Gli hashtag di luglio (con tutorial Snapseed)

Siamo a luglio, quindi voglio immaginarvi mentre leggete il mio post sotto l’ombra fresca di un ombrellone, con la sabbia sotto i piedi e le dita appena unte di crema solare. O magari ciondolanti su un treno, con la vita raccolta in uno zaino sul portapacchi e la galleria del telefono straripante di nuovi ricordi. Siete pronti? Si parte!

 

#notmypanni

Non so a voi, ma a me i panni stesi ai balconi degli altri provocano un effetto psicologico molto complesso, e a tratti, me ne rendo conto, incomprensibile. Di solito inizio respirando a pieni polmoni il profumo di detersivo, poi immagino le mani che hanno steso quei pantaloni, la famiglia che ha indossato quelle canottiere, le persone che hanno dormito in quelle lenzuola. Mi si stringe la gola di nostalgia per una vita non mia, in cui qualcuno ha diviso il bucato per colore, l’ha steso lisciando con amore ogni piega, e forse teme che un colpo di vento vanifichi il lavoro fatto con tanta cura. Vorrei quasi citofonare e dire “signora, stia tranquilla, sono ancora lì” oppure “ottimo lavoro, non c’è nemmeno una macchia”. Forse un giorno lo farò, ma tornando a noi, ecco qualche foto tratta dal feed di #notmypanni:

Esiste un profilo collegato all’hashtag che saltuariamente fa repost di alcune foto. È gestito da due bravissimi instagramers italiani, cioè @gusions e @ilcavallopazzo. I repost ora sono fermi a maggio ma confido che l’estate porti nuova energia anche su questa pagina. Ecco qualche chicca tratta dal loro feed:

Piccola nota storica: nel 2001, l’allora presidente del consiglio (il cui nome non vi dirò, ma fa rima con una parola poco carina), prima di un G8 così tragico che non me la sento di parlarne (ma se non vi ricordate o eravate troppo giovani trovate tutto su Wikipedia) consigliò agli abitanti di Genova, città che ospitava il congresso, di togliere i panni stesi dai propri balconi, affinchè i grandi della terra, in arrivo nella città ligure, non venissero accolti da questa a suo avviso indegna e poco elegante manifestazione di italianità. Inutile dire che da allora amo il bucato esposto alle finestre con un’intensità ancora maggiore.

Con questo hashtag, per quanto mi riguarda, è amore da sempre. È ottimo per l’estate, perchè, complici il caldo e i weekend fuori porta, troverete #notmypanni pronti ad attendervi in ogni angolo.

#mymagicalmorning

L’estate è il momento migliore per celebrare la meraviglia del mondo che si risveglia, della luce che filtra attraverso le persiane, del sole che riscalda l’aria ancora fresca della notte. Questo hashtag molto piccolo (appena 1k post) ma ad alto concentrato di poesia è stato coniato dall’instagramer scandinava @elvirasstory, che ha un profilo dall’affascinante e indiscutibile eleganza nordica:

Qui sotto trovate qualche raffinatissima foto tratta dal feed di #mymagicalmorning:

Una delle sfide di questo sarà cercare un po’ di fascino nordico nella nostra colorata estate italiana. Io proverei a stanarlo nelle prime luci del mattino, nei bianchi luminosi degli abiti leggeri e nella delicatezza dei fiori appena raccolti.

#straightfacade

Letteralmente “facciata dritta”, questo hashtag ospita foto di paesaggi urbani in cui le linee presenti nell’immagine sono parallele ai bordi della foto.

Si tratta di un effetto molto armonico e piacevole per gli occhi, impossibile da ottenere senza fotoritocco. Quando fotografiamo un palazzo, infatti, ci troviamo sempre piuttosto in basso e l’obiettivo del telefono distorce inevitabilmente le linee, facendo apparire la base dell’edificio più larga rispetto alla cima.

Per aiutarvi a ottenere queste foto così armoniche e rilassanti ho preparato un brevissimo videotutorial (è il primo che realizzo, sono emozionata!) in cui ritocco uno scatto (non a caso, un #notmypanni) modificandone la prospettiva. Esiste un’app dedicata solo alla correzione prospettica, che si chiama SKRWT, ma in questo caso, trattandosi di una correzione non difficilissima, ho preferito usare Snapseed, che è un’app molto ben fatta, ricca di funzioni e di cui non potrei mai fare a meno. Fatemi sapere se vi è stato utile!

Nota: la musica del video è originale e composta dal mio stupendo compagno Dario ❤️

#straightfacade è decisamente un hashtag da viaggio. Se state andando alla scoperta di una capitale europea dalle architetture ardite, o esplorando uno di quei piccoli borghi medievali italiani, che paiono disegnati, o se non siete partiti, ma volete guardare la vostra città sotto una prospettiva nuova, questo è il tag che fa per voi.

Per ora è tutto. Viaggiate, sperimentate, divertitevi, e ricordatevi di usare sempre il tag #feliceadesso per condividere le foto con tutta la community. Naturalmente, se vi va, fatemi sapere che cosa ne pensate di questo post e del mio primo tutorial!

Imparare dai propri errori

Come qualcuno di voi forse saprà, oltre a lavorare nella produzione di contenuti per i social network insegno pianoforte ad alcuni bambini e ragazzi, di età compresa tra i cinque e i quindici anni. La cosa che ripeto loro più spesso è “non devi avere paura di fare errori, per due motivi: il primo è che sbagliare è inevitabile, e il secondo è che è di gran lunga il modo migliore per imparare“.

La funzione di Instagram per archiviare i post, rilasciata in questi giorni, mi ha fatta pensare. Per chi non l’avesse provata, questa nuova feature permette di nascondere un post dalla propria galleria, spostandolo in una sezione separata del profilo che è visibile solo all’autore. Può essere utile per liberarsi di tutti i post che non ci piacciono più o che hanno esaurito la loro utilità (penso, ad esempio, alla locandina che pubblicizza un contest o un’offerta) senza essere costretti a cancellarli del tutto. Molte instagramers illustri e di talento, al contrario, sostengono che i post che non apprezziamo più possono (devono!) essere cancellati senza pietà. Si è parlato anche di questo sabato scorso al workshop di Rita @myscottage, evento che ha smosso in me l’auto-analisi e l’introspezione come poche altre volte nella vita (se siete interessati trovate altre info sul suo sito).

Mi sono fatta un’idea di quello che penso scorrendo all’indietro la mia galleria, fino ai miei primissimi post, che sono stati pubblicati nel luglio del 2011. Indipendentemente dalla durata della propria permanenza su instagram, quasi tutti abbiamo avuto, all’inizio, una galleria discutibile,  piena di foto dai colori esagerati, buie e sfocate, di filtri usati in modo eccessivo e di antiestetiche cornici intorno alle foto. La mia, nel 2011, era così:

animation.gif
Perdonatemi, ho imparato a fare le gif con canva.com e adesso non mi fermerà più nessuno :D

Questo viaggio nel passato della mia creatività mi ha fatto notare una cosa: il cambiamento è stato graduale. Le linee storte si sono piano piano raddrizzate, il bianco è diventato meno giallo, il mio modo di vedere la realtà ha iniziato a trasparire sempre di più nelle mie foto (se ci fate caso alcuni elementi, come la frutta, i portici, le strade verso l’orizzonte, le tazze ci sono in entrambi gli screenshot, che ho selezionato in modo totalmente casuale).

Quello che ho fatto è un esercizio che potremmo fare tutti (e ve lo consiglio!): tornare alle nostre prime foto, capire quali piccoli errori pregiudicavano l’armonia dello scatto nonostante il soggetto ci piacesse molto (nessuno fotografa qualcosa che non gli piace, giusto?). Ecco una piccola galleria degli orrori tratta dai miei primissimi post, con una spiegazione di cosa avevo sbagliato (e poi imparato!):

7 dicembre: un natale dolcissimo. Homemade zimtsterne. ⭐️ #ilcalendariodelclub2013 #ilclubdelnataleasettembre

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Mi ricordo il momento in cui ho scattato questa foto, ero felice, perchè si avvicinava il natale e una mia cara amica tedesca mi aveva appena insegnato a cucinare questi dolcetti alla cannella, che sono diventati una costante di tutti i miei natali successivi. Quali sono i problemi di questa foto?

  • è sfocata (e questo è l’errore meno perdonabile e meno riparabile di tutti, ahimè)
  • è stata scattata con la luce artificiale, e quindi è gialla e ha dei brutti riflessi.
  • la postproduzione non la valorizza. Se mi conosco bene, avevo usato un filtro azzurrino di Instagram, probabilmente Nashville, nel malriuscito tentativo di correggere la luce artificiale giallognola.

Cosa avrei dovuto fare? Una cosa sola: aspettare di avere migliori condizioni di luce e più tempo da dedicare alla disposizione di questi meravigliosi dolcetti sul tavolo, e poi scattare e ritoccare con calma (finire i biscotti in una notte, in fondo, sarebbe stato improbabile, no?). Questo è quello che quasi certamente ho fatto quando ho scattato, due anni dopo, quest’altra foto:

22 dic: comporre. Un cielo stellato di Zimtsterne. ⭐️ Composing a white Zimtsterne sky. ⭐️#gioiedinatale #hellowinter

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Per il secondo e ultimo esempio uso un post che mi fa moltissima tenerezza. Risale al 3 febbraio 2012, giorno in cui i miei seguaci hanno raggiunto il ragguardevole numero di 500, che per me era (ed è ancora!) un grande risultato.

#500 followers! Thank you! 💙💙💙

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Qual è il principale problema di questo post?

  • Non è un contenuto adatto a Instagram. È uno screenshot (che tenerezza, però, il design dell’app di allora) che avevo tentato di adattare alla funzione di post di ringraziamento ritagliandolo e aggiungendo una scritta. Il risultato però non è particolarmente gradevole.
  • Non ha molto senso aggiungere il filtro a qualcosa che non è una foto. Se questo effetto seppia un po’ vintage ha senso su uno scatto perchè conferisce un aspetto analogico (diciamocelo, quanto era carino il filtro Earlybird con i suoi toni giallini e il bordo stondato? ❤️) non è particolarmente efficace su uno screenshot, perchè si limita a dare un aspetto “sporco” al bianco digitale dello sfondo.

So che sembra scontato, ma creare contenuti adatti ai nostri canali social, della giusta dimensione e che parlino la lingua del mezzo in cui si trovano è fondamentale perchè il messaggio venga accolto e compreso dagli altri.

Cosa avrei dovuto fare? Creare un contenuto ad hoc per ringraziare i miei followers. Avrebbe potuto essere una semplice scritta su sfondo colorato, realizzata con un’app tipo Phonto, oppure avrei potuto tentare di comunicare il concetto e tutta la mia gratitudine verso i miei amici online attraverso una foto, come ho fatto qui, cinque anni dopo (cinque? 😱  sembra ieri!).

Cosa penso dunque della possibilità di cancellare o archiviare i vecchi post? Si può fare, ma non è obbligatorio nè necessario.  Le foto “brutte” o “sbagliate” sono come gli errori di un bambino che impara a suonare il pianoforte: il punto non è farli sparire, ma usarli per trarne qualcosa di buono.

Che ne pensate? Come vi comportate con i post che non vi piacciono più? Avete provato a scorrere la vostra gallery alla ricerca degli errori passati? Sarei molto curiosa di conoscere la vostra opinione, scrivetemela qui sotto o su Instagram!