ninjalitics, che in effetti mi hanno dato un supporto morale e tecnico insostituibile. Ho parlato anche con Lidia di @nonsolofood, che aveva risolto un problema simile al mio impostando per qualche tempo il profilo come privato, e con Federica @rikaformica, che anni fa, essendo stata suggerita da Instagram, aveva guadagnato molti follower inattivi, e aveva messo un freno a questa seccatura facendo pulizia manualmente e raccontando la questione sulle sue stories.

Il fatto è che con me nessuna di queste strategie pareva funzionare. Il cambio di nome (avevo aggiunto un underscore in fondo per qualche ora) non aveva sortito alcun effetto, l’eliminazione manuale dei follower era impensabile perchè continuavano ad arrivare a centinaia al giorno e sarebbe stato come tentare di svuotare il mare con un secchiello.

Perdere la faccia

Per un paio di settimane ho provato ad essere zen: non puoi preoccuparti di qualcosa che non puoi controllare, Marta, devi solo aspettare che le cose si sistemino da sole. Continua a fare il tuo lavoro, a farlo bene, le persone che ti seguono e ti conoscono non smetteranno di apprezzarti per questo. Però…

Però lo so quanto conta l’onestà sui social, quanto è importante per me e per le persone che mi circondano. E per quanto non fosse un peccato che commettevo consapevolmente, anzi l’avrei volentieri evitato, ho iniziato a temere che gli altri se ne accorgessero. Ho iniziato a sentirmi in colpa, a essere preoccupata per i miei clienti e le mie collaborazioni in atto. Quando @ch_ecco, bravo ragazzo e ottimo food blogger, in assoluta buona fede mi ha chiesto “Marta, che succede ai tuoi follower?” ho cominciato davvero a riflettere (e a disperarmi).

Quanto il mio lavoro e la mia credibilità dipendono dalla mia community? Quanto quei numeri sul mio profilo garantiscono la mia professionalità e le mie capacità? Senza la mia pagina sono sempre io, o non sono nulla? Certo, Instagram è solo un mezzo, un contenitore, ma quanto questo contenitore dà valore al contenuto? Se le mie competenze sono rinchiuse in una casa coi vetri rotti e deformanti rimangono le stesse o diventano irriconoscibili?

Ho pensato seriamente (e ne sono ancora convinta) di aver sbagliato ad affidare tutta la mia comunicazione a uno strumento che non solo non mi appartiene, ma sul quale non ho sostanzialmente nessun controllo. Tra i propositi per il nuovo anno ci sarà sicuramente quello di continuare a lavorare per costruirmi un sito ben fatto e professionale, di potenziare la newsletter, di terminare i lavori nello studio per organizzare eventi live, workshop e momenti di incontro veri, tangibili, offline.

Il lieto fine

A un certo punto della scorsa settimana mi sono ammalata, ho preso una tracheite abbastanza brutta, che mi ha costretto a due giorni di riposo sotto antibiotico. Probabilmente è stata l’immobilità forzata che mi ha costretta a ragionare e mi ha suggerito la soluzione.

Se il problema era partito dal profilo di Instagram, forse il profilo di Instagram poteva risolverlo. Così ho scritto alla persona che mi aveva contattata per propormi il repost, che con estrema gentilezza mi ha risposto, sintetizzando: “Ehi, grazie per avermelo detto, capita a volte con le persone che repostiamo ed è dovuto al fatto che Instagram ti segue. Ora proviamo a toglierti il follow così vediamo cosa succede”.risposta_instagram.PNG

Ha funzionato. Instagram ha smesso di seguirmi e i follower hanno smesso immediatamente di arrivare. Evidentemente qualcuno ha impostato un bot (o numerosi bot) sulla lista dei profili seguiti da @instagram, che a quanto pare non ha modo di evitarlo. Dev’essere per questo che la pagina segue un numero ridicolo di persone, appena 210, per non dare il problema a troppi utenti.

Meglio perderli

Immagino possa sembrare abbastanza ironico a chi non è passato attraverso un’esperienza simile, ma negli ultimi giorni il numero di miei seguaci ha iniziato a scendere drasticamente (tra le caratteristiche tipiche dei bot c’è proprio il fatto che prima o poi smettono di seguire i profili che hanno aggiunto) e io non potrei essere più felice (lo screen è sempre tratto da Ninjalitics, dove potete consultare anche voi i miei insights).follower_persi.png

Ci vorranno settimane, forse mesi, perchè la situazione ritorni normale. Nei ritagli di tempo proverò a rimuoverne qualcuno manualmente (fino a qualche settimana fa non sapevo nemmeno si potesse fare), ma devo dire che ho un problema, sono troppo sentimentale: mi perdo a sfogliare i profili di queste adorabili adolescenti indonesiane, che vanno a scuola tutte vestite uguali e con il velo in testa, e penso “ma se mi avesse seguita veramente?”, oppure finisco per ascoltare i sottofondi musicali delle stories di ragazzotti indiani e mi ritrovo a pensare a quanto questo mondo sia immenso e pieno di suoni, abitudini, sentimenti, usanze che noi non riusciamo nemmeno a immaginare.

La morale della storia

Se questo fosse un racconto tradizionale, come quello del pesciolino d’oro che mi raccontava sempre mia nonna, ne trarrei un insegnamento tipo “a un grande onore corrisponde sempre una vertiginosa caduta” o “ogni incantesimo potente ha un prezzo salato da pagare”.

Invece non credo ci sia davvero una conclusione morale da trarre, ma una cosa l’ho capita: devo lavorare sulle mie competenze e sui miei contatti anche al di fuori di Instagram, che per sua natura è solo il mezzo, e non il fine di quello che faccio. I numeri, per quanto io dica che non sono importanti, parlano del mio pubblico, e il mio pubblico mi definisce molto di più di quanto non pensassi. Mi pare questa la sede migliore, quindi, per ringraziarvi ancora una volta di essere qui e di aver letto le mie parole. Siete preziosi, uno per uno, e vi sono grata.

Che cos’è #flowinitaliano e perchè dovreste aderire anche voi

  • Può una rivista vivere non solo su carta ma anche nella rete?
  • Può un giornale essere davvero fonte di ispirazione e creatività?
  • Può una community nata online raggiungere insieme un obiettivo concreto?

Sì, sì e sì. Le risposte a queste tre domande sono possibili grazie all’iniziativa #flowinitaliano, ideata da Anabella Veronesi, in arte @mywashitape.

La gioia di creare

Prima di spiegarvi bene in cosa consiste questo movimento, abbracciato ormai da numerosissime blogger e instagramer, faccio una doverosa premessa.

Io me lo ricordo, ad esempio, il giorno in cui ho scoperto il profilo instagram e il blog di Anabella. Non so se anche per voi è stato così, ma a me Instagram ha spalancato le porte di una creatività che non credevo di avere. Mi ricordo bene anche il momento in cui ho scoperto cos’è un washi tape, e mi sono ritrovata, pochi minuti dopo, a svaligiare gli shop online di tutto il globo. Così come mi ricordo le prima volte che ho provato, davanti a certe gallery di foto e a certe illustrazioni, un incanto nostalgico senza fine. E poi l’improvvisa esigenza di provare a fare lo stesso, di esprimere un sentimento con un’immagine, con un colore, con le parole scritte nella didascalia sotto una foto. Questa sensazione continuo a sentirla, sulla punta delle dita, quasi ogni giorno.

Sì, ma cos’è Flow?

Flow è una rivista nata in Olanda da un gruppo di creativi amanti della carta e delle cose belle. Esce in inglese e in tedesco otto volte l’anno e si può comprare online.

Sulla copertina di ogni numero campeggia il motto “celebriamo la creatività, l’imperfezione e i piccoli piaceri della vita”.

Io ho solo un numero, il 18, scelto per la copertina assolutamente irresistibile e comprato online insieme a un set di quattro stupendi quaderni illustrati a tema mindfulness. Dentro ci sono articoli su donne creative che hanno girato il mondo, poster da staccare, illustrazioni e foto stupende e addirittura un set di segnalibri.

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Perchè in italiano?

L’obiettivo dell’iniziativa è convincere, attraverso la collaborazione tra blogger e donne creative in rete, un editore nostrano (chi sia, per ora, è un segreto!) a stampare un’edizione italiana di Flow.

Qualcuno ha obiettato che la rivista è stupenda così com’è, e che gli i nostri connazionali, poco propensi a imparare le lingue e a sentirsi cittadini del mondo, farebbero bene a rassegnarsi a leggere magazine in idiomi diversi dal proprio. Qualcosa di vero c’è, e io sono convinta, infatti, che la vera ragione per cui vale la pena di credere in questo sogno sia un’altra. La spiega molto bene la promotrice dell’iniziativa, in un post di alcuni mesi fa scritto con il suo inconfondibile, meraviglioso stile italo-argentino (che peraltro dimostra quanto il mondo possa essere smisurato e piccolo allo stesso tempo).

La ragione, secondo me, è da ricercare in quello stimolo a creare che ho descritto sopra. Il fatto che oggi le idee possano viaggiare contemporaneamente su carta e online è una delle più grandi ricchezze del nostro tempo. Flow in italiano sarebbe un luogo dove valorizzare la creatività italiana nata in rete, dare voce alle piccole realtà artigianali, mostrare il talento nascosto di innumerevoli illustratrici e illustratori, fotografe e fotografi che adesso si esprimono solo attraverso il web.

Sarebbe un canale in più attraverso cui creare condivisione e spandere ispirazione.

Sono queste le ragioni per cui ho deciso di sponsorizzare questa iniziativa, che prende vita come una sorta di staffetta che si ripete ogni venerdì (che è il #flowmagazineday), e che coinvolge ogni volta un blogger e un artista diversi.

Io ho avuto la fortuna di essere stata accostata a un illustratore che mi piace molto, @hellohikimi, torinese come me, che ha realizzato questo bellissimo disegno per l’occasione.

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Io come posso aderire?

Per partecipare alla staffetta condividi sui tuoi canali social questo post, oppure, se vuoi, scarica il bellissimo disegno di Roberto e la mia foto e ripubblicali su Instagram usando l’hashtag #flowmagazineday.

Puoi dare sfogo alla tua creatività anche usando, per i tuoi scatti,  il tag #flowinitaliano, che è anche una bellissima community di persone creative e affiatate. :)

Che ne pensate di questa iniziativa? Conoscevate Flow? Avete mai provato quella sensazione mista di stupore/nostalgia/creatività che descrivo nel post?